Scatole impolverate

Scatole impolverate, album di foto,...ricordi...Prima parte

Lo sapevate,..... vi avevo avvertito che mi era presa questa voglia di riprendere in mano i miei vecchi album e ripercorrere la mia storia....


Ad aprile festeggerò mi auguro i miei 60 anni, forse è per questo che sento il bisogno di tirare le fila dei ricordi, di riappropriarmi di emozioni, sensazioni e memorie sbiadite con gli anni.......ho voglia di riviverle, di risentire voci, odori, canzoni e, soprattutto rivedere volti amati.......
 
Sono nata a Genova, a casa dei miei nonni paterni. Era una casa costruita quasi sopra la grande chiesa di S.Carlo, in pieno centro città. Forse era stato un monastero un tempo.....io ricordo tante scale, tante stanze ad altezze diverse, piccole finestre che davano sul porto e su un grande giardino interno, dove vivevano le suore.
Quando sono venuta al mondo, i nonni avevano un pastore tedesco, Dick, la mamma ricorda sempre i lamenti di quella bestiola durante il suo travaglio. Dick per gli anni che vissi con i nonni, dormì sempre sotto il mio lettino.
Nella prima foto sono a Nervi, con la mamma, e questo è ovviamente il mio primo servizio fotografico, a circa un anno.
Dopo un paio d'anni ci si trasferì a Treviso, per la felicità di mamma. Io ero la prima nipote da parte dei nonni materni, sicché ero viziata in modo vergognoso, sia dai nonni che dagli zii.
Penso però di essere stata sempre una buona bambina, davvero!
Nel 1957 nasce Lorenzo, il mio fratellino. 



Seconda parte

Non ho grandi ricordi di quando eravamo tanto piccolini, mamma e papà lavoravano moltissimo perché avevano un panificio, noi avevamo una tata, Anna, che stava con noi durante il giorno. Quello che ricordo è quanto le volevo bene, tantissimo. 
Ad un certo punto è partita, per la Svizzera, ricordo i suoi ed i miei pianti, gli abbracci ed i miei singhiozzi. Si sposava.



Credo che quello sia stato un vero dolore per me, purtroppo non ho sue fotografie. In questa foto avrò più o meno 5 anni, anche in quella sotto con papà, mamma e Lorenzo, siamo nel 1958.


Abitavamo in un piccolo appartamento, accogliente e ben arredato, con la televisione.....erano davvero le prime allora, e una volta alla settimana i vicini venivano a guardare un programma serale (di giorno non ce n'erano proprio!) a casa nostra. Praticamente era una festa! Era Lascia e raddoppia, con Mike Buongiorno, pensate un po'!



Io e mio fratello siamo stati cresciuti da due persone straordinarie,......... quanto amore, baci, coccole, risate, giochi hanno condiviso con noi, nonostante il lavoro impegnativo ed il poco tempo....però quel tempo era così prezioso che ogni momento aveva un grande valore.


Le domeniche erano dedicate a noi bambini, gite al mare, in collina o in montagna, grandi compagnie di amici con relativa prole, si partiva da Treviso anche con le pentole, una volta i pic-nic erano così, e noi ci divertivamo come matti!


A volte papà era così stanco che dopo pranzo si metteva in macchina a dormire, povero......quanto ci ha adorati tutta la vita!

Qui sono al Teatro Comunale di Treviso, durante una sfilata di moda per bambine, l'età è sempre su per giù quella.



Per qualche motivo ho sempre amato moltissimo questa fotografia, siamo a Castello Tesino, in provincia di Trento, dove con Lorenzo e mamma trascorrevamo un paio di settimane d'estate.


Di quel posto ricordo le passeggiate, i prati e naturalmente i giochi, erano anni tanto tanto felici. Papà veniva a portarci, una volta a trovarci e poi a prenderci.


Allora non ci potevamo rendere conto noi bambini, di quanto si sacrificasse per regalarci tutte quelle vacanze, la mamma doveva venire con noi, ma lui continuava a fare il suo pane, tutti i giorni, che gli lasciava sempre un profumo speciale sulla pelle, un odore buono che annusavo con amore ogni volta che lo abbracciavo e che non dimenticherò per tutta la mia vita.


Terza parte

Ognuno di noi è un concentrato di eredità genetica, di tradizioni, di abitudini.
Ognuno di noi assorbe informazioni ed esempi e ogni tanto, come quando si gioca a tombola e si tira fuori una pedina, fai qualcosa che ti fa somigliare a mamma, a papà, o ad uno dei nonni, e allora diventa quasi un gioco...a chi somigli di più.
Trovo una perdita di tempo star lì a dire o elencare in cosa somiglio a chi, quindi dirò solo che mi riconosco in mamma e papà in moltissime cose, per la buona pace di tutti e senza fare torti a nessuno.
Io credo di avere avuto genitori bellissimi, mamma è ancora una bellissima signora, ma non c'era attore hollywoodiano che reggesse il paragone con papà!
Come ogni brava bimba, lui era il mio eroe, il mio primo grande amore, buono come il pane che faceva e tenero, dolce, praticamente perfetto.


Qui papà era un ragazzino di circa 16, 18 anni.


Conoscerà la mamma quasi dieci anni dopo, aveva 11 anni più di lei.
1948 Treviso. Mamma ha 18 anni, cominciano a frequentarsi.
A spasso per Treviso, giovani fidanzati

14 giugno 1953 si sposano.

Se io dovessi dare una definizione alla loro storia, direi che è stata quasi una favola, una favola di quelle belle, piene di sentimento, passione, rispetto e tanto tantissimo amore.
E questo nonostante tutti i problemi e i momenti difficili che ogni unione deve mettere in conto di incontrare, ovviamente.
Il 14 marzo 1997, papà è mancato. Era un venerdì sera, verso le 18.00 quando ha cominciato a scivolare via.....la mamma lo ha cullato fra le sue braccia, cantandogli una ninna nanna, con tutta la dolcezza del suo amore, accompagnandolo. Non la potrò mai ringraziare abbastanza per questo, non posso pensare ad un gesto d'amore più immenso di quello.
Mamma è stata adorata, fino all'ultimo respiro, da suo marito.

Quarta parte

A scuola ero una brava alunna, alle elementari con la mia adorata maestra Fides Gasparotto, ero tutti gli anni sull'Albo d'Onore, tutti 10 insomma!
Ricordo ancora quanto era cicciottella, con il rossetto e lo smalto rosso sulle sue piccole mani, usava la matita rossa per correggere i compiti ed una di quelle piccole gomme doppie per cancellare.....
Quando giocavo a fare la maestra le usavo anch'io, volevo essere come lei. Era dolce, buona e paziente. Nei primi anni 60, i bambini si alzavano in piedi quando entrava la maestra e quando qualsiasi persona si affacciava alla porta. Per le feste della Repubblica cantavamo l'Inno di Mameli sotto la bandiera italiana e al cippo dei caduti cantavamo La canzone del Piave. E ci credavamo.
Ricordo che andavo dalla signora Nina a comprare i quaderni, l'inchiostro e i pennini. Lei però in quel piccolissimo negozietto ricavato in casa sua a pianterreno, vendeva anche i ciuccetti, le liquirizie e un sacco di altre cose buone. I quaderni erano neri, a quadri, a righe e a righe doppie. Avevamo i quaderni di brutta e di bella copia e usare i pennini richiedeva una certa abilità, perchè, se si rovinavano, l'inchiostro scendeva ovunque sul foglio e sulle mani. Non era raro che io avessi le dita nere....
Vestivamo tutti il grembiule nero col fiocco bianco, le bambine al ginocchio, i maschietti a giacchettina.



Il giorno della mia Prima Comunione, a 8 anni. A quel tempo noi bambine avevamo il vestitino importante, come piccole spose, e ci sentivamo tutte delle principesse!

In quinta elementare, recita di Natale, con Stefania, la mia amichetta del cuore. Purtroppo non ricordo più il suo cognome, ma sarebbe bello rivederla.....

Gli anni delle scuole medie sono passati come per ogni bambina.......per me senza scossoni di nessun tipo. Continuavo a portare i calzettoni, leggevo di nascosto, con Katia e Francesca (due amiche, vicine di casa), libri che illustravano la vita sessuale, il concepimento e la nascita, e insieme a loro giuravo che non avrei mai dato un bacio "vero" a nessuno, men che mai, avrei avuto rapporti che implicassero il coinvolgimento di quella cosa che hanno i maschi......orrore e schifo!!! A 12, 13 anni era così. Non sapevo che avrei cambiato idea nel giro di pochissimi anni!
Con i miei genitori stavo ancora in uno stato di grazia. Giocavo con le bambole e giocavo tantissimo con il mio fratellino, facevamo le famiglie con dei pupazzetti di gomma e poi ci inventavamo un sacco di avventure con loro. Sono ancora fra i ricordi più preziosi che ho di quando ero bambina.
Ho creduto a Babbo Natale fino alla prima media (anche se mi ostino a crederci ancora), e ho creduto alla cicogna finchè Francesca, un anno più grande, per convincermi del contrario ha portato il famoso libro. Per me è stato un vero trauma perchè fino ad allora mostravo con orgoglio una piccola cicatrice che ho sotto l'orecchio sinistro, convinta dai racconti di mamma che la cicogna mi aveva dato una beccatina per farmi scendere dal fagottino che portava col becco....
Avevo un mangianastri rosa e verde e ascoltavo L'Equipe 84, I Beatles, I Corvi, ....e cominciava a battermi il cuore per un ragazzino di cui non ho mai saputo il nome e che non ha mai saputo della mia esistenza. A quel punto, ero in seconda media, ho capito che forse un bacio avrei anche potuto darglielo.......
Il Festival di Sanremo del 1967, ci regalava una splendida canzone di Don Backy, L'Immensità, e nell'estate usciva Poesia, altro suo successo.
Ricordo che durante le estati delle scuole medie, la mamma mi obbligava ad imparare a ricamare: il punto croce, catenella, pieno,ecc......quanto mi arrabbiavo.....le mie amichette si trovavano in piazza della chiesa, chiacchierando e spettegolando tiravano sera, io ricamavo invece.
Che poi, non è che non avessi il tempo per giocare ad essere onesta, è che odiavo l'ago e il filo. Chi l'avrebbe immaginato che nel mio cassetto dei canovacci, 45 anni dopo, ci sono ancora tutti quei canovacci ricamati!
Non ho molte foto di quegli anni perchè avevamo una delle prime cineprese super8 e così, filmini a gogò!



Quinta parte 1968 - 1972

Finalmente arrivano gli anni delle superiori, nel '68 vengo iscritta all'Istituto di Ragioneria Riccati di Treviso e mi si apre un mondo nuovo........sono gli anni delle occupazioni studentesche, delle manifestazioni, degli scioperi....un fermento che attraversa tutte le scuole d'Italia e quasi tutti gli studenti si sentono coinvolti e quasi in dovere di partecipare alle assemblee d'istituto e di scioperare. Ancora mi domando quanti di noi sapessero esattamente per cosa protestavano......
Erano anche gli anni dei primi festini!!! Di pomeriggio, in casa di amici sempre, con un giradischi e un po' di penombra....ci si accontentava di poco e ci si divertiva un sacco!
Un giorno tornando da scuola in autobus, vedo un ragazzo che mi fa trattenere il fiato........ancora non lo so, ma un paio d'anni dopo lo conoscerò.....
Si chiama Claudio Soldati, frequenta il Collegio Navale Morosini di Venezia e quando lo vedo è in uniforme e con la mantella! Bello come il sole!





A febbraio del '70 nasce Federica, la mia prima cuginetta, un'emozione meravigliosa, adoravo i bambini e lei era una bambolina!
Io e Federica
A Jesolo estate 69 o 70

Solighetto 1970 con Tito Possamai, uno dei miei amici più cari, sempre!
Casa mia, a Fontane di Villorba.

E' il 3 gennaio 1971 che conosco Claudio, quello che diventerà mio marito l'anno successivo. Proprio ad uno dei famosi festini, a casa sua tra l'altro (invitata da suo fratello, mio coetaneo), lo vedo e mi innamoro.
Lui era universitario e stava a Ferrara, ma durante i fine settimana ci si frequenta. Viene a conoscere mamma e papà e la cosa si fa velocemente molto seria per tutti e due.
Il 25 aprile 1972 compio 18 anni, sono incinta ma lo sappiamo solo noi due e i miei genitori mi organizzano una festa degna di una principessa, con tanto di camerieri e aragoste per tutti.



25 aprile 1972: i miei 18 anni - 6

E' un capitolo scomodo questo........ricordare quella grande bellissima festa piena di amici miei e dei miei genitori, non può non far tornare a galla tutto il disagio che mi accompagnava in quei giorni.
Avevamo appena saputo, Claudio ed io, che avremmo avuto un bambino......lui era estasiato, io spaventata a morte.
Sapevo che per mamma e papà sarebbe stata una pugnalata al cuore, ma la frittata era fatta.
A quel punto si era troppo a ridosso della mia festa per cancellare tutto......mi sentivo davvero male per loro, per la delusione che avrei dovuto dargli e per quanto sapevo che avrebbero sofferto.
Per giorni papà mi aveva fatto ballare il valzer cercando di insegnarmelo, ma con scarsissimi risultati, ero e sono la negazione totale! 
Mamma mi aveva fatto fare un abito bianco lungo di pizzo, così bello!!!
Erano stati chiamati tre camerieri, la taverna era stata adibita a buffet con ogni ben di Dio, il caminetto fuori era pronto per essere acceso,....... bastava arrivassero gli ospiti.......e la festa poteva cominciare!



Il mio primo ballo, con papà, sulle note del bel Danubio Blu di Strauss. Mi piacerebbe moltissimo se qualche vecchia amica si riconoscesse nelle foto!

In mezzo al gruppo di zii e amici dei miei, mia nonna Maria. Claudio Carnielli (Cavei), la fa ballare!

Quanti cari amici! Tito e Toti, amici di una vita, e tanti altri.......



La mia carissima amica Diana, una delle pochissime che "sapevano" .......





Tito, Toti, Claudio Cavei, Fabrizio, suonano per tutti noi

Alla fine della festa, felice, ma con un po' di amaro nel cuore.....


17 settembre 1972, un matrimonio - 7

Decidiamo di sposarci, dopo aver parlato con le nostre famiglie.......
Mettiamola così, non tutti erano felici, tanto meno d'accordo sulla nostra decisione e semmai avessi avuto dei dubbi sull'amore di Claudio, la sua fermezza in quel momento e la sua assoluta convinzione, mi mettono tranquilla.
Ogni ragazza, lo ammetta o no, sogna il giorno del suo "Sì", il vestito bianco, i fiori e la musica in chiesa, una bella festa con parenti ed amici felici e contenti!
Quando Claudio ed io ripensiamo al giorno del nostro "Sì", ridendo ci diciamo che è stato in assoluto il peggior matrimonio a cui abbiamo partecipato!
Sono passati più di 41 anni, ma l'amaro rimane, che peccato.
Questo è il motivo per cui decido di pubblicare solo queste foto



Col mio dolcissimo papà


Ed ecco il passaggio di consegne!





Ce l'abbiamo fatta......
Ancora oggi penso alla delicatezza ed all'amore con cui i miei genitori mi hanno accompagnata fino a quel 17 settembre 1972 (dopo i primi giorni dalla notizia che li aveva lasciati scioccati e disperati.....) alla comprensione di mio fratello Lorenzo e di mia nonna, che non mi hanno mai giudicata e che mi coccolavano e consolavano nei momenti più duri, alle notti che passavo nel lettone con la mamma quando papà andava in panificio, e naturalmente alla presenza costante di Claudio.


La mia prima notte di nozze la passo piangendo tra le braccia di un pover'uomo che non sa più come consolarmi, vuoi per lo stress, vuoi per il dispiacere, fatto sta che ho un bel crollo nervoso.

Sono al sesto mese di gravidanza e la mattina seguente parto per il viaggio di nozze con un abitino premamam. La pancia era sbocciata improvvisamente fuori dalla chiesa!

Ce ne partiamo in Prinz verde per Genova, dove vivono ancora i miei nonni e gli zii. Questi ultimi ci offrono la loro casa per una settimana.

Credo che abbiamo forse goduto di un paio di giorni tranquilli perchè io sto male, faccio così conoscenza con la gastrite che non mi lascerà per qualche anno......Claudio mi porta da un ginecologo in centro e così spende quasi tutto quello che avevamo per la nostra vacanza! Diventa bravissimo a farmi il brodo vegetale e mi fa sentire una regina portandomi da mangiare a letto e consolandomi con amore.

Torniamo quindi a Treviso prima del previsto e mi ritrovo a dare un altro dispiacere ai miei quando gli dico che dobbiamo andare a vivere dai miei suoceri. Mamma e papà ci avevano preparato una bella camera.....




Divento mamma...3 gennaio 1973 e oltre... - 8


La mia prima gravidanza arriva al termine senza problemi di rilievo, ho un ottimo ginecologo, il caro dott. Bondi di Treviso che mi segue, io non ho nessun timore del "male" che mi aspetta nonostante i racconti poco rassicuranti di tutte le zie e vecchie signore che si danno un gran da fare per spiegarmi quanto dovrò patire........ le mie giornate passano aspettando i fine settimana per avere Claudio, studente universitario a Ferrara, a casa con me.
E' la sera del 2 gennaio 1973 che comincio ad avere mal di schiena dopo cena......in breve tempo capisco che sono le doglie, in un clima di panico da terremoto, mi fanno preparare per andare all'ospedale. Io sono tranquilla.
Mi ricoverano alla Madonnina, allora clinica privata. Mi rompono le acque con una pinzetta e si accorgono che il bambino è in sofferenza....si deve fare presto. Mi fanno una flebo per accelerare il travaglio, fa male, un male cane. Non voglio vicino nessuno, mando via tutti perchè quando sto tanto male mi devo concentrare per non perdere il controllo, odio le partorienti che urlano come vacche al macello, non le sopporto e non voglio fare come loro, ho fatto il corso preparatorio e ce la posso fare....e ce la faccio nonostante il parto travagliato. Il bimbo non esce, ha il cordone attorno al collo, il dott. Bondi, chiamato d'urgenza, arriva in  smocking e mi fa notare che avrebbe apprezzato se avessi aspettato almeno la mattina successiva.....mi taglia senza anestesia ed io urlo, l'unico mio urlo....e lui mi sgrida pure, ma mi aiuta a riprendere il controllo sul dolore. Claudio è alle mie spalle per un po' (in virtù del fatto che era studente di medicina allora) ma poi lo fanno uscire. Ho un'ostetrica enorme che mi spinge la pancia, la maschera dell'ossigeno ed io voglio solo che finisca, non me ne importa niente del mio bambino, voglio che finisca e basta.
Alla fine usano la ventosa, il mio bimbo nasce, mi dicono che è un maschio e me lo fanno vedere....è  brutto, così brutto che mi sento in colpa e chiedo scusa a Claudio che hanno richiamato dentro..... povera creaturina....ma di kg. 3.980. I capelli gli coprono gli occhi, è tutto gonfio e incazzato come una bestia. Io sono più incazzata di lui perchè tutte le signore mi avevano detto che...."vedrai, appena lo vedrai, ti dimenticherai di tutto il male, non ti ricorderai niente!" Tutte balle.
Ricordo la notte in camera, Claudio aveva il letto accanto al mio e continua ad aggiungermi coperte su coperte perchè sono scossa da brividi per ore. Comincio a riprendermi verso l'alba, vado in bagno per lavarmi ed allo specchio vedo un mostro. I miei occhi avevano tutti i capillari scoppiati, anche le mie mani.......sarebbe stato meglio urlare forse.....lo sforzo mi ha fatto questo omaggio, ci vorranno due o tre giorni perchè tutto torni a posto per fortuna!
Alle 7,30 della mattina del 4 gennaio ricevo la mia prima visita, il mio amico Tito, fantastico! Si commuove e poi va a scuola.



5 gennaio, Silvio è già perfetto ed è bellissimo, ho tanto latte e sono tanto felice. Claudio vive praticamente in camera con me. Purtroppo dopo una settimana mi rimandano a casa e finisce la pacchia. Devo imparare a fare la mamma!
Silvio è un bimbo buonissimo ma pigro, lento nel mangiare e finchè il dott. Ceccarelli, suo padrino di Battesimo, non mi da delle regole, io me lo tengo ore attaccato al seno. In quei momenti era solo mio, non dovevo dividerlo con tutta la famiglia di Claudio.
Mamma gli aveva ricamato un corredino da piccolo principe, lenzuolini meravigliosi, copertine e poi scarpine, coprifasce ecc...con papà avevano comprato un bel lettino in legno col fasciatoio.
Mia suocera aveva comprato una serie di ghettine (così si chiamavano le braghette di spugna) e aveva preparato una copertina che era un capolavoro, all'uncinetto. Poi c'erano le bisnonne che si erano date da fare con un sacco di cosine.....Silvio è stato il primo nipotino, amatissimo da tutti!

A 2 mesi e mezzo con i nonni Monaco

Con i nonni Soldati e la zia Sere

A 15 mesi

Maggio 1975 in Piazza dei Signori a Treviso con uno dei maglioncini fatti a mano dalla mia mamma

Il 25 luglio 1975 Claudio si laurea in Scienze della Produzione Animale, aveva deciso di lasciare la facoltà di medicina per essere indipendente il prima possibile e trovare un lavoro.

Nei miei ricordi, quelli dal settembre 72 all'agosto 75, sono stati anni difficili ma che mi hanno insegnato tanto, anche a perdonare.

Il nostro secondo matrimonio - Nona parte


Io e Claudio ci siamo proprio sposati due volte!
La prima, quella in chiesa con annessi e connessi, del 17 settembre 1973, non viene registrata in Comune per una dispensa concessa del Vescovo. Diversamente Claudio sarebbe dovuto partire per il servizio militare. Alla nascita di Silvio lui lo riconosce ma io risulto essere una ragazza madre.
Il mese successivo alla sua laurea, il 28 agosto 1975 ci sposiamo civilmente a Villorba e decidiamo con chi vogliamo festeggiare. Gli amici più intimi e Silvio partecipano alla cerimonia.
Non ci sono fiori e non c'è nemmeno la musica, ma noi siamo felici e tanto basta.
Riusciamo addirittura ad offrire un pranzo al ristorante ai nostri pochissimi invitati!

Naturalmente siamo stati fotografi di noi stessi.......Claudio col borsello.....la manina di Silvio nella sua mano....stesse camicie, fatte fare su misura.....

Che seri!
A destra Toti in giacca elegante.......Tito invece viene a farmi da testimone coi jeans nuovi comprati per l'occasione, senza accorgersi che gli resta l'etichetta col prezzo sulla tasca posteriore......

Dietro di me Carla, la mia amica del cuore per tanti anni, lei è la testimone per Claudio



 L'ultima firma e siamo sposati anche per la legge.
E fuori non manca il riso



Noi con i nostri testimoni, Tito naturalmente è il mio, e Carla è di Claudio

Nel pomeriggio, a casa dei miei genitori, ci viene offerto un piccolo rinfresco per finire la giornata e Silvio, da perfetto gentiluomo, accompagna la bimba di Carla, Maria Novella, a fare due passi in giardino.......

e le offre un fiore.....che amori....!

Giro di boa, comincia una nuova vita - decima parte

Ai primi di novembre, siamo sempre nel 1975,arriva una telefonata che cambia la nostra vita.
Il preside Perin dell'Istituto di Agraria di Colle Umberto, chiama personalmente per offrire a Claudio un posto di insegnante........non potevamo crederci, finalmente saremmo stati una famiglia, indipendenti.
Mio suocero ci accompagna da un mobiliere amico e ci compra una bella cucina color carta da zucchero ed una camera da letto in palissandro, che è  pure un legno pregiato!
In due e due quattro facciamo i bagagli e ce ne andiamo, dopo aver trovato un piccolo appartamento in un piccolo condominio. Pagavamo 40.000 Lire di affitto e ricordo che lo stipendio di Claudio era di circa 300.000 Lire, compresi gli assegni familiari,inferiore a quello del bidello!
Stiamo lì per qualche mese ma poi l'eccesso di muffa e di umidità ci fa scappare, abbiamo però la fortuna di trovare un appartamento enorme, sopra la collina di Colle U. C'è un terrazzo che gira tutto intorno alla casa, ci sono tre camere da letto più uno studio, due bagni, cucina con cucinino ed un salone che non apriremo mai per mancanza di mobili! L'affitto è di 60.000 Lire.
Abbiamo tanti amici, colleghi di Claudio con cui passiamo tante domeniche facendo escursioni in montagna, grigliate, feste inventate al momento. In tutto ciò il piccolo Silvio, bimbo buonissimo, è la mascotte della compagnia, ce lo portiamo dappertutto. Non passano tanti mesi e ci rendiamo conto che lo stipendio non è sufficiente. Claudio ed il suo amico Tita Fadelli decidono di affittare uno stallone e cominciano a svezzare vitelli per conto di un grosso allevatore di bovini. Nel frattempo viene offerto a Claudio di insegnare in una scuola serale, tre sere a settimana. Fra i biberon per i vitellini, una gita con gli amici ed un numero imprecisato di ore di scuola, decidiamo di avere un altro bambino, la vita ci sorride, è rosa, un bel rosa vivo!
Detto fatto, neanche il tempo di togliere i pantaloni e sono incintissima, nell'aprile 1977 nascerà la sorellina speriamo, di Silvietto.
Ricordo con tenerezza quel periodo, Claudio che esce alle 6.00 tutte le mattine, torna a casa puzzolente di letame ed inavvicinabile, si fa la doccia, beve un caffè e scappa a scuola, spesso ha lezione anche il pomeriggio. Prima di cena i vitellini hanno ancora bisogno di mangiare, è così che l'odore di letame prende il posto dell'arbre magic nello studio che diventa il suo spogliatoio. Dopo cena, veloce veloce, a far scuola ai contadini in un paese vicino. Io, dal canto mio, ho gli ormoni impazziti, pretendo di andare a ballare con mio fratello e faccio capricci. Lui sopporta. Ci vediamo troppo poco, non sono più così felice.
Al quarto mese di gravidanza ci pensa la nausea continua e la gastrite a raffreddare i miei bollenti spiriti, sto male, sempre. Poco dopo comincio ad avere dei problemi che mi costringono a letto per il resto della gravidanza. Per mia fortuna Silvio è buono e bravo, mamma e papà portano rifornimenti alimentari una volta a settimana quando vengono a trovarci e troviamo una brava signora che viene tutte le mattine a far da mangiare e dare una pulita. Ricordo che nel 76 c'era una crisi economica importante, non c'era carburante, si girava a targhe alterne e quando finiva il gasolio in casa erano dolori perché non se ne trovava. Passo  con Silvio una piccola parte della mia gravidanza a casa dei miei genitori per questo motivo, noi eravamo al freddo. Siamo coccolati da mamma, papà, fratello e nonna. Sto come una principessa naturalmente.

Settembre 76, nel pancino c'è Enrico, anche se tutti aspettano Valentina......

Enrico nasce alle 9 della mattina del 13 aprile 1977, dopo 16 ore di sala travaglio, perché il secondo bambino è sempre più facile! Anche lui è bello cicciotto, Kg 3.870 e a differenza di Silvio, è già bellissimo alla nascita, del tutto incurante della fatica di entrambi.

Claudio naturalmente aveva consumato il corridoio del reparto in attesa......

La mia prima visita è mio fratello Lorenzo, con un mazzo di rose enorme!

Lui nasce a Conegliano e dobbiamo procurarci le medicine privatamente perché l'ospedale in quel periodo ne è sprovvisto.....non mancava solo il gasolio.....

Torno a casa e lui è un buon bambino, mangia e dorme, Silvio lo adora, lo bacia, lo culla e, col tempo, gli permette qualsiasi cosa.

Quell'estate Silvio fa un esperimento e beve l'acqua dei geranei col concime. Lavanda gastrica naturalmente. Non farà mai più niente del genere....Il suo amore per gli animali  ci porta a comprargli una coppia di porcellini d'india e così capisce come nasce la vita, è affascinato dalla natura e continua a ripetere che diventerà un veterinario da grande.



Enrico a tre mesi

A Calalzo in vacanza

A cinque mesi col nonno Bruno
La nostra vita prosegue tranquilla, i bambini sono sani e bravi, anche se il piccolino comincia a dare qualche segno della sua personalità imponendosi al fratellino e anche a noi a volte.......

Luglio 1978, Calalzo di Cadore
Nei mesi seguenti dovremo fare i conti ancora col destino, ma ancora non lo sappiamo e siamo sereni, Claudio insegna anche alla scuola di Enologia a Conegliano e continua a svezzare vitellini........


Sognando la California - 11



Verso la fine della stessa estate scoppia una bomba. Viene offerta a Claudio un'opportunità di lavoro all'estero, parliamo della California.....c'è poco, pochissimo tempo per decidere, prendere o lasciare.
Vivo da cani questo momento, ho 24 anni, due bambini e nessuna voglia di andarmene dall'altra parte del mondo, non voglio staccarmi dalla mia famiglia di origine e vado in panico totale.
Ricordo giorni di lacrime, di odio intenso verso chi ci spingeva a partire, primo fra tutti Claudio che la vede come una possibilità di crescita professionale non indifferente. Arrivo a fare scene isteriche che non mi appartengono e che detesto, ma è più forte di me, non voglio partire, punto.
Ad agosto Claudio parte per dieci giorni, va a dare un'occhiata, torna felice.....potrei ucciderlo.
Arriviamo ad un compromesso,  parte da solo per una prova di tre mesi poi si decide che cosa fare. E' settembre.
Vederlo partire mi spezza il cuore, mi trasferisco dai miei per un po' almeno ho compagnia, ma non sopporto la lontananza. Quando è possibile ci si sente al telefono, non è facile nemmeno per lui. Ci scriviamo una lettera al giorno e cerchiamo di tirare avanti senza farci troppo del male.
Io ho gli amici che mi vengono a trovare e bene o male arriva ottobre, porto i bambini dai miei e parto con mio suocero per la California. Almeno spezziamo i tre mesi!
Quei quindici giorni sono una vera rivelazione ed io mi innamoro perdutamente di una delle città più violente degli Stati Uniti d'America, Stockton.
Mi innamoro dei parchi pubblici, degli scoiattoli che ti si siedono davanti e ti chiedono una nocciolina, degli uccelli blu che volano da un albero all'altro, delle persone che incontro che si fanno in quattro per aiutarmi col mio inglese scolastico, così mi rendo anche conto che otto anni di studio non mi sono serviti a niente....che poi non è vero perché, piano piano, tutta la grammatica tornerà alla mente e farà la differenza!
Claudio cerca di farmi vedere quanto può senza tralasciare il lavoro che sta affrontando, mi presenta una famiglia italo americana, i Lucchesi, anch'essi agricoltori. (Nessuno di loro parla italiano se non il nonno che poi è quello che capisco di meno). Con pazienza ed affetto, Elsie mi fa compagnia e mi porta in giro per le zone residenziali della città per farmi vedere un po' di case.
Claudio deve dirigere una grossa azienda agricola di circa 500   ettari, si tratta di un'isola nel delta del fiume San Joaquin. E' a circa mezz'ora di macchina dalla città, poi si prende il motoscafo per altri 10, 15 minuti per arrivarci.
E' un paradiso terrestre anche se selvaggio, c'è una casetta verde vecchissima con un albero enorme, centenario che fa ombra......ci sono pernici, scoiattoli, castori, opossum e quei coniglietti con la coda a pom pom,...insomma un posto da film!
In due settimane di permanenza scrivo tante lettere a casa, incredula per l'impatto avuto con questa terra così lontana, ma rasserenata e quasi impaziente di cominciare la nuova avventura.
Torno in Italia serena nonostante Claudio debba rimanere lì fino alla fine dei tre mesi.
Verso fine gennaio 1979, con una decina di valigie, due bambini e tanta confusione euforica, partiamo tutti alla volta della California.

La mia prima visita a San Francisco

Febbraio 1979, Silvio ed Enrico


E' l' 8 aprile 1979 e si battezza Fabrizio Sasso, noi siamo i padrini.

Fabrizio è il fratellino di Max, compagno di scuola di Silvio. I genitori sono due ragazzi di origine italiana, Mariagrazia e Marino che ci "adottano" da subito, al punto di chiederci di tenere a battesimo il loro secondo bimbo!

Silvio frequenta la scuola del nostro quartiere, in brevissimo tempo fa sua la nuova lingua, gli piace la scuola ed i suoi risultati scolastici ci sorprendono non poco.

Tentiamo di iscrivere Enrico all'asilo ma è troppo piccino, aspettiamo....



Da casa mi arrivano lettere e foto....mamma, papà, Lorenzo e Pablo. Ci mandiamo vicendevolmente anche audio cassette che ci riempiono di gioia e di nostalgia.

Le telefonate sono settimanali, la domenica.

Decido di trovarmi un lavoro perché sono sempre a casa sola ed il mio inglese non fa progressi....

Ricordo con un sorriso il panico che mi prendeva nei primi mesi ogni volta che suonava il telefono, erano sempre chiamate di lavoro per Claudio, fornitori o clienti o tecnici.....comunque un incubo.

Prepariamo un CV e con la mia macchina parto e vado in vari centri commerciali a consegnarli.

Arriva l'estate e finalmente mamma e papà vengono a trovarci per un mese. Nel frattempo facciamo tante amicizie, i nostri amici hanno bambini della stessa età dei nostri, i fine settimana diventano feste, pic nic nei parchi, brunches, cene. Mi sembra di essere sempre vissuta lì.....


Questa è una spiaggetta dell'isola, l'acqua torbida è quella del fiume navigabile San Joaquin, ci passano navi enormi e noi ci facciamo il bagno col nostro alano Luno! In questa foto c'è anche Mirtle, la moglie di uno dei lavoranti agricoli, vivono in una casa sull'isola con gli altri operai. Ricordo la sua dolcezza coi nostri bambini.

Durante l'estate molti motoscafi e house-boats attraccano vicino alle nostre spiaggette, i gitanti scendono coi cesti di vivande, alcuni preparano il fuoco per cucinare pollo, salsicce, hamburgers sulle braci, e un profumino appetitoso si spande sull'isola. E' a quel punto che il nostro cane sparisce per tornare poi con qualche bel pezzo di carne in bocca, una volta con un pollo intero.

Per nostra fortuna l'ha sempre scampata, e noi con lui!

Oltre ad essere un ladro di cibo, Luno è un ottimo babysitter e non lascia mai i bambini soli in acqua se non c'è un adulto....se io e mamma ci sediamo lui ci spinge col muso finché entriamo in acqua!

Qui siamo a Big Trees, un parco di sequoie di dimensioni impressionanti, con Max.



Il basket è il grande amore dei nostri bambini, lo è tuttora.
Enrico comincia a frequentare prima un asilo poi un altro, lo cacciano perché è troppo prepotente, vuole essere il boss. Lo sistemiamo presso una signora carinissima che ha un Daycare a casa sua, e finalmente è contento e sta tranquillo.
Una mattina di ottobre ricevo la telefonata di Mr. Bingham che ha un magazzino in città, mi chiama per un colloquio. Emozionata vado, vista e piaciuta, nonostante le mie difficoltà con la lingua vengo assunta! Mi trovo a lavorare per il vescovo mormone della città, Mr. Bingham appunto. Sono l'unica cattolica fra tutti i suoi dipendenti ma Natale si avvicina e hanno bisogno di personale extra per il periodo delle feste.
Mi danno un grembiule marrone coi bottoni davanti, orrendo ma così orrendo che mi lascia senza parole, del resto lo indossano tutte/i, mica posso lamentarmi! Sono forse la più giovane, lavoro fianco a fianco con persone meravigliose e scopro dopo qualche giorno che non dicono parolacce, non usano anticoncezionali, non bevono e pregano tanto. Io dico un sacco di parolacce, uso anticoncezionali, non prego, non bevo ma mi diverto un sacco!
Mi rendo conto che mi guardano con affettuosa curiosità ma non mi giudicano, mi aiutano in ogni momento di difficoltà (e ne ho tantissimi dato l'afflusso di clienti!) e mai una sola volta si arrabbiano per i miei errori. Sarò loro riconoscente per tutta la vita perché con loro riprendo l'uso dell'inglese con una pronuncia accettabile e imparo un sacco di cose sulla vendita al dettaglio.
Dopo le feste mi chiedono di restare con loro, ne sono felice, ma non so ancora che cosa c'è in serbo per me......

La mia California - 12 


Sono felice perchè Mr. Bingham è  soddisfatto del mio lavoro e mi sto facendo piacere anche l'orrido grembiule marrone.
I bambini sono ben accuditi durante le mie ore di lavoro e comincio a dare un senso compiuto alla mia vita americana.
In quel periodo sono un'assidua frequentatrice di Weinstock's, un Mall elegante con negozi di una certa levatura. Vado lì, al reparto cosmetici, e faccio spese notevoli di prodotti che poi spedisco a mia mamma e a mia suocera, visto che il cambio Lira-Dollaro è favorevolissimo e quindi estremamente conveniente. La commessa che mi serve sempre, Pat Dunn è diventata ormai un'amica e mi riempie di omaggi ........così siamo tutti contenti!
E' un pomeriggio di gennaio del 1980, sono al lavoro quando mi trovo davanti Pat Dunn, mi guarda sbigottita e mi chiede :" Ma che cosa diavolo ci fa una come te in un posto del genere?" 
Le rispondo un po' dispiaciuta per la sua domanda che lì io ci lavoro. Al che lei mi guarda e mi chiede se non preferirei lavorare nel suo reparto.......resto senza parole.....so che è praticamente impossibile lavorare nel reparto cosmetici di Weinstock's se non sei altamente qualificata, so che è il sogno di tutte le giovani donne che vogliono fare la commessa, so che ho già portato due volte il mio CV all'ufficio del personale, so che nessuno mi ha mai filato di striscio. 
Ovviamente le rispondo con un entusiastico "Magari!!!" e ci salutiamo con la promessa da parte sua di farsi viva da lì a qualche giorno.
Quel giorno arriva, torna al magazzino e mi da appuntamento con la manager del reparto cosmetici che mi vuole incontrare e conoscere.
Ricordo come fosse ora l'incontro con Mabel, una donna raffinata, elegante, severa e di una professionalità da paura. Mi intervista e le piaccio, si innamora del mio strano accento e pensa che potrebbe essermi utilissimo con le clienti. 
Mi viene proposto un'assunzione part time previo un breve periodo di prova. Vengo presentata alla responsabile della linea Lancome, un'anziana dolcissima signora.
 Devo però innanzitutto chiarire la mia posizione con chi mi ha dato fiducia ed un lavoro, Mr. Bingham. La nuova possibilità mi alletta non poco ma mi reputo una persona per bene, voglio il suo benestare, sennò amen.
Quando dico che mi resteranno per sempre nel cuore quei mormoni, non è tanto per dire. Difficilmente ho incontrato un gruppo di persone così buone e generose. Io sono imbarazzata ma lui mi abbraccia e mi dice che non posso perdere un'occasione del genere. Lo annuncia a tutti e vengo sommersa da complimenti e lacrime.....anche le mie.
Sono pronta per il nuovo lavoro.
Claudio mi è come sempre di grande sostegno e incoraggiamento, io sono spaventatissima perché dell'aspetto tecnico di creme e profumi non ne so niente, ma niente proprio. Mi riempiono di libri e opuscoli, di campioni di creme Lancome con rispettive descrizioni e mi dicono studia che poi ci pensiamo noi. Io studio, va bene, me la cavo pure, mi danno come orario il serale con meno dipendenti ai banchi vendita, ma con meno afflusso di clienti, così intanto imparo con più calma....ne combino di tutti i colori.....ho sempre chi mi affianca ma a volte mi devo arrangiare, potrei scrivere un libro di aneddoti sui miei errori con l' inglese. Fortunatamente nessuno si arrabbia e piano piano le cose si sistemano. Vado a fare il mio primo corso di aggiornamento a San Francisco, dal venerdì alla domenica. L'albergo è il Fairmont, a Nob Hill......lo avevo visto solo nei film  e lo rivedrò solo ad un altro corso, e se racconto le cose che ho visto nessuno ci crederebbe.......ero in paradiso, servita e riverita come una principessa ,con  colleghe provenienti anche da altre città.
Divento sicura e piuttosto brava nella vendita della mia linea e anche di altre. Piaccio alle clienti, alle colleghe (quasi tutte), stringo amicizie importanti che durano tuttora, e soprattutto piaccio alla mia manager che ha su di me potere di vita o di morte.



In divisa alla mia postazione

La divisa del reparto consisteva in giacca bianca, pantaloni neri e camicetta di vari colori che cambiavano secondo il periodo dell'anno o le varie festività

Il 1° marzo 1980 Claudio compie 30 anni e festeggiamo con gli amici più cari



Chissà chi si riconosce in queste foto....purtroppo ci sono amici che ci hanno lasciato troppo giovani e troppo cari, ma si sa, la vita non regala mica tanto alla fine......a qualcuno meno di altri.....

Solo alcuni degli amichetti dei nostri bambini, Dana, Jana, Max, Todd e Steven, a cui Enrico qualche tempo dopo, farà la pipì addosso, "perchè è troppo stupido" sarà la sua giustificazione.....

A casa dei carissimi amici Loise e Vittorio Abatecola in campagna

Il mio piccolo teppista compie 3 anni, è il 13 aprile 1980

Silvio con l'inseparabile amico Max

Giugno 1980 a Medford . Enrico in trattore con la casetta dell'isola dietro e Silvio con il fedele Luno.
Siamo d'estate e partecipiamo ad una festa a casa di amici. C'è la piscina e tutti facciamo il bagno. Un amico medico prende Enrico in braccio e mi chiede che cosa gli fosse successo alla gamba. Effettivamente vedo un rigonfiamento sulla tibia ma, abituata alle cadute di Enrico con relativi lividi e a volte punti, non ci avevo dato troppo peso. Lui lo palpa, lo controlla e mi invita ad andare a fare dei raggi in ospedale il giorno seguente. Comincio ad impensierirmi.

Vado dal pediatra il quale mi fa una richiesta per dei raggi d'urgenza e mi manda in ospedale. Prendo i miei bimbi e vado col cuore che batte a mille. Claudio è sull'isola e non posso contattarlo, lì non c'è il telefono, dovrei chiamarlo al cercapersone e lui dovrebbe prendere il motoscafo, raggiungere la terraferma, andare alla tavola calda che è sull'argine e chiamarmi.....ci vuole troppo tempo, vado e prego.

Per fare i raggi alla gambetta di Enrico ci vogliono tre persone, strilla come un'aquila, non vuol farsi toccare da nessuno, odia i dottori. Alla fine, dopo una lunga attesa mi chiama il medico e mi dice che, tra le ipotesi da valutare, c'è la possibilità che sia un sarcoma, un tumore. Non riescono a capire se il bozzo sia sull'osso o se sia una ciste che si è attaccata. Si deve operare.

Esco come una zombie, Enrico è piccino e si addormenta in macchina sfinito dal tanto piangere ma Silvio è abbastanza grande per capire che c'è un problema e, col candore di un angelo mi chiede se suo fratello morirà.

Arrivo a casa e mi attacco al telefono appena l'orario permette, chiamo l'Italia, il mio caro amico Ceccarelli, pediatra dei bambini. Mi ascolta e mi invita a tornare in Italia, porteremo Enrico a Padova.

Nel giro di due giorni è tutto organizzato e parto coi piccoli. Claudio è bloccato dal lavoro, ci raggiungerà non appena possibile.

Non avessi avuto la mia famiglia vicino sarei morta dalla paura e dall'ansia. Mio fratello viene con me a Padova e sta con noi. Ho ancora davanti agli occhi il mio piccino a manina con un infermiere che lo porta "a gonfiare un palloncino"....lui lo segue fiducioso verso la sala operatoria col suo pigiamino blu.


Ci stiamo ambientando - 13

Il tempo non passa mai quando aspetti.
Quando aspetti fuori da una sala operatoria il tempo si congela.
Quando in sala operatoria c'è il tuo bambino di tre anni tu vorresti strapparti il cuore. 
Naturalmente rimane un briciolo di razionalità e lasci il tuo cuore al suo posto, anche se fa male.
Mentre Enrico è sotto intervento io ho mio fratello che sta con me, poi arriva anche mio suocero a sostenermi anche perché dobbiamo parlare col chirurgo, dopo.
L'intervento in sé si rivela di una banalità totale, è una pallina di tessuto da togliere dalla tibia e Enrico avrà 3 o 4 punti ed un grande cerotto da eroe sulla gambetta. Lui arriva in camera incazzato come un matto perché alla fine.....dove cavolo è il palloncino che doveva infilare????...Amore!!!
Mi dicono che ci daranno il risultato della biopsia dopo due settimane, io resto basita, mio suocero cerca di ragionare col medico, mio fratello affronta a muso duro il medico e lo "convince" a fare più in fretta, il prima possibile! E ce la fa. Dopo pochi giorni abbiamo l'esito: una ciste, una stupida ciste che aveva intaccato l'osso e che ci aveva fatto morire di paura.
Claudio nel frattempo riceve una comunicazione dall'ambasciata Americana che gli comunica che hanno accettato la nostra richiesta di residenza, deve partire anche lui e raggiungerci per andare tutti insieme a Genova, all'Ambasciata. Almeno una situazione che si incastra nel modo giusto al momento giusto!
Dopo aver salutato tutti i nonni e gli zii andiamo quindi a Genova e con la nostra carta di residenza americana ripartiamo per gli States!
Che grande tristezza, gli ultimi abbracci, i bacini, le coccole......poi per quasi un anno non ci si rivedrà......

Un ricordo che mi porto via.....tutti insieme anche con le mie nonne, bisnonne dei miei bimbi. 

Con la nonna Eden, la nonna di Claudio, una persona fantastica, quanto ci siamo volute bene!!!
Al nostro rientro a Stockton dopo più di un mese, riprendiamo i reciproci lavori e i bimbi tornano a scuola.

E' novembre che Claudio riesce a fare una grande sorpresa a Silvio, gli compra il suo primo cavallo, è una femmina e si chiama Valentina.
Questa dolcissima cavallina sarà quella che darà vita ad una grande passione che si svilupperà nella vita del nostro bambino più in là nel tempo....

Valentina vivrà felice nell'isola, in compagnia dei nostri cani (nel frattempo avevamo adottato anche un finto terranova, si chiamava Gennaro e andava a pesca di carpe con Luno e con lui derubava i vacanzieri dei loro viveri) e di una cerva che era arrivata nell'isola a nuoto, bellissima e mansueta.



Passano i mesi, siamo tranquilli, felici, il lavoro mi da tante soddisfazioni, i mesi scorrono sul calendario........arriva un'altra primavera.....

Il piccolo principe Silvio viene invitato a sfilare per Lacoste....è davvero un bravo modello!


Il 10 maggio 1981 Silvio fa la Prima Comunione

Fra luglio e agosto arrivano mamma, papà e Lorenzo a trascorrere le vacanze da noi

San Francisco

Great America a San Josè

Amici carissimi, Pat e Mike con mamma e papà sulla Yellow Boat. Purtroppo alcuni anni dopo ci lasceranno..................

Ancora Pat con me e mamma a San Francisco.....Lei e Mike sono amici speciali, trascorriamo con loro, coi loro bimbi Matt e Tim e con gli altri amici quasi tutti i fine settimana,  con cene, cantate con la chitarra, serate nella loro jacuzzi con un buon bicchiere di vino bianco in mano e tante tante risate......hanno un posto speciale nel mio cuore.

Lake Tahoe Nevada

Ponderosa Ranch dove giravano gli episodi di Bonanza......li vedevo da bambina.

E' settembre e lavoro al mio punto vendita, ho acquisito sicurezza, ho un bel pacchetto clienti personale, ho la stima della mia manager Mabel e anche, mi viene detto, della General Manager di Weinstock's! Wow! Amo quello che faccio, ormai so di cosa parlo quando le clienti mi chiedono qualche consiglio e ho fatto mie le varie tecniche di "avvicinamento ai clienti" che ci insegnano ai corsi mensili che devo frequentare. Mi diverto e vendo, vendo tanto.
E' appunto un giorno di settembre quando vengo convocata nel suo ufficio da Mabel, cosa inconsueta.....entro un po' timorosa e mi trovo davanti anche la temuta General Manager.
Sono entrambe serie, davvero molto serie.



Chanel - 14

Vedo le facce di Mabel e di Mrs. Mc Donalds e mi sento impallidire....che cosa posso aver fatto di così grave da scomodare il grande capo?
Vengo fatta accomodare e Mrs. Mc Donalds comincia a dirmi che Weinstock's, per anni, ha tentato di avere la concessione di vendita di Chanel, la vendita esclusiva per la San Joaquin Valley. Una volta all'anno gli ispettori della linea vengono a controllare i tabulati coi grafici di vendita, di afflusso clienti ecc, valutano la richiesta e la loro risposta è sempre la stessa.....NO.
Mabel interviene e sorridendo finalmente, mi afferra le mani e mi dice che gli ispettori di Chanel, dopo aver fatto la solita visita e aver fatto le loro valutazioni sul reparto, hanno deciso di concedere l'esclusiva di Chanel a Weinstock's.....a patto che sia io, Giancarla, a gestire la loro linea.
Vado in iperventilazione e mi sento diventare paonazza. Non è possibile....mi dicono di sì.
Mi dicono che devo prendere velocemente una decisione altrimenti si perde quel treno, loro ed io!
Mi danno un giorno di tempo.
Mi fanno presente i pro e i contro della faccenda:
devo lavorare a tempo pieno, devo imparare a tenere i registri, a fare l'inventario ecc ecc.... devo però considerare il salto professionale ed economico che mi propongono.

Mi fanno poi vedere gli obbiettivi mensili che si aspettano che io raggiunga e vado in panico, parliamo di cifre molto importanti e io penso alle colleghe che mi odieranno e che difficilmente mi daranno il loro supporto nelle vendite. Sì perché  molte di loro sono lì da un sacco di tempo prima di me e poi chiunque venderà un prodotto Chanel farà guadagnare solo me che sono la responsabile.
Con tutto questo in testa vado a casa e ne parlo con Claudio. Lui è la mia roccia, il mio sostegno, la mia forza. In pochi minuti riesce a gasarmi, sono felice, sono pazza di gioia!
Accetto, nel bene e nel male accetto la sfida!
L'arrivo di Chanel diventa un evento in città, in reparto preparano il punto vendita e Weinstock's comincia un battage pubblicitario sul giornale di Stockton a piena pagina.
Mi mandano a San Francisco per un seminario, esperienza irripetibile, lusso, glamour e donne meravigliose. Mi insegnano molte cose sulla linea, mi danno due abiti su misura, neri col collettino bianco e il fiocco classico di Coco. Mi consentono comunque di indossare anche abiti miei, mantenendo il nero e bianco.
Mi danno carta bianca, nessun problema di budget, devo far volare la nuova linea. Devo solo chiedere.
Decido di organizzare una sfilata di moda con trucco di Chanel. Ovviamente ho l'avvallo del negozio, sfileranno i loro abiti.
Ricordo le ore passate a scrivere indirizzi su buste col filino d'oro, con all'interno l'invito per l'evento.
Pesco gli indirizzi a caso dall'elenco del telefono, scelgo medici, avvocati, ingegneri e ogni altro ordine professionale che mi viene in mente........avranno una moglie no? Tant'è che l'invito è a Mrs.....pinco pallo.
A Sacramento c'è la sede per la California della linea, non battono ciglio, mi fanno recapitare decine e decine di borsettine nero e oro, pronte per essere riempite di campioncini, arrivati in scatoloni. Mi sembra di essere Alice nel Paese delle Meraviglie!
C'è l'inaugurazione, è un successo perché la risposta di pubblico è davvero notevole.
Adesso però tocca solo a me.
Un'altra cosa che Chanel pretende sono i fiori sempre freschi al mio banco, bianchi e gialli. Weinstock's si inchina.
Le cose vanno bene, vendo e acquisisco in breve tempo un pacchetto clienti importante.
Il mio accento europeo fa il resto. Le signore bene della città lo trovano adorabile e comprano le mie creme. 
Una di loro è una persona seria, sorride poco e acquista molto. Viene con le sue due bimbe, una delle quali in sedia a rotelle. A quelle bambine regalo tantissimi campioncini. La loro mamma avrà un ruolo piuttosto strano nella mia vita, ma ancora non posso saperlo.

Il mio punto vendita

Come responsabile di linea devo e posso prendere iniziative ed io ne prendo parecchie in pochi mesi, arrivo a vendere addirittura i testers (con lo sconto!). Vinco premi di produzione e vivo uno dei periodi in assoluto più felici della mia vita.

Halloween è in arrivo, tutti i dipendenti di Weinstock's devono vestirsi in maschera e così Valerie, responsabile di linea di Clinique, mi aiuta a tagliare un paio di mutandoni che mi servono per fare Colombina!

Il giorno di Halloween con i miei bambini, Peter Pan ed il Diavoletto (per Enrico è perfetto....) che sono venuti a trovarmi al lavoro.

Claudio abbracciato a Blondine, una adorabile collega che adorava a sua volta mio marito!!!
Le due topoline, Valerie e Kim.

Valerie rimane, dopo più di trent'anni, una carissima amica.



E' una sera di novembre quando esco dal lavoro alle 21.30. Quel giorno ho preso lo stipendio. Cerchiamo di uscire sempre in gruppo perché Stockton non è, come già detto, una città sicura. Fa freddo e ci affrettiamo al parcheggio, seguite a vista dal poliziotto privato che sta di guardia alla porta sud del magazzino. Una alla volta ci salutiamo e rimango sola, ho la macchina davvero lontana e mi incammino in fretta verso di essa.

All'improvviso sento uno sgommare di gomme troppo vicino a me, corro e cerco le chiavi della macchina, ma le mani mi tremano e non riesco ad infilare la chiave. La macchina mi arriva di fianco bloccandomi. Si apre la portiera e sento una mano afferrarmi il braccio con forza. E' un ragazzo, mi ordina di dargli la borsa, sa bene quel che c'è dentro, come verrò a sapere in seguito.

Tante volte, chiacchierando o pensando, si ipotizzano tanti comportamenti in situazioni di pericolo e ognuno di noi pensa di sapere come reagirebbe in un caso del genere. Credetemi, non lo sapete.

Sono paralizzata, ma sul serio paralizzata, non riesco a muovere un muscolo. Solo una cosa non faccio, non mollo la mia borsa, non ci penso nemmeno, e continuo a tenerla bella stretta.

Si arrabbiano, si arrabbiano tanto e cercano di trascinarmi dentro la loro auto promettendo di farmi cose che, per decenza, non posso mettere per scritto ma che sono indelebili nella mia mente, e mi strattonano verso quella porta spalancata.....


La paura - 15


Ho una specie di flash e capisco con assoluta chiarezza che se non faccio qualcosa subito sono spacciata, mi giro verso la salvezza, verso il portone del Mall, deserto, ma io con la disperazione nella voce dico:"Una guardia sta guardando da questa parte....".


Lui allenta la presa per guardare il compare al posto di guida ed io mi libero, scappo, corro più forte che posso con la certezza che adesso mi investiranno con l'auto, li sento partire a razzo dietro di me e penso che sto morendo ma continuo a correre singhiozzando. Il parcheggio, deserto, è enorme davanti a me, la loro macchina non mi passa nemmeno vicino, scappano. Spalanco le porte di Weinstock's e mi butto tremante e piangente tra le braccia della guardia che non ha visto niente perché non stava fuori al freddo a guardare me, era lì al calduccio a chiacchierare amabilmente con Mrs McDonalds.
Io non riesco a parlare per alcuni minuti, so solo piangere. Arriva ad abbracciarmi una collega che è ancora lì, col marito detective della polizia di Stockton che era andato a prenderla. Riesco a dire, a mozziconi, quello che è successo in parcheggio. Qualcuno chiama a casa mio marito e gli spiega quello che era capitato, sarei stata scortata a casa in breve tempo.
Ricordo con tanta rabbia la reazione di Mrs McDonalds che non ritiene necessario chiamare la polizia, in fondo non mi hanno fatto niente e non mi hanno nemmeno derubata. Il buon nome del suo Department Store è salvo.
La collega sale nella mia macchina e suo marito ci segue ma intanto chiama la centrale perché io sì che voglio denunciare quei bastardi! Il tempo di arrivare a casa e abbracciare un Claudio spaurito e preoccupato che io recupero il sangue freddo, la paura lascia il posto alla rabbia e sono pronta a rilasciare la mia dichiarazione.
I poliziotti sono fantastici e belli come quelli dei film americani, mi consolano e stanno lì a casa con noi per circa una mezz'oretta finché arriva una chiamata.....li hanno presi, li hanno beccati i bastardi. Non ci posso credere......mi dicono che se me la sento, mi portano a fare il riconoscimento lì sul posto e che li metteranno in galera per me!
Non ci penso nemmeno per un attimo ed esco di casa con la polizia che mi fa accomodare in una delle macchine di servizio nel sedile posteriore, dietro le sbarre. E' solo in quel momento che mi viene un pensiero davvero assurdo....e se una delle mie preziose clienti mi vede passare in quei minuti, dietro le sbarre di una macchina della polizia, come una delinquente......mi ritrovo a tenere la testa bassa con la mano davanti agli occhi......robe da matti!
Oh, dimenticavo, avevo anche la sirena accesa!
Ricordo esattamente tutto nei minimi particolari anche se sono passati più di trent'anni......arriviamo in un parcheggio enorme dove c'è un Mc Donald e un Denny's, poche macchine ma tante della polizia, sei o sette....hanno tutte un faro sul tetto e tutti sono accesi, il parcheggio sembra un grande Luna Park da quanto è illuminato. Le auto sono disposte a cerchio. In mezzo per terra a gambe divaricate ci sono loro, i due pezzi di merda che hanno cercato di trascinarmi nella loro macchina.
Sono esterrefatta per lo spiegamento di forze, ma mi sento quasi esaltata, non credo sia normale.
I ragazzi che mi hanno portato lì mi dicono di aspettare in auto, scendono e vanno dai colleghi. Fanno alzare i due ceffi e con incredulità mi rendo conto che sono bassi e neppure tanto corpulenti, ma riconosco quello che era sceso e mi aveva afferrato e riconosco senza alcun dubbio la loro auto. Sono molto giovani.
Li ammanettano e li portano via. Io vengo riaccompagnata a casa.
Torno alla mia vita di tutti i giorni, la mia famiglia, il lavoro e gli amici, ho sempre il terrore quando esco dal lavoro però, tutti i giorni a tutte le ore.
Passano alcuni giorni e mentre sono alla mia postazione, vengono a trovarmi gli agenti che mi hanno aiutato in quella famosa sera. Mi dicono che presto ci sarà un'udienza in tribunale. Mi dicono anche di fare attenzione, se dovessi vedere di nuovo i due o la loro macchina, chiamare subito il 911 perché, mi spiegano, i gaglioffi hanno la possibilità di sapere chi sono e dove abito se i loro avvocati gli consentono di dare una sbirciatina agli atti. Perfetto, questo mi fa sentire proprio bene!
Arriva la notifica del tribunale, leggo che da lì a pochi giorni mi devo presentare alle 9.00, aula n. 3.
Il Tribunale di Stockton
Claudio è troppo impegnato dal lavoro e non può accompagnarmi. Arrivo col cuore che batte a mille cerco l'aula e vedo i miei due angeli custodi che sono venuti a fare il tifo per me!!! Un poliziotto mi fa accomodare fuori e aspetto il mio turno. Prima del mio caso ce ne sono altri. Finalmente mi fanno entrare, mi fanno andare a sedere sullo scranno dei testimoni ed entra il giudice. No, non è possibile.......è la mia cliente preferita, la mamma di quelle due bimbe che si portano a casa un sacco di campioncini.......non mi degna di uno sguardo, forse non mi riconosce.
Il cancelliere chiama a ruolo il procedimento, viene da me con la Bibbia e mi fa giurare, dirò la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, con l'aiuto di Dio. Si comincia......
Il Pubblico ministero presenta il caso e così vengo a sapere che prima di me avevano aggredito altre due ragazze la stessa sera ma senza riuscire a portare a termine nessuno dei tentativi di furto....."che razza di sfigati" ho pensato. Le altre due vittime non si erano però sentite di venire a testimoniare di persona, avevano rilasciato una dichiarazione giurata. Dopo il PM che aveva l'entusiasmo di un gatto morto tocca ai loro avvocati difensori......oh, dimenticavo di dire una cosa....i due furbacchioni sono irriconoscibili, capello tagliato, barba fatta alla perfezione, giacca e cravatta, tutti timidini.... ma erano loro????
I loro avvocati ci fanno sapere che uno rischia la corte marziale perché è sotto le armi, se venisse condannato la sua carriera militare sarebbe finita.
"Bene", penso io, "sicuro che questo non lo rifà più di molestarmi per strada!" Non provo nessuna pena quando l'imbecille comincia a piangere.
Tocca finalmente a me. Il PM con l'aria da becchino mi fa quattro domande in croce e torna a sedersi, è chiarissimo che non gliene importa un bel niente e questo mi offende profondamente.
gli avvocati dei  ragazzi sono invece agguerriti e cercano di farmi cadere in confusione, vogliono farmi dire che la polizia li ha maltrattati e malmenati, nego risolutamente anche se sono sicura che le cose sono andate diversamente. Io non ho visto per cui non è successo niente sotto i miei occhi. Fanculo! Sono così arrabbiata che contesto da sola la domanda ai due avvocati, accusandoli di volermi mettere in bocca cose non vere. I miei amici poliziotti avrebbero voluto  applaudirmi!
A quel punto la giudice li zittisce, non mi ha ancora guardato negli occhi....chiama il PM e gli chiede di fare la sua richiesta. L'imbecille dice che in fondo questi due sono giovani, con la fedina penale pulita, alla fine non hanno fatto del male a nessuno, chiede che vengano rilasciati. I due gaglioffi cominciano a sollevare la testa e ricominciano a respirare. Io resto senza parole, ma come? La giudice batte il suo splendido martelletto e dice esattamente queste parole:" Eh no, questi signori vanno in prigione". Si gira e mi fa l'occhiolino.
 Il poliziotto del tribunale ci fa alzare perché il giudice si ritira. I ragazzi vengono accompagnati dalle guardie e non li rivedrò mai più. I miei amici poliziotti mi abbracciano e mi fanno sentire la star di un film!!!


Up and down...su e giù per San Francisco - 16

La vita continua......
Lavorando per Chanel continuo ad avere la sensazione di vivere quasi sopra una nuvola, due volte l'anno partecipo ai seminari per la presentazione delle nuove stagioni in alberghi da sogno, una volta mi trovo contemporaneamente al presidente Sandro Pertini al St. Francis Hotel, emozione non da poco.....


St. Francis Hotel


Un'altra volta mi raggiungono a San Francisco due amiche un po' pazze, Carole e Susanne, mi portano in giro di notte a locali e così scopro che ci sono anche i bar dove le signore sole vanno a pescare compagnia.....e che compagnia!!! Naturalmente noi osserviamo divertite con un drink in mano.........

C'è poi quella volta che decido di partire da sola con la mia macchina, nonostante la mia manager Mabel Smith cerchi di farmi desistere, voglio essere indipendente e non aspettare i tempi di qualche collega. Mabel mi prega di pensarci bene, girare per San Francisco nelle ore di punta può diventare un incubo. Niente da fare. Claudio mi sostiene e la sera precedente, cartina alla mano, mi spiega la strada che devo fare.......al quinto o sesto cambio di autostrada mi sono già persa e mi rendo conto dell'avventatezza della mia decisione, ma Claudio che non si perde mai, mi incoraggia:" Ci siamo andati decine di volte, come puoi pensare di perderti?". E mi rispiega il tragitto per l'ennesima volta. E' venerdì sera e andiamo a dormire presto, ho la sveglia alle 5.00 del mattino, il seminario comincia alle 9.00 in punto.
Passo una notte insonne.

Il sabato mattina infilo un paio di jeans, un maglioncino, scarpe da ginnastica e parto che è buio pesto con la mia valigetta e la piantina di San Francisco sul sedile a fianco. Il tragitto è di circa Km. 120, so che per arrivare a destinazione col traffico del mattino mi ci vogliono un paio d'ore, quindi partendo alle 5.30 posso essere in albergo prima delle 8.00, prendere la camera, farmi una doccia e vestirmi a dovere per essere pronta per le 9.00. 
E' perfetto, sono tranquilla.
Abito in Glasgow Avenue al n. 143, devo arrivare alla Highway 5 Sud fino alla 205 Ovest.
Passo per le città di Livermore e Pleasanton, devo arrivare alla congiunzione con la 13 Nord, poi girare intorno alla città di Oakland....e lì ho il primo sbandamento......sbaglio e entro in città. Dovete sapere che Oakland era ,all'epoca, abitata al 90% da persone di colore, non era esattamente saggio per una donna sola passarci in mezzo, soprattutto se questa non sapeva da che parte dirigersi!!!
In un modo o nell'altro, perdendo minuti preziosissimi e sudando copiosamente recupero la 13 e riprendo verso il Bay Bridge

Il Bay Bridge è diviso in due dall'isola di Yerba Buena, sono all'incirca le 7.00 se non ricordo male ma ricordo benissimo un traffico così....

Il pedaggio si paga all'imbocco del ponte.

Giusto per dare un'idea del traffico e delle strade in città!
Comunque, attraverso il ponte in mezzo a questa marea di auto e arrivo a San Francisco, sìììììì!!! Sono sulla Broadway finalmente, devo girare a destra ........sbaglio e giro a sinistra e sono perduta per sempre......quando me ne rendo conto è tardi ma non ho la possibilità di tornare indietro perchè ho imboccato la 101, autostrada pure questa, che porta all'aeroporto, molto lontano dalla mia destinazione, e sono le 8.00 e sto sudando in modo vergognoso e piango perché mi accorgo che guardando lo specchietto retrovisore, questo contiene tutta la città di San Francisco...



E adesso che cosa faccio? Piango, ho pianto tanto quella mattina, sono uno straccio.
All'improvviso sento una sirena avvicinarsi e un pezzo di gnocco di poliziotto in moto mi raggiunge, gentile anzi gentilissimo, si preoccupa per le mie lacrime e mi tranquillizza.....mi scorterà lui fino allo svincolo corretto per tornare indietro.
Secondo me a questi in moto gli fanno fare il provino a Hollywood!
Ad ogni modo col suo aiuto rientro in città e passo anche sotto una delle meraviglie di San Francisco, Lombard Street....

Il fatto è che è tardissimo, devo ancora fare il check in, fare la doccia ormai indispensabile e vestirmi.....sono quasi le 8.30, devo volare!
Arrivo all'ultima traversa, Mason Street che mi porterà dritta all'albergo e mi trovo sotto ad una di quelle salite famose a San Francisco che non vuoi mai trovarti a dover fare con una macchina con le marce. Mi accodo, c'è un traffico esagerato....guardo in alto il semaforo è ver
de, comincio a pregare che rimanga verde finchè salgo e passo aldilà del semaforo..."ti prego rimani verde, rimani verde, rimani verde"....ROSSO. Sono quasi in posizione verticale, tiro il freno a mano, sono prima di una lunga fila di macchine dietro la mia. Le mani sono così bagnate che la cloche mi scivola dalle dita, panico. Arriva il verde e cerco di partire, risultato vano, lascio un po' di copertoni sull'asfalto. ROSSO nuovamente, devo calmarmi ce la posso fare. Non so esattamente quanti verdi e quanti rossi si alternano prima dell'arrivo della polizia, io sono ormai allo stremo.

Il poliziotto che mi si avvicina non ha passato il provino di Hollywood, è astioso, arrogante, grasso e brutto, è pure maleducato e ringhia:" What's going on here?" (Che cosa succede qui?)


E' ovviamente un'immagine dal web, il mio agente non lo avrebbero mai pubblicato!

Due immagini di Mason Street che non rendono assolutamente l'idea della pendenza, ve lo giuro.....
se osservate bene vi accorgete che è One Way, senso unico, in discesa! Allora, nell'81 si saliva soltanto.


Spiego all'agente che proprio non ce la faccio a far partire l'auto, lui mi fa scendere e ci prova.......e non ce la fa!!! Nel frattempo alcune auto della polizia intervengono per smaltire le code, io mi prendo improperi in tutte le lingue dagli altri automobilisti ma mi sento stranamente meglio visto che nemmeno l'agente intervenuto è stato in grado di far salire la mia piccola Mazda!
Alla fine un altro agente me la tira su da lì e mi mandano via, l'albergo è proprio lì a due passi, entro in garage, parcheggio e mi fiondo alla reception. L'aspetto di una pezzente, l'odore di una senzatetto.....

Con aria di gran sussiego mi viene spiegato che non c'è nessuna camera a nome mio......ma come, non è possibile, ho chiamato la sera prima.....controllano, io devo aspettare.

Minuti preziosi scivolano via, mi sembra che da un momento all'altra potrei perdere il controllo, sono le 9.15.....

Finalmente, scusandosi mi dicono che effettivamente la prenotazione c'era ma hanno dovuto mettere in camera con me una collega e per qualche motivo il nome che appare è il suo. Va bene, qualsiasi cosa ma lasciatemi andare!

Dalla sala dove si tiene il seminario chiamano in quel momento la hall cercandomi, devo affrettarmi al meeting, sono in ritardo vergognoso.

Entro trafelata e mi trovo davanti una decina di ragazze bellissime, truccate e pettinate alla perfezione, profumate e scioccate nel vedermi in queste condizioni. Chiedo scusa mi siedo e non apro bocca fino alla pausa pranzo quando riesco a correre in camera, lasciare il bagaglio, lavarmi e prepararmi a modino!

Il seminario è fantastico come ogni volta, la sera si va in splendidi ristoranti e si sta in buona compagnia fra colleghe.

E' domenica pomeriggio e finisce tutto, saluti, baci e abbracci e si torna a casa.

Scendo al garage e prendo l'auto. Adesso so che è facilissimo arrivare al Bay Bridge, mi basta uscire da Nob Hill. Meglio chiedere per sicurezza al custode. Questo furbacchione mi dice:"E' facilissimo, alla porta giri a sinistra, due blocchi giri a destra, sempre dritto, arrivi al ponte"

Wow, facile davvero! Parto, arrivo alla porta e leggo un bel cartello "NO LEFT TURN". Ma come divieto di girare a sinistra, io devo girare a sinistra!!! Dietro di me ho già due macchine, una mi suona, devo girare a destra.....e perdermi di nuovo in questa città!

Cerco in tutti i modi di mantenere il senso di orientamento ma dopo un po', troppi divieti di svolta mi fanno desistere, sono nel bel mezzo del traffico delle 17.00, guido guido finché, non ci posso credere, sono di nuovo in Mason Street, prima di una lunga fila di macchine, consapevole che quando mi troverò in cima il semaforo diventerà rosso. Infatti ROSSO.

In quel momento sono calma, ma così calma che mi vien da ridere, non provo nemmeno a ripartire, scendo dall'auto, gli automobilisti dietro cominciano a suonare il clacson....mi giro, li guardo, gli mostro il dito medio e mi incammino....dove non lo so ma cammino, lasciando la macchina a bloccare il traffico. 

Passano un paio di minuti e vedo uno dei miei amatissimi poliziotti in moto, sta dando delle multe, sta scrivendo. Mi avvicino e gli dico:"Salve agente, queste sono le chiavi della mia macchina. Sta bloccando il traffico al semaforo laggiù, su Mason Street". Lo vedo ancora, solleva gli occhiali, afferra le chiavi e dice :" Non ci credo..."

" Oh sì, ci puoi credere eccome" gli rispondo.

Lui va e mi porta la piccola Mazda, dopo di che mi confessa che mi porterebbe pure a casa, ma essendo in servizio, si limiterà a scortarmi al ponte. Bello mio, grazie!

Alla fine arrivo a casa sana e salva e questo aneddoto finirà anche alla stazione di polizia di Stockton!

Dopo qualche tempo torneremo a San Francisco Claudio ed io, e lui mi farà vedere che salire Mason Street è possibile, anzi forse facile.

Arriviamo e, sorpresa, non si sale più, si scende, punto!

Da allora gli amici raccontano che dopo la mia visita a San Francisco, la polizia ha cambiato il senso di marcia della suddetta strada!


Momenti di vita quotidiana - 17

Siamo alla fine del 1981 e ci prepariamo per le feste di Natale. Arrivano anche i nonni Soldati con Serenella e c'è il cugino Lodovico che lavora con Claudio alla gestione dell'azienda agricola.
Il 3 gennaio 1982 Silvio compie 9 anni e organizziamo una bella festicciola coi suoi amichetti. Viene anche un mago con la  sua assistente ed i bambini li adorano...



Silvio ed Enrico fra gli amici

In quanti si riconosceranno!!!
A Febbraio organizzo uno shower party per Geraldine, la collega che di lì a poco sarebbe diventata mamma, un'occasione in più per ritrovarci e fare festa.

Quel giorno Enrico va diretto dalla futura mamma e le chiede perché ha il pancione. Lei gli risponde che dentro la pancia ha il suo bimbo, al che Enrico le domanda perché mai se l'è mangiato.....

E' aprile e si torna a sfilare per Lacoste, questa volta anche Enrico partecipa.

Facciamo un sacco di gite coi bambini e con gli amici, Sacramento, la baia di San Francisco, i parchi, insomma, vivere in California si rivela essere una scelta vincente, non si sente la necessità di andare in ferie nonostante il lavoro ci impegni molto.




Arriva l'estate, la scuola finisce ai primi di giugno 
Silvio viene premiato come miglior studente della sua classe, grande soddisfazione.
Enrico non può essere da meno e alla fine dell'asilo riceve il suo bel diploma!
E' in quei giorni che la nostra vita viene sconvolta nuovamente. E' il giugno del 1982.

Star tranquilli mai... - 18

E' così, la mia vita continua ad essere un saliscendi di accadimenti e di cambiamenti.
I bambini hanno finito la scuola, sono i primi giorni di giugno, dall'Italia arriva un richiamo accorato.....mio suocero ha bisogno che Claudio rientri in Italia, ci sono in vista grandi cambiamenti nella proprietà della famiglia e anche lui deve fare la sua parte, in cambio avrà la possibilità di aprire un allevamento di conigli all'avanguardia.
 Il papà di Claudio è ingegnere e non si è mai occupato dell'azienda agricola che possiede in società col fratello a Jesolo. Lo zio di Claudio è molto ammalato e mio suocero decide che è il momento di prendere in mano la gestione della sua metà della campagna.
Claudio deve tornare.
Una bomba.....un'altra bomba, l' ennesima.
 Noi siamo felici in California, a me è stata offerta una nuova opportunità di lavoro da Chanel, mi chiedono di diventare buyer per l'azienda, ci stavo giusto riflettendo.....e adesso questa notizia.....
Da una parte sento il richiamo dell'Italia, penso che posso riavvicinarmi alla mia famiglia, penso che Claudio non può negare la sua esperienza a suo papà. 
Dall'altra parte c'è una buona situazione economica acquisita, ci sono i bambini che hanno la padronanza di due lingue e sono felici, ci sono gli  amici meravigliosi, c'è un clima fantastico e tante tante nuove opportunità.
 C'è anche, inaspettatamente, la mia famiglia che molto saggiamente mi spinge a rimanere dove sono....è destabilizzante per me perché non me lo aspettavo e la cosa mi fa pensare.....ma non abbastanza evidentemente perché decidiamo di partire, lasciare la California e tornare in Italia.
Entrambi diamo le dimissioni e per me è un'agonia, mi viene il dubbio di fare il più grande errore della mia vita ma il dado è tratto e non si torna  indietro.
 Da Weinstock's si piange, si piange in tante di noi, ci si abbraccia, ci si promette che resteremo sempre in contatto, Mabel Smith mi fa promettere che, in qualsiasi momento dovessi tornare sui miei passi, tornerò da lei e riavrò il mio posto. Lacrime e rimpianto, di già.
Da Sacramento arrivano i grandi capi, mi chiedono se c'è qualche offerta che prenderei in considerazione per rimanere, altre lacrime. Dopo un paio di giorni mi vedo recapitare al posto di lavoro due grandi scatoloni, personali,  da parte della Chanel. Quando li apro rimango senza parole, dentro ci sono tutti, e dico tutti, i prodotti della linea, nessuno escluso. Sono un omaggio, così non li dimenticherò.
Arriva una ragazza che aiuto a diventare la supplente di linea finché troveranno una persona a cui affidarla. Le insegno quello che posso con amore e passione, lei non vede l'ora che mi tolga di torno, pensa che sia la sua possibilità, non immagina quanto sta sbagliando, la stolta!
Mabel, Valerie, Jennie, Kim, Pat e tante altre colleghe organizzano un pranzo per salutarmi e mi riempiono ancora di regali
Alcune di noi, con Mabel alle spalle di Valerie
In pochi giorni i mobili sono smontati e caricati sul container che in un mese arriverà in Italia via mare, poi a Jesolo. Facciamo nuovamente le valigie, tante anche questa volta, e ci prepariamo a lasciare questo paese che ci ha dato così tanto. Naturalmente con noi partono i nostri amatissimi cani!
 Siamo consapevoli del fatto che lì lasceremo per sempre un pezzo dei nostri cuori.

E' l'ultima sera e stiamo da Valerie, abbiamo salutato prima tutti gli altri amici che ci hanno accolto, aiutato e amato. La mattina seguente l'aereo partirà all'alba. 

Claudio e Valerie
Al nostro arrivo in Italia si scatenano i festeggiamenti, dopo di che cominciamo a farci qualche domanda perché capiamo che niente sarà come avrebbe dovuto essere, ma siamo ormai lì e dobbiamo cercare di trovare una soluzione alla nostra vita. Claudio apre il suo allevamento di conigli, suo papà finanzia il progetto. Nel frattempo abitiamo un po' dai miei e poi un po' anche dai miei suoceri.

Ci regaliamo un po' di giorni in Cadore, dagli zii di Claudio, Aldo e Wilma, a fine estate. Siamo legatissimi a loro e alla loro famiglia. Poi dobbiamo tornare coi piedi per terra e affrontare il nostro nuovo futuro a Jesolo.
Non c'è ancora la casa e troviamo una sistemazione provvisoria a Jesolo Lido in un appartamentino di una zia di Claudio che molto gentilmente ci ospita. C'è un problema, manca il riscaldamento e comincia l'autunno.......
I bambini cominciano a frequentare la scuola a Jesolo Paese, la mattina li accompagnamo e  poi andiamo a lavorare nel capannone dove nel frattempo tutte le gabbie sono state riempite da circa 500 fattrici e 60 maschi riproduttori.
 Passo dalle stelle alle stalle.
Non ho mai toccato un coniglio prima, Claudio mi insegna come si prendono in braccio e come vanno manipolati. L'allevamento è ospitato nella ex stalla da vacche da latte che c'è in azienda, dove fino a qualche anno prima trovavano posto   200 vacche da latte in lattazione a stabulazione libera (significa che erano libere di uscire anche all'esterno). Questa era stata una stalla di dimensioni importanti,  con due grandi sale di mungitura.
 La stalla misura m.75 per m. 25. Noi la riempiamo di conigli e camminiamo per chilometri tutti i giorni per accudirli.
A Jesolo non conosciamo nessuno, proprio nessuno, e siamo in mezzo al niente in piena campagna.
 Incontriamo i vicini e troviamo affetto e disponibilità inaspettati al punto che fuori di scuola i nostri bambini vengono parcheggiati a casa loro. Proseguono i lavori di casa nostra intanto. Decidiamo di sistemare il "magazzino del latte" che sta sopra la stalla, come nostra abitazione. La scelta deriva dal fatto che è un enorme stanzone che possiamo dividere come vogliamo, è già costruito, ed è comodissimo per noi che lavoriamo al piano di sotto. Ci vorranno alcuni mesi di lavoro, comunque molto meno che farla ex nova, ma non avrò mai più nella mia vita una casa così bella, grande e comoda.
Nel frattempo però stiamo in spiaggia......
La sera al nostro ritorno accendiamo le stufette catalitiche per scaldarci un po' ma è un vero incubo, le lenzuola sono bagnate, l'acqua scorre nei vetri da tanta umidità c'è in casa. Ogni sera, quando rientriamo, maledico la decisione presa.
E' talmente invivibile che scappiamo da quell'appartamentino e ci adattiamo a stare in un pezzo della casa "che sarà", è fredda ma non c'è umidità e riusciamo a scaldare con una grande stufa a gasolio.
Se ci ripenso non so come abbiamo fatto a sopportare quei disagi con due bambini per tanti mesi.



Progetto conigli - 19

Arrivano le feste, trascorriamo il Natale del 1982 con le rispettive famiglie, la vigilia a casa Soldati, il Natale dai miei, siamo sereni nonostante tutto, guardiamo avanti.

Tutti gli anni a carnevale i miei genitori organizzano grandi feste a casa loro e questa volta ci possiamo essere anche noi e tanti nostri amici ritrovati....



I fratelli Possamai, amici di una vita, presenti in tutti i momenti felici e no della mia vita, sette fratelli meravigliosi....Tito e Toti su tutti. Giova, il più grande, da due anni ci guarda sorridente come in questa foto, da lassù......

Il più bel moro di Venezia!

I cugini di papà con le mie cuginette Antonella e Barbara

Sono feste importanti, con decine di ospiti tutti rigorosamente in costume, c'è un buffet che offre quantità di cibo industriale e di grande qualità, si fanno giochi e si balla. Sono belle feste!

Il lavoro in allevamento ci impegna parecchie ore al giorno, le bestiole vogliono mangiare anche a Natale e a Capodanno, tanto per capirci e le femmine coi piccoli devono poter allattare.
I conigli sono animali estremamente delicati, Claudio impone norme di igiene severe per chi entra a visitare il capannone.
Io mi occupo dei parti e dell'allattamento delle fattrici. Ogni fattrice ha una sua scheda, scriviamo quando è stata portata al maschio e quando si avvicina il periodo del parto attacchiamo una scatola esterna, il nido, alla gabbia. Nel nido mettiamo un buon strato di paglia morbida. C'è una porticina che rimane aperta per permettere alla coniglia di entrare e preparare la sua tana col pelo che si strappa dal dorso e che sistemerà amorevolmente sopra la paglia.
Tutti i giorni io devo controllare i piccoli che nascono, devo ripulire la paglia sporca cambiandola e chiudere la porticina quando i piccoli sono stati allattati. Resterà chiusa fino al mattino successivo per evitare che la mamma,  entrando e uscendo dal nido, possa trascinare  fuori i coniglietti e farli morire di freddo.
Succede che alcune coniglie partoriscono fino a dodici, tredici piccoli e allora li devo smistare, cercando delle balie e giro per tutto il capannone con un cestino imbottito dove tengo al caldo queste piccole creature che mi commuovono.
Non è un lavoro facile, tanto meno pulito, ma amo queste bestioline e cerco di fare del mio meglio per farle stare bene.
Come dicevo, dalle stelle alle stalle.


Alcuni mesi dopo Claudio viene contattato da un giornalista che scrive per un giornale di settore e chiede di poter visitare questo allevamento "modello"
Pubblicano un bellissimo articolo.
A Pasqua del 1983 la nostra casa è praticabile, quasi finita, finalmente ci possiamo sistemare!
Silvio  ed Enrico entrano in possesso della loro bella camera e Enrico vuole subito appendersi la foto della sua squadra del cuore....

W Juve tutta la vita!

A luglio di quell'anno arriva Sunny, la figlia di una mia ex collega, Jennie. Vogliamo che i bambini mantengano l'inglese quindi la facciamo arrivare dalla California per stare con loro e con lei andremo anche in Sardegna quell'estate, Claudio rimane a casa per ovvi motivi.


Dominique (Sunny) con me a Venezia.

A luglio arrivano anche Carol con i suoi tre bambini, Dana, Jana e Todd. Ci divertiamo con loro e passiamo settimane fantastiche.

La nostra nuova e grande casa è spesso piena di amici americani.

A settembre a Erba, in provincia di Como, si svolge tutti gli anni una rassegna internazionale di conigli, partecipiamo e ci regaliamo un bellissimo fine settimana sul lago.

Per quei due giorni a badare ai conigli lasciamo una coppia di collaboratori che starà con noi per 21 anni, finché staremo a Jesolo, Elio e Isetta, due persone meravigliose che tanto, tanto hanno fatto per noi e per la nostra azienda.
Isetta ha asciugato tante mie lacrime negli anni......oltre ad essere sempre pronta a correre in nostro aiuto per qualsiasi cosa. Diventa per me una "vice mamma".

In California restano tanti amici cari e l'8 di novembre del 1983 Loise da alla luce Laurel Ann, una bimba bellissima

Edward orgoglioso ci mostra la sua primogenita.
In qualche modo siamo sempre partecipi della vita loro e degli altri, ma ci mancano tutti e ci manca la California!


Mese dopo mese - 20

Non succedono cose di particolare rilevanza in questi anni, noi cerchiamo di fare nuove conoscenze e tramite la scuola dei bambini riusciamo a stringere amicizie anche a Jesolo.

Nascono in questi primi anni jesolani, legami molto forti e sinceri che dureranno negli anni. Marilena è tutt'oggi una delle mie più care amiche, è una donna dai gusti raffinati che ti addobba casa, tavolo e pacchi regalo con una eleganza e facilità che lascia spesso senza parole anche me che so di cosa sia capace. Ha un giardino che parla di lei. Oltre a queste sue doti, ha una grande sensibilità e sa ascoltare.......
C'è poi Annamaria, una donna dal carattere forte e volitivo, una persona chiacchieratissima in paese per le sue amicizie e frequentazioni, troppo scomoda per un paese di provincia come Jesolo. Lei e' trentina (purtroppo verrà a mancare nel 2012) è anticonformista, frequenta tanti ragazzi gay e noi, al punto che il paese comincia a mormorare che ci sia una liason fra me e lei e che mio marito intrallazzi con due amici carissimi. 
Questo non ci scompone, ma  ci fa sorridere amaramente. Conosciamo tutti i "suoi ragazzi", sono persone fantastiche, a loro dobbiamo le nostre serate più stravaganti e divertenti.
Donatella e Graziano sono una coppia che hanno due bambine più o meno dell'età dei nostri figli, per alcuni anni io e Donatella accarezziamo l'idea che Enrico e Valentina, due terremoti incontenibili, possano un domani mettersi insieme....non accadrà mai, rimane una profonda amicizia però.

Silvio ed Enrico frequentano la scuola, vanno a catechismo, a basket, insomma quello che fanno tutti i bambini della loro età. Noi lavoriamo in allevamento e arriviamo ad avere un capannone con un totale di 15.000 animali, fra riproduttori,, piccoli e adulti pronti per la vendita......tanto tanto lavoro ma economicamente abbastanza appagante.

In occasione delle feste, per il primo Natale nella nostra casa nuova, facciamo una bella festa per tutti i compagni di scuola di Enrico che frequenta la prima elementare. Ci sono i bambini, la maestra Emanuela e tante mamme. Abbiamo un albero altissimo di quasi tre metri,  arriva anche Babbo Natale con un sacco pieno di regalini per tutti. 

Festa di Capodanno a casa nostra, ci sono i miei genitori, la mia nonna e alcuni amici. 
Silvio in questa foto tiene in braccio Cionfoli.
La storia di questo coniglio merita di essere raccontata.

Cionfoli fa parte della prima ondata di nascite in allevamento. Quando nasce, la sua mamma lo rifiuta e lo lascia al freddo in un angolo della sua gabbia. Lo recupero, lo rimetto al calduccio coi suoi fratellini e spero in bene.....la mattina dopo è quasi morente, niente latte per lui. Lo prendo, piccolo scheletrino, lo scaldo e lo porto ad una fattrice a cui erano morti alcuni piccoli. Lei lo adotta ma lo lascia comunque staccato dagli altri, l'importante è per me che lo allatti. Riesco a fargli superare il primo mese di vita, tutti i giorni lo vado a vedere, lo prendo in mano, gli parlo e lo coccolo....e lui mi conosce e mi riconosce.

Quando arrivo in prossimità della gabbia che lo alloggia con gli altri coniglietti, pesta con la zampa sulle sbarre, mi aspetta e mi chiama. Lo adoro, da un po' ha un nome, Cionfoli appunto (era il nome di un prete che in quegli anni si era presentato a San Remo a cantare con la sua chitarra, e il nome mi faceva simpatia). Quando arriva l'ora di vendere quella partita di conigli, lui ha salva la vita perché ha un nome e noi l'abbiamo adottato ufficialmente. In seguito diventerà un riproduttore meraviglioso e morirà di vecchiaia, amato fino alla fine dei suoi giorni.


Odio i giorni in cui arriva il camion e vengono caricate tutte le nostre bestiole, d'altra parte così è, è il nostro lavoro ed il nostro sostentamento.

Qualche uscita sul Cansiglio
I bambini crescono e sono degli sportivi. Claudio  quando è possibile li porta a sciare e si diverte con loro. Io mi limito a prendere il sole perché da anni so che lo sci non fa parte delle mie passioni, quindi, passo!





Un altro carnevale, un'altra festa, altri costumi

Sempre a casa dei miei genitori, è il carnevale del 1984.

Mese dopo mese passa il tempo, tutto è tranquillo, tutto procede senza scosse.....passa più di un anno e arriva l'estate del 1985

Silvio

Enrico


Queste, per lungo tempo, saranno le ultime foto che ricorderò come felici e spensierate.


Un posto bellissimo - 21

Uno dei capitoli più difficili e dolorosi della vita di tutta la nostra famiglia.
Lei è Emanuela.
A me piace pensarla così, sorridente, con il mio papà che la amava come una figlia, insieme a lui, in un posto bellissimo. 28 agosto 1985


Un campione in casa nostra - 22

La vita continua....

E' un pomeriggio di ottobre del 1985 e Silvio è nel negozio di abbigliamento sportivo di mio fratello che gli fa compagnia, stanno chiacchierando quando entra un giovane uomo di colore enorme e chiede gentilmente qualcosa a Lorenzo in inglese.
Lui cerca di capire........ Timidamente si fa avanti Silvio e gli dice che il signore chiede se ha calzettoni da basket della sua misura.
Il signore in questione è Audie J. Norris, un grande
campione americano in forza al Benetton Basket di Treviso. Il gigante sorride amabilmente a Silvietto e comincia a chiacchierare con lui.
In un niente diventa un carissimo amico. Lui e la moglie abitano vicino al negozio di Lorenzo e alla casa dei miei genitori. Mamma spesso ci invita a cena con loro anche se per i miei c'è l'handicap della lingua, si affezionano però moltissimo a questa giovane coppia.
 Claudio aiuta Audie ogniqualvolta deve incontrare la presidenza della squadra come traduttore, lo consiglia negli acquisti importanti anche se è difficile frenare il suo entusiasmo, è un giovane uomo di successo, generoso, che ama regalare gioielli alla giovane moglie Jacky. 
Ci omaggia sempre di biglietti per le partite in tribuna e ogni volta che gioca in trasferta sua moglie viene a Jesolo e sta da noi per il fine settimana. Nella sua giornata libera vengono a trovarci a Jesolo perché Claudio  prepara i migliori hamburgers del mondo! In quelle occasioni Audie va a vedere gli allenamenti di basket dei bambini e gioca con loro e con i loro compagni. E' una persona meravigliosa

A casa dei miei genitori a Treviso. 

E a Treviso nasce il loro primo bambino, lo chiamano Alessandro.
Nonostante sia un grande campione Audie è una persona semplice e buona e si fa "adottare" da noi. La nostra amicizia si è mantenuta negli anni nonostante lui sia poi vissuto tanto tempo a Barcellona, dove sta attualmente, e poi negli Stati Uniti. Il legame che c'era è rimasto.
Con mio fratello Lorenzo

e con Enrico allora......

Con Claudio, Silvio ed Enrico oggi


In questi anni Audie si è stabilito a  Barcellona dove cerca nuovi talenti per il basket e dove tiene i suoi Campus.

Silvio ed Enrico hanno avuto la fortuna di partecipare al suo primo Campus in Italia mi pare nell' 87 al Collegio Filippin di Paderno del Grappa in provincia di Treviso. Purtroppo non ho le foto relative perché sono preziosi ricordi dei miei figli.

Sul Gazzettino, durante una recente visita in Italia. Una chicca.......al collo indossa uno dei miei scaldacollo in seta e cachemire con le sue iniziali ricamate!


Love you! 


1987-1988 Toscana ed altro - 23


Il 1986 rimane comunque un anno difficile con  ricordi e dolori ancora non del tutto metabolizzati.

Nel 1987 si ricomincia a sorridere e a fare progetti.

Ad agosto decidiamo di prenderci una vacanza in Toscana per qualche giorno. Con noi vengono mio fratello con la sua nuova ragazza. 
Siamo ospitati dai cugini di mamma a Faltognano, un paesino di poche anime sulle colline fiorentine, un paradiso per gli occhi e per il cuore.
E' il luogo che in tempi lontani ha visto nascere un amore travolgente fra il mio bisnonno e la mia bisnonna, un amore tragico e dolcissimo che è rimasto nella memoria dei vecchi......ma questa è un'altra parte della mia storia che eventualmente racconterò.......
Faltognano è magia, è fuori dal tempo, è un luogo dove il silenzio fa rumore, dove i pensieri prendono strade sconosciute e l'anima riposa. E', appunto, magia.
Sono legatissima a questo luogo che ha visto il mio nonno materno crescere senza mamma e senza papà, allevato con amore dagli zii......c'è qualcosa di speciale fra gli ulivi, le vecchie vigne, le stradine sterrate, le colline dove si annusa profumo di erba e di fiori, dove si sentono i galli al mattino e dove ti svegli sorridendo perché sei lì.




Questo è il Leccio di Faltognano, un albero secolare sotto le cui fronde generazioni di innamorati sono venuti a farsi promesse d'amore. Risale alla fine del 700 e si trova davanti alla piccola Chiesa di Santa Maria Assunta, edificata nel XIII secolo e ristrutturata nel 1895. Dal 2007 il leccio è classificato "albero monumentale", patrimonio dell'UNESCO.
Non c'è volta che veniamo in Toscana che non facciamo visita a questo vecchio albero carico di memorie. Mi racconta di voci e di suoni sotto il suo ombrello, rumori di epoche lontane, emozioni forti, difficilmente descrivibili. Anche questo è parte della magia di questo luogo.

  
Sul Ponte Vecchio, io e Claudio, innamorati....


La visita a Firenze diventa  un tour de force, Claudio ci porta a visitare  gli Uffizi, le principali Chiese, Piazza della Signoria, Ponte Vecchio .......a metà giornata ricordo di aver tolto le scarpe e camminato a piedi nudi per la città.


Le vacanze per Claudio sono queste, si parte la mattina e si cammina, non si spreca tempo, ci si deve riempire gli occhi di tutto quello che di bello c'è da vedere. Ogni minuto va goduto appieno.

Stiamo via pochi giorni ma sono intensi, fatti di visite a Pisa, a Volterra, a Montecatini oltre che a Firenze. Sono giorni che ci vedono sempre attorno al tavolo dei cugini Biondi, a condividere cene e pranzi fatti con amore e generosità, di ricordi, di risate e di abbracci con qualche lacrima quando ce ne andiamo. La vacanza è finita e noi torniamo al nostro lavoro, i coniglietti ci aspettano!



Passano i mesi e arrivano le feste di Natale del 1987 che ormai festeggiamo a casa nostra con tutti i nostri cari. Nella foto qui sotto c'è la mia nonna Maria, chiamata affettuosamente Nonna Vecchia dai miei bambini. Da quando il nonno materno è mancato nel 1971, lei vive con mamma e papà ma a volte me la porto per qualche giorno a Jesolo, la adoro, almeno quanto lei adora me. E' un'ottima cuoca e mi insegna un sacco di ricette.






 E siamo al carnevale del 1988, preparare i costumi prego!!

Serenella, la sorella di Claudio, la Medusa più bella mai vista!
La mia amica Donatella, una vera Cappuccetto Rosso!

La Sirena ed il Dio Nettuno


Ancora un grandissimo successo  per la festa di mamma e papà!

Enrico con Bear, il boxer arrivato con noi dagli States

Silvio ed Enrico con Bear e Duca, l'alano che sapeva giocare a nascondino!
Queste foto sono così brutte perché recuperate da diapositive......
Pronta per una festa........febbraio 1988, era per la precisione il diciottesimo di mia cugina Federica.


I giorni scappano dal calendario, la primavera arriva e passa e lascia il posto all'estate.....
In questi ultimi anni, dal nostro rientro in Italia, Claudio organizza un picnic di inizio estate in "giardino" da noi, con amici e parenti.
Prepara imponenti cacce al tesoro, corse coi sacchi, indovinelli, giochi per adulti e bambini.....tutti i partecipanti portano cibo e bibite, sedie, ombrelloni, tavoli,  ecc. e tutti insieme si cucina e ci si diverte da morire
Questo è l'aspetto di casa nostra all'epoca, rispetto alle foto precedenti avevamo sostituito il portone e costruita la scala esterna (a sin della foto) che porta al nostro appartamento al primo piano).

Qualcuno si rinfresca anche così!

Mi rendo conto che queste foto non rendono quanto dovrebbero, ma il nostro divertimento era alle stelle......grigliate di carne e di pesce, risate, ottima compagnia.......giochi demenziali a volte, ma spettacolari,....insomma era un appuntamento importante a casa nostra!
Il nostro amico Roberto Grattoni, purtroppo è una foto recuperata da una diapositiva....... terribile.....

Le mie cugine Antonella e Barbara

Questi "eventi" hanno un tale successo che dopo qualche anno arrivava gente mai vista ne conosciuta che voleva partecipare, "anche pagando per favore"!!! A quel punto decidiamo che le cose ci stanno sfuggendo di mano, per noi non c'è più divertimento ma un sacco di lavoro.......finisce così questo appuntamento così atteso.......è l'estate del 1988.

I mesi successivi ci vedono nel nostro capannone con i nostri coniglietti, a vivere una vita tranquilla senza scosse......il calendario scorre veloce e velocissimo arriva l'anno nuovo che ci riserverà non poche lacrime......


1989 - 1991 Benvenuti al sud - 24

E' così, ogni volta che penso che siamo felici e lavoriamo con soddisfazione per il nostro futuro, il destino bussa alla nostra porta.....Toc toc...

Primi mesi del 1989.....
da quando abbiamo l'allevamento Claudio è estremamente attento all'igiene e al benessere degli animali, chi entra deve disinfettarsi i piedi e possibilmente indossare dei soprascarpe.
C'è una malattia, la mixomatosi, che può decimare un allevamento nel giro di poche settimane. Intorno al nostro capannone ci sono tante famiglie che hanno l'orto, qualche gallina, anatre e conigli. 
La mixomatosi viene trasmessa tramite zanzare e moscerini e Claudio, preoccupato da voci insistenti sulla presenza della malattia in zona, si offre di vaccinare gratuitamente tutti i conigli di queste persone. Alcune ringraziano e accettano, altri ringraziano ma rifiutano.
E' così che la mixomatosi entra da noi e colpisce i nostri animali.
Quando un coniglio si ammala di mixomatosi, comincia ad avere problemi di respirazione, lacrimazione agli occhi, e in pochi giorni muore.
I conigli ammalati possono essere venduti e possono essere consumati con la massima sicurezza.
Noi decidiamo di non farlo per una nostra correttezza etica ed è così che ci suicidiamo economicamente.
Ogni giorno escono dal capannone carretti pieni di cadaveri, noi siamo disperati perché anni di lavoro stanno svanendo nel peggiore dei modi e non c'è niente che possiamo fare.
Assistiamo impotenti.
Nel giro di poco tempo il capannone che conteneva 15.000 animali resta desolatamente deserto.

E ora? Non abbiamo più un reddito, non c'è più un lavoro, non c'è più niente, solo lacrime.
A Claudio viene proposto un posto a Lecce, come responsabile di un allevamento di pecore e capre con caseificio.
Lui parte.
Noi restiamo a Jesolo.
Per un paio di mesi resistiamo ma i ragazzi vogliono il loro papà e io e lui non ce la facciamo, non possiamo vivere separati, anche se lui viene a casa un fine settimana ogni due. Non ci basta.  Così riempiamo un altro camion con tutti i nostri mobili, chiudiamo a chiave la casa di Jesolo e ripartiamo un'altra volta.....è metà giugno, la scuola è appena finita.
Mamma e papà decidono di partire con noi per darci un aiuto col trasloco e per stare un po' con noi (e tenermi un po' la mano).
Partiamo alle 6.00 una mattina, senza nemmeno un caffè perché non c'è più una cucina, ci fermiamo al primo autogrill prima di entrare in autostrada.
Claudio guida la sua Volvo e con lui viaggiano Silvio e mio papà. Io guido la mia Ritmo e con me ci sono mamma ed Enrico.
Scendiamo tutti per una colazione veloce. Io e mamma, senza motivo, lasciamo le borse nella macchina stracarica di bagagli, chiusa a chiave ovviamente. Claudio prende solo un caffè ed è fuori nel giro di pochissimi minuti, ha le macchine davanti agli occhi, parcheggiate di fronte alla porta dell'autogrill. Nel parcheggio solo un paio di camion e due o tre altre  macchine.....
Dopo aver fatto la nostra colazione torniamo alle auto e mamma trova per terra un suo fazzoletto, lo raccoglie, non capisce. Il tempo di salire e ci rendiamo conto che sono sparite le nostre borse, borsoni da mare. Mamma aveva tutti i suoi gioielli dentro, oggetti di gran valore, una vita di ricordi.
E' un momento che tendo a rimuovere per il grande senso di colpa che mi sento ancora addosso. 
Mamma che piange senza sosta e papà che la coccola e la consola, i carabinieri che non arrivano perché è troppo presto, fino alle 8.00 non ci sono. Io sono furiosa con me stessa e con i farabutti che ci hanno scassinato la macchina e anche col 112 che non c'è.
Facciamo alla fine la denuncia, i bambini dicono di essersi accorti di un tizio che camminava lì intorno, gli fanno vedere le foto segnaletiche, tutti e due riconoscono un personaggio e quindi i carabinieri a quel punto sanno chi è stato, zingari, sono stati i rom. Non si può fare niente, gli agenti non possono entrare nel loro accampamento se non c'è la flagranza  di reato.
W l'Italia. Non ritroveremo mai niente.
A Lecce Claudio aveva trovato un bellissimo appartamento a due passi dal centro.
Lecce e' una città splendida, barocca, elegante. Le persone sono disponibili e desiderose di farci sentire a nostro agio, sono meravigliose.
Facciamo amicizia con Carletto, proprietario di un piccolo bar in Piazzetta Partigiani, a due passi da casa. Il suo locale diventa meta fissa per il caffè e per qualche gelato. Proprio da Carletto, una domenica mattina, Claudio inavvertitamente spinge un avventore che stava sorseggiando la sua birra. La birra gli si rovescia addosso e così, fra mille scuse e strette di mano, Claudio fa la conoscenza di Charlie Sperling, un americano in vacanza a Lecce dove vive sua figlia.
Nel giro di pochi giorni incontro anch'io Charlie e sua figlia Yasmine, che diventerà la mia amica del cuore. La sua amicizia è un dono del cielo, scopro delle affinità impensabili con questa giovane donna bellissima, in pochissimo tempo so di aver trovato un tesoro raro. Passiamo ore a chiacchierare, a raccontarci le nostre vite, a confidarci i sentimenti più profondi e segreti, ci consoliamo a vicenda quando qualcosa ci turba e arriviamo al punto di percepire se una di noi ha bisogno di parlare....una forma di telepatia davvero notevole la nostra!
In pochissimo tempo  tutti e quattro ci adattiamo alla nostra nuova vita, i ragazzi sono iscritti a scuola e cominceranno il nuovo anno qui il prossimo settembre. 
Ho la mia macchina e imparo presto a muovermi, ci sono spiagge fantastiche dove passiamo giornate spensierate 
Scorcio di Locorotondo

Alberobello
A maggio del 1990 si sposa mio fratello e torniamo per qualche giorno a Treviso per il matrimonio. Della serie......come cambiano le mode!

E di nuovo in viaggio per la Puglia!
In questa foto Silvio allatta due caprette in azienda, nella foto sopra due operai sono  con le pecore in lattazione.
Silvio frequenta il liceo scientifico  Banzi   ed è sempre più convinto di voler fare il veterinario, si diverte a seguire Claudio in azienda e ad aiutare.
A settembre dello stesso anno, senza alcun preavviso, il proprietario dell'azienda casearia che Claudio dirige, vende la stessa.

Il nuovo proprietà la gestirà da solo.

Ci ritroviamo con un'ottima buonuscita e senza lavoro, ancora una volta.

Siamo a Lecce da poco più di un anno.

Rifacciamo i bagagli, disfiamo gli armadi ed i mobili, riempiamo un altro camion, si torna a Jesolo.

La cosa più dura e triste per me è lasciare Yasmine, piangiamo per giorni ma poi l'addio è inevitabile. 
Una foto che non le fa onore ma è di quei giorni ed è anche l'unica che ho.....


I traslochi nella mia vita sono una costante, ad un certo punto smetto di contarli.

Il rientro a Jesolo non è dei più felici, siamo abbastanza allo sbando nel senso che non sappiamo cosa fare, di sicuro intanto abbiamo la nostra bella casa da risistemare e i ragazzi da spostare di scuola, poveretti.....
Enrico frequenta la terza media a San Donà di Piave. Diciamo che non è nato con il sacro fuoco per lo studio e non ha ancora deciso dove andrà dopo le medie.
La vigilia di Natale 1990 siamo a casa dei genitori di Claudio
La nostra tavola di Natale 1990 con la mia famiglia.

31-12-1990 il nostro Capodanno con gli amici e con mamma e papà. Ci sono Graziano e Donatella, Yasmine, Nabil e Farida.
Qui ancora con Yasmine, Farida e Lauren, la figlia della mia amica.
E' importante questa foto perché mostra com'è nel 90 "casa nostra".
E' importante anche perché quando penso a come l'abbiamo lasciata nel 2003 non posso non sentirmi orgogliosa per quanto siamo riusciti a fare con tanta fatica e tanti sacrifici.
L'esterno è dunque questo. Il portone di legno è quello che portava al capannone dei conigli. Il nostro appartamento è però a sinistra del portone e non si vede..........uno schifo vero?
Devo dire che l'interno fa a pugni con quello che si vede qui.

Claudio nel frattempo ha cominciato a produrre ortaggi in una piccola parte dell'azienda agricola di famiglia. E' un lavoro duro, dicono bene i contadini, la terra è bassa.
Compriamo una trapiantatrice, Claudio la guida, ed io con il fedele Elio sediamo dietro con i plateaux di piantine e infiliamo le stesse nei coni di metallo che, uno dopo l'altro, fanno scivolare le piantine nei fori già preparati. Anche i ragazzi fanno la loro parte e spesso aiutano il loro papà.
Quando comincia la produzione in primavera avanzata, il lavoro diventa molto più pesante. Assumiamo una donna magrebina e suo fratello che ci aiuteranno fino a quando mi accorgo che uno dei congelatori che era pieno di carne improvvisamente si svuota per più di un terzo.

Come per magia non trovo più le costate, il roastbeef ed il filetto......non manca però tutta la carne da brodo..... Purtroppo ho le prove di chi si è approfittato della nostra totale fiducia.
Però ci sono sempre Elio e Isetta, il nostro zoccolo duro!
Tre/quattro volte la settimana Claudio parte con un vecchio furgone dell'azienda e va a Trieste ai mercati generali. Parte all'alba e porta a vendere gli ortaggi. Poi lavora i suoi campi coltivati.
Io da parte mia scendo alle prime luci del giorno con gli operai a tagliare campi di cavolfiori, raccogliere peperoni, melanzane, pomodori e nemmeno ricordo più che altro.
Le verdure poi vanno messe nelle cassette di legno e caricate sul furgone....e via così. A questo periodo debbo i miei dolori che mi fanno ancora buona compagnia!
Abbiamo una piccola pergola in giardino, è la prima di altre che verranno sempre più belle, ma per ora ci basta per qualche picnic in famiglia.

Una domenica usciamo a pranzo, andiamo in un agriturismo in provincia di Treviso, siamo coi miei e c'è mio fratello con noi. Si parla del lavoro, non è né facile né estremamente redditizio con gli ortaggi, proprio in primavera avevamo perso tutte le piantine di cavolfiori e tutta l'insalata per le piogge torrenziali che c'erano state. E' così, chiacchierando, che Lorenzo ci dice :" Ma voi perché non aprite un agriturismo con tutto il posto che c'è in capannone?"
Lì per lì restiamo un po' perplessi ma poi cominciamo a pensarci.....il posto e lo spazio  non mancano, io me la cavo in cucina al punto che anche quando stavamo in California gli amici continuavano a chiederci perché non aprissimo un ristorante, alleviamo già un sacco di animali da cortile per le nostre famiglie, ortaggi non parliamone.......c'è davvero da rifletterci.
Sotto il nostro appartamento c'e una grande stanza, ex sala di mungitura della ex stalla. Lì noi ci stiamo costruendo la taverna. Claudio si arrangia a fare sia l'impianto elettrico che  quello idraulico, sta mettendo tutte le perline sui muri e sta attaccando tutti i pensili della cucina che avevamo preso per la casa di Lecce. C'è anche un bagno preesistente.
Perché no dunque?


Prima de "I Sili Blu" - 25

E' deciso, dopo lunghe discussioni e dopo aver cercato informazioni al riguardo, si farà domanda al Comune di Jesolo per avviare questa nuova attività.
Nessuno può immaginare i tempi burocratici che ci aspettano......


Abbiamo tempo libero da vendere in questo periodo, così ogni tanto ci concediamo una visita alla zia Wilma e allo zio Aldo a Calalzo di Cadore.
Vi racconto qualcosina.....
Wilma è la sorella di mia suocera, mi vuole bene dal primo momento che mi ha vista ed un affetto infinito ci lega tutt'oggi, con tutti loro c'è un legame che va oltre la parentela.

Aldo è purtroppo mancato il 22 gennaio del 1995, lasciando un vuoto grande, per la sua famiglia incolmabile, ma io lo ricorderò al presente......
Aldo è il classico montanaro, un omone sempre sorridente, buono buono buono, alto e possente. E' lui che, uno dopo l'altro si è preso i nipoti, primo fra tutti Claudio, ed i figli poi, e ha insegnato loro a sciare. Non conosco nessuno che non lo ami.
Anche la loro è una vera storia d'amore, la zia, cittadina di Treviso, lo conosce quando lui milita nel Treviso calcio, primi anni 50, e si innamora. Decidono di sposarsi attorno al 1954-55, la nonna Eden, mamma della sposa con un caratterino di ferro, non parteciperà alla cerimonia, come protesta per il trasferimento della figlia in Cadore.
Nonostante questo, in brevissimo tempo lo zio Aldo la riconquista e torna la pace in famiglia.
Claudio è il primo dei nipoti ed è il coccolo della zia, al punto che quando rimane incinta di Federica, la sua primogenita, rassicura il piccolo Claudio dicendogli che non potrà mai amare nessuno dei suoi bimbi quanto ama lui!
Tra il 1956 ed il 1964 nascono Federica, Paolo e Roberta.
Come dicevo, loro sono una parte della famiglia davvero importante , è sempre una festa andarli a trovare.

A Jesolo si continua a lavorare per avere l'approvazione del progetto di ristrutturazione e la richiesta del cambio di destinazione d'uso dell'edificio. Si capisce presto che la strada sarà tutta in salita.
A Jesolo siamo anche la prima azienda agricola a fare questo tipo di richiesta, aziende agrituristiche non ce ne sono. Al Comune continuano a tergiversare e questa storia andrà avanti per più di un anno.....ahimè.

Per fortuna la vita è fatta anche di altre cose e gli amici non ci mancano. Qui siamo a Cremona, a casa di Cesare, nel palazzo dei suoi avi. E' il 3 febbraio 1992 e lui compie 40 anni. Vicino a me Cristina e Mario.
Claudio ai tempi del liceo frequentava il Collegio Navale Morosini di Venezia, la sua classe era composta da 9 studenti provenienti da tutte le parti d'Italia. I suoi amici più cari sono di allora e con loro, periodicamente, si organizzano riunioni e feste. Tutti da noi a Jesolo o tutti da Mario a Pavia. Per qualche tempo riusciamo a trovarci una volta l'anno. Sono eventi imperdibili, i ragazzi non fanno che ricordare vecchi aneddoti e si godono la compagnia, noi mogli o fidanzate ci confrontiamo coi soliti discorsi da donne, mamme, casalinghe.
Si è creato un gruppo meraviglioso e coeso. Ad ogni appuntamento si aggiunge qualcuno di qualche altra classe....
Quando stanno da noi gli uomini dormono in salotto. Apriamo un divano letto e tiriamo fuori qualche materasso, diventa un dormitorio e loro passano la notte a chiacchierare.

A casa di Mario a Pavia
Mario che abbraccia Claudio che ha fatto la griglia!
Mario è l'amico, l'amico perfetto, l'amico che c'è stato, c'è e ci sarà sempre per Claudio e per me e se ci sarà bisogno anche per i nostri figli, lo so.
Con lui e sua moglie Cristina abbiamo condiviso praticamente tutto.

Poi c'è Cesare, di famiglia nobile di Cremona. Non si è mai sposato anche se ha avuto accanto donne notevoli per molti anni,.... dopo, un po' meno. La sua famiglia vive nel loro palazzo antico da più di 600 anni.

Fabio, romano, medico. Per molti anni convivente di una giovane donna in gamba e simpatica mamma di due bambine. Lui gli fa da padre fino alla maggiore età, le adora. Poi improvvisamente le lascia, sposa una collega e ci fa una figlia.

Ettore, il professore di italiano, di Cuneo, il letterato di una simpatia prorompente e raffinatissima. 

Corrado, il cervello del gruppo. Pugliese, ma vive a Torino, sposato con la stessa donna fortissima, da sempre, il timido genio.

Col passare degli anni rimane Mario il più presente nella nostra vita, anche se l'affetto per tutti gli altri ci sarà per sempre.

Torniamo all'estate del 1992. Siamo ormai allo stremo delle nostre forze, se non ci danno l'autorizzazione ad aprire siamo rovinati.
Arrivo al punto di andare tutte e dico tutte le mattine all'ufficio tecnico del Comune, minacciando di andare nel piazzale del Municipio con una tenda e con i nostri bambini e piazzarci lì con dei bei cartelli di protesta, giorno e notte.
Qualcosa finalmente si muove.

La nostra casa - 26

Voglio anche ricordare com'è la mia casa di Jesolo in quegli anni, messa insieme piano piano, con un amore infinito, il nido che tutti noi abbiamo goduto e vissuto appieno.
La porta a destra è quella che da sull'ingresso dell'abitazione. Fuori abbiamo un bel terrazzo che d'estate riempio di geranei. Lì abbiamo un bel tavolo in ferro con quattro poltroncine ed è lì che Claudio ed io, tutti i giorni d'estate dopo pranzo, andiamo a berci il caffè e sogniamo sul nostro avvenire.
La mia cucina fantastica, che il mobilificio non voleva farmi rossa. Per fortuna ho insistito. L'ho amata per 22 anni.
Una delle varianti del nostro soggiorno. L'open space è così grande che ogni tanto giriamo e cambiamo i mobili.
Questo è il meraviglioso caminetto della Palazzetti che scalda tutte le stanze col suo sistema di tubature che porta l'acqua calda ai termosifoni. In campagna la legna non manca mai.
Il salotto
Come dicevo, la mia casa in assoluto più amata.


La domenica è sempre piena di amici e molto spesso dopo aver  mangiato ci divertiamo.
Uno dei giochi che va per la maggiore è il nascondino dentro casa e lo si fa d'inverno quando fuori fa buio. Spegniamo le luci e tutti si corre a nasconderci tranne chi deve trovare gli altri naturalmente. Non ci sono posti negati e la casa  è grande. Gli armadi sono tra i luoghi più gettonati.
Siamo arrivati a giocare anche in 12. Per Silvio ed Enrico è il massimo e garantisco che anche gli adulti non scherzano!
Si fa il gioco dei mimi a squadre, si gioca a Taboo e ad altri giochi in scatola.
Quelle domeniche restano fra i ricordi più cari e divertenti di quegli anni.
Il lunedì poi, puntualmente, risistemo tutti gli armadi......quando a entrarci sono uomini della stazza di mio marito.......
La nostra casa è un punto di riferimento per tutti gli amici e in quegli anni ne frequentiamo tanti.

Sono consapevole che tutto questo può finire se andrà in porto il nostro nuovo sogno.

Chiedo scusa per l'intromissione (chi scrive qui è Claudio). Normalmente leggo il post prima che venga pubblicato, questo invece è entrato in rete senza che lo abbia visto prima (voglio dire che Giancarla mi chiede generalmente un parere). 

Forse per dimenticanza, forse per vergogna o forse per modestia la mia bella non ha sottolineato il fatto che quando dice che questa è la casa che più ha amato lo dice dall'alto del suo stato di "professionista". Infatti, in 42 anni di vita insieme abbiamo effettuato, non ricordo nemmeno più il numero esatto, 21/22 traslochi. ;-)


Il 1992, tra matrimoni, nascite, pentole, piatti, posate, bicchieri e vacanze - 27

Dopo le mie disgressioni riguardanti gli amici e la nostra casa, riprendo in mano il calendario.
Il 1992 è un anno di cambiamenti e di novità.

Il 15 febbraio 1992 Serenella e Giovanni si sposano. Serenella è la sorella di Claudio, Giovanni è un bravo ragazzo che si innamora di lei. Quando la vedo con l'abito nuziale, penso che non ho mai visto una sposa più bella, è felice, ha incontrato l'uomo della sua vita e sta per cominciare la sua grande e vera storia d'amore.
Quanta felicità e anticipazione del loro futuro in quegli occhi.......


L'immancabile foto di famiglia

Serenella e Giovanni avranno due figli bellissimi, Gaia e Marco, e vivranno felici per circa dodici anni, fino al giorno in cui a Giò viene diagnosticato un male che se lo porterà via dopo quattro anni, il 6 marzo 2008.
Non posso non fare cenno al coraggio esemplare con cui Giò ha affrontato il suo destino e non posso non fare cenno all'amore sconfinato e alla dedizione con cui Serenella lo ha accompagnato lungo il suo percorso e alla sua grande dignità nel dolore immenso che convive nel suo cuore da allora.



Nella primavera del 1992, ad aprile esattamente, ci saranno le elezioni politiche in Italia.
Un giorno di febbraio viene a trovarci un amico albergatore e con lui parliamo delle grandi difficoltà  che troviamo nell'aprire il nostro agriturismo.
E' un caro amico Graziano che  anche in seguito ci darà ottimi consigli. Ci ascolta.
Passano pochi giorni e torna a casa nostra con una proposta....ci prenota una cena di 50 persone per il Partito Repubblicano (allora c'era anche questo). Ce la possiamo fare?
Non abbiamo niente, né mobili né piatti né posate né pentole. Abbiamo in compenso tanta rabbia verso una burocrazia ottusa e lenta che non ci consente di lavorare a casa nostra con i nostri animali e le nostre verdure come richiesto dalla legge.
Accettiamo la sfida.
Il giorno seguente partiamo per Manzano (Ud) dove producono sedie e tavolini per ristoranti, è un rischio ma ci crediamo.
Ordiniamo un certo numero di sedie e tavoli con la garanzia di averli consegnati nel giro di pochi giorni.
Mia mamma, mia suocera ed un paio di amiche ci prestano alcuni servizi di posate. Compriamo piatti e bicchieri. Le pentole....... dalla Sardegna.
Decidiamo il menù, di sicuro ricordo la zuppa di fagioli e le tagliatelle al sugo d'anatra (che diventeranno un must nella nostra cucina) e anatra in umido. 
Qualche mese prima avevamo fatto un viaggio in Sardegna dai cugini Soldati che hanno un bellissimo albergo a Golfo Aranci, l'hotel Margherita. Eravamo partiti col famoso vecchio furgone che serviva per il trasporto degli ortaggi.
Luciano e Rosemarie ci regalano un meraviglioso frigorifero industriale (lo avevano appena sostituito) ed un lavello grandissimo. Tutto in acciaio inox, perfettamente a norma di legge. E pentole, un certo numero di pentole preziosissime. 
Ricordo che al ritorno pioveva e mi pioveva sulla testa, attraverso dei buchi sul tetto del furgone.....altro che famiglia Brambilla in vacanza!
Ricordo con quanta fretta compriamo una stufa a gas con sei fuochi ed un forno industriale, entrambi usati, e approntiamo in qualche modo la cucina in una stanzetta adiacente la sala (la nostra taverna). La cucina rimarrà lì anche in seguito con i dovuti aggiustamenti tecnici.
Prima di metà marzo c'è tutto il materiale, compriamo rotoli bianchi di carta da usare come tovaglie, mettiamo tende ai finestroni e cominciamo ad organizzarci. 
Quando arriva il grande giorno io sono in cucina con la mia Isetta che continua a ripetermi :" A stae calma signora, a stae calma che va tutto ben."
Abbiamo cucinato tutto il giorno, i tavoli sono preparati e addobbati con lunghi tralci di edera (simbolo del partito) e fiori bianchi......mancano solo gli ospiti.
Claudio in giacca e cravatta si occuperà del servizio con l'aiuto di Silvio ed Enrico. Io sto in cucina con Isetta e con suo marito Elio che si mette al lavandino (mica avevamo la lavapiatti ancora!).
Sembriamo un micro esercito pronto alle operazioni.
Io so far da mangiare, sono anche bravetta, ma far da mangiare per 60, 70 persone non è come cucinare per un gruppo di amici la domenica. Non ci sono dosi, fare a occhio diventa un azzardo pericoloso, continuo ad assaggiare le pietanze senza sosta per paura. Poi, ti dicono 50  coperti, ma devi avere la possibilità di fare dei bis, giusto?
Solo Isetta che ha lavorato nelle cucine degli alberghi di Jesolo per tutta la vita può sapere!
Mancano solo gli ospiti ed io vado avanti e indietro in bagno, una processione continua. Sono agitatissima...........
Alla fine tutte le persone arrivano e si accomodano, sono quasi tutti albergatori della spiaggia, gente che si intende ovviamente molto anche di cibo.....
Nonostante la mia totale incapacità di gestire l'organizzazione della cena, tutto fila liscio e si arriva incolumi alla fine, fine che viene salutata con un grande applauso per la cucina. 
Adesso posso anche svenire.

Nel frattempo, il 19 marzo, nasce la nostra prima nipotina, Carolina, figlia del fratello di Claudio,Sergio, e della sua compagna Iveta.



A giugno Sergio e Iveta si sposano a Praga. Andiamo tutti al matrimonio.

Praga è una città che ti entra dentro e ti affascina. Il centro storico è una vera gioia per gli occhi e per il cuore, i palazzi storici, le chiese, le piazze e l'atmosfera......si trovano esempi architettonici di Art Nouveau, Barocco, Gotico, Neoclassico e Moderno.
La visita al vecchio Cimitero Ebraico mi emoziona fino alle lacrime, fra quelle vecchie mura c'è una parte di storia terribile del nostro passato. E' quasi tangibile, come sono tangibili le lapidi e tangibili sono i sassi sotto cui si intravedono pezzi di carta, preghiere lasciate lì da qualcuno, in memoria.....

In alcuni punti ci sono fino a 9 strati di sepolture, le lapidi venivano staccate dal suolo, ammonticchiavano della terra per la nuova sepoltura e piantavano la vecchia lapide attaccata alla nuova. Questo perché il cimitero non poteva espandersi al di fuori del terreno concesso agli ebrei nel periodo medioevale e tale è rimasto.

Pochi giorni di festa dunque e si riparte con la nostra battaglia.....



In seguito lavoriamo indefessamente tutti i fine settimana, gli albergatori ci adottano in toto e organizzano cene e feste da noi. Abbiamo un successo insperato e diventa imperativo essere in regola coi permessi.
Finalmente abbiamo un riscontro economico serio.
Noi lavoriamo esclusivamente con i prodotti dell'azienda, ortaggi di stagione e animali di bassa corte allevati a terra, polli, anatre, faraone, oche, colombi e conigli (che prendiamo da un'azienda vicina ormai)

Quell'estate a luglio, Silvio fa la maturità e va a lavorare per tre mesi nella  gelateria di un amico a Jesolo Lido per mettere da parte i soldi per pagarsi un lungo viaggio negli States col suo più caro amico Rudy.
Enrico invece ha frequentato il primo anno dell'Istituto di Agraria di Colle Umberto dove aveva insegnato Claudio. 
Se Silvio lavora in gelateria, Enrico lavora tutta l'estate dal nostro amico Graziano nel suo albergo, come cameriere al bar.
Sono bravi ragazzi.
Silvio e Rudy in California a casa dei nostri amici Hazard. Qui con Lauren e Ross. E' l'ottobre del 1992.
E' nello stesso mese che io e Claudio abbiamo per la prima volta la possibilità di farci una breve vacanza in Spagna, un lusso che non avevamo mai potuto permetterci prima. E qui lascio lo spazio al racconto di Claudio.......




Finalmente! siamo sposati da quasi vent'anni e non eravamo mai riusciti a prenderci una vacanza insieme. Il lavoro, gli impegni, i figli, ma soprattutto la mancanza di soldi ci aveva impedito di poter fare un viaggio, noi due, solo noi due. Finalmente dicevo è arrivato il momento e non una, bensì due settimane tutte per noi in Andalusia. Ma ci pensi? Internet esiste già, ma io non lo conosco ancora per cui vado in un'agenzia di viaggi e mi faccio consegnare una tonnellata di opuscoli tipo "Mare d'inverno". Infatti le nostre tasche non ci consentono grandi cose per cui al mare ci andiamo in ottobre e scegliamo alla fine l'Andalusia perché ci dicono che lì è ancora caldo. 

Chiaro che Marbella è fuori dalla nostra portata per cui ripieghiamo su Torremolinos. Vedremo...
Scartabellando i vari opuscoli trovo un albergo che ci offre la pensione completa ad un prezzo veramente ridicolo. "E' quello che fa per noi!" esclamo e penso che anche se Torremolinos dovesse assomigliare a Jesolo (dove all'epoca vivevamo), poco male, tanto a noi interessa fare delle escursioni e vedere "cose". Nelle varie cartine ed enciclopedie che consulto vedo che oltre a Marbella, piuttosto vicino ci sono Malaga, Granada, Mijas, Ronda ed un po' più in là Siviglia, Jerez, Cadice e perfino Gibilterra.
Non avevo molta esperienza di viaggi e quindi immaginavo di poter visitare tutto senza stancarmi, ma soprattutto, senza stancare Giancarla.
Arriva finalmente il giorno tanto atteso, partiamo da Verona con un charter che fa tappa a Rimini per imbarcare altri viaggiatori e poi via verso Malaga. 
Guardandoci intorno in aereo ci rendiamo conto che, pur non essendo noi stessi dei ragazzini (io ho appena superato i 40 mentre a Giancarla mancano ancora 2 o 3 anni per oltrepassare la fatidica soglia), a parte la coppietta che siede davanti a noi, tutti gli altri sono anziani con cui sarà difficile trovare qualcosa in comune. Va beh chissenefrega, sono con la mia bella, sono in vacanza per la prima volta e sono in Spagna.
Arriviamo a Malaga che è già buio, vengono a prenderci all'aeroporto con un pullman per portarci nei vari alberghi. Per un problema di over-booking ci dicono che per due o tre notti ci devono alloggiare in un albergo di categoria superiore e che quindi ci scaricheranno là senza accompagnarci, ma che si faranno vivi per spiegarci tutto con calma la mattina seguente, ci invitano a prendercela comoda, a goderci la piscina dell'albergo che tanto anche quel giorno c'erano stati quasi 40 gradi.
Che bello! Saliamo in camera (elegante e spaziosa) scendiamo in fretta, così possiamo cenare (proprio niente male, servizio "al tavolo") facciamo quattro passi nel giardino dell'albergo, felici come bambini in un negozio di giocattoli.
Decidiamo quindi di andare a dormire visto che siamo stanchi probabilmente per l'eccitazione, poi domani mattina faremo un'ottima colazione e da lì giù in piscina!!!
Ci svegliamo prestino e dopo aver "poltrito" ancora un po' a letto, ci alziamo e tiriamo le tende: piove. E va bene, dai, in fondo è ottobre, domani, magari addirittura oggi pomeriggio uscirà il sole. Ancora non lo sapevamo, ma, eccettuati piccoli e brevi spazi, non avremmo più rivisto il sole, almeno non in Spagna... Già per 2 settimane brutto tempo.
In definitiva la cosa non ci tocca, siamo in ferie, ci stiamo divertendo e soprattutto siamo insieme noi due!
Per un paio di giorni ci fanno sperimentare il lusso e poi ci rispediscono nell'albergo che effettivamente avevamo prenotato.
Una delusione! Le camere così così, vengono a rifarle appena mangiato quando andiamo a fare il "riposino", le cameriere entrano indipendentemente dal fatto che lasciamo sulla porta il segnale "non disturbare", le nostre richieste in direzione non servono a niente (sono tutti gentilissimi e, sembra, disponibilissimi, ma poi i risultati sono completamente assenti). La cosa peggiore però è il cibo; nell'opuscolo era pubblicizzata una portata di pesce al pasto, bene a pranzo ti trovi una specie di pesce non ben identificato cotto alla griglia, solo l'aspetto ti consiglia di tenertene lontano, ma il peggio viene dopo quando per cena ti ritrovi lo stesso pesce (intendo proprio lo stesso, non uno simile) cotto al forno (???) ma il top lo sperimenti il giorno seguente quando a pranzo te lo ritrovi "in umido"... 
L'unica cosa positiva è stata l'aver ritrovato in quel posto (chiamarlo albergo sarebbe stato un po' troppo pretenzioso) la coppietta che era seduta davanti a noi in aereo: Andrea e Barbara. Sono poco più vecchi dei nostri figli, ma abbiamo trovato probabilmente l'unica coppia che non appartiene alla terza età, credo che anche a loro vada bene la nostra compagnia, quindi decidiamo di noleggiare un'auto insieme per tre giorni ed andare a visitare i dintorni. 
Loro sono veramente carini, Barbara, che mi confessa che sua madre non è in grado di pronunciare tre sillabe con la "a" di seguito e quindi la chiama "Bàrbera", è molto naive; ha sentito che gli spagnoli rispondono al telefono o si salutano dicendo "ola" per cui, forse per far credere che parla lo spagnolo o forse per sentirsi in sintonia con l'ambiente, una mattina scendendo dalla camera e passando davanti alla reception fa: "alhoa!", per poi scappare vergognandosi.
Insieme andiamo a Malaga, Marbella, Fuengirola il primo giorno, poi i secondo via verso Granada a visitare l'Alahmbra ed i giardini del Generalife (che spettacolo!!!) il terzo poi fino a Ronda.
A Ronda, appena parcheggiata l'auto ci avvicina un ragazzo, aspetto pulito, espressione onesta, ma quando sorride ti accorgi che ha un dente sì, un dente no, un dente marcio, ecc. Parlando spagnolo si offre di farci da guida ad un prezzo concorrenziale. Giancarla, Barbara ed Andrea si guardano perplessi perché nessuno parla spagnolo, ma il prezzo è buono e quindi dico: "tranquilli vi traduco io!". Non che io parli lo spagnolo, ma quando ero all'Università ero patito di musica andina ("che noia mortale" diceva giustamente Dalla) e quindi confermiamo. Sarà che lui è molto bravo e parla lentamente e capisce il mio italiano, sarà che gli Inti Illimani hanno avuto per me anche questo valore, alla fine mi lancio anche in qualche frase in spagnolo con risate da parte di tutti.
Al ritorno riconsegniamo l'auto e siamo a piedi, come dicevo prima, sole veramente poco per cui è improponibile fare vita di spiaggia o di bordo piscina, l'animazione poi non è degna di tale nome per cui siamo piuttosto bloccati. Qualcuno ci dice però che poco lontano c'è la fermata della corriera che porta a Mijas, quindi decidiamo di andare a visitarla. Molto carina, pulita, poche auto, ma quello che ci rimarrà sempre in mente è il terrore provato durante il tragitto. La strada per raggiungere Mijas è una strada di montagna con curve cieche e strapiombi non protetti ed in più, pur essendo a doppio senso di circolazione risulta stretta anche per un'auto di media cilindrata, figuriamoci per una corriera e, come se non bastasse l'autista corre come un pazzo strombazzando ma senza nemmeno rallentare in curva. 
Ad ogni modo arriviamo a destinazione sani e salvi e soprattutto senza esserci sporcati...
Giriamo per la cittadina e mi accorgo che ormai per non essendoci più niente da vedere le ragazze continuano ad attardarsi in scorci di poco conto. Insomma alla fine confessano di essere terrorizzate dall'idea di rimontare in corriera e ci invitano a cercare magari una strada alternativa per tornare indietro. Strade alternative ovviamente non ne troviamo ed è impensabile l'opzione di tornare a piedi per cui ci avviamo al capolinea e saliamo sulla corriera maledetta.
Il ritorno è come l'andata: terrorizzante, ma credo che faccia parte dell'attrazione.
Sono convinto che forse c'è qualche forma di senso unico alternato però vi garantisco che anche gli autoctoni gridavano...
Alla fine della prima settimana la responsabile degli accompagnatori che ci ha preso in simpatia, ci dice che riesce a spostarci in un albergo migliore, così facciamo per la terza volta i bagagli, salutiamo Barbara ed Andrea e ci spostiamo in questo albergo, poco distante dal primo dove tutto risulta essere, se non perfetto, almeno sensibilmente migliore. Gli spazi comuni sono più belli, c'è una piscina interna, l'animazione è OK, il cibo accettabile. Anche la camera non è male, l'unica manchevolezza è la "vista", infatti dalla finestra, sporgendosi si riesce a vedere il mare e la piscina, ma quando sei dentro sei detentore di una meravigliosa "vista finestre altrui". La cosa è anche divertente perché all'interno di una delle finestre di fronte c'è una signora (anche lei "terza età") che sperimenta movimenti da "gitana che apre e chiude il ventaglio". E dai, siamo in Andalusia terra di flamenco e valenciana ed il ventaglio è parte integrante dell'abbigliamento di una donna. Non riusciamo però a capire se queste movenze sostituiranno il famoso e temuto filmino delle vacanze di questa signora.
C'è anche la piscina interna e così Giancarla decide di fare un bagno. Non sapremo mai se è per colpa del bagno o per altri motivi fatto sta che la mia bella si ammala. Niente di grave, un po' di febbre, ma questa è la prima di una infinita serie di volte: ha una salute di ferro, non si ammala mai, ma quando andiamo in ferie, almeno un giorno lo deve passare a letto, tanto è vero che in tutti i periodi di ferie seguenti a questo ho sempre messo in calendario un giorno; "malattia Giancarla". Alla fine sono arrivato alla conclusione che, siccome è sempre più che attenta al lavoro e che si dedica a questo con grande tensione, quando si rilassa mentalmente, probabilmente anche il suo organismo si rilassa e diventa succube del primo germe che incontra, ma forse è solo una coincidenza...
Ad ogni modo un po' a causa dell'indisposizione di Giancarla, un po' perché con l'animazione le giornate passano veloci, ma soprattutto perché il tempo fa veramente schifo, trascorriamo gli ultimi giorni senza grandi giri o avventure, ma rilassandoci e preparandoci sia spiritualmente che fisicamente alla ripresa del lavoro.
Alla fine abbiamo realizzato una cosa: non importa come, non importa quando, non importa dove, ma se siamo insieme noi due e non abbiamo altri impegni che non siano il divertimento, va sempre bene!




 Fuengirola, durante la festa per la Madonna del Rosario.
A novembre dello stesso anno arriva Alice nella nostra vita.

I Sili Blu - 28


A settembre del 1992 Silvio comincia a frequentare l'università a Bologna, dopo aver superato il test d'ingresso, a Medicina Veterinaria.
Il suo sogno si avvera.
Troviamo un appartamento in condivisione con altri studenti e per lui comincia un lungo, faticoso e appassionante percorso di studi.

La nostra battaglia burocratica non conosce soste. In paese tutti ormai sanno di noi, del nostro progetto, ma soprattutto sanno che stiamo lavorando con gli albergatori.

A Jesolo quella degli albergatori è una Casta con la lettera maiuscola, inutile negarlo, è così. Hanno anche il loro bel "perché", se non lavora la spiaggia il paese muore,...... quindi, contento il Lido di Jesolo, contento anche Jesolo Paese.
Questa consapevolezza non ci fa comunque dormire sonni tranquilli, abbiamo troppe richieste per cene e feste private, prima o dopo ci capita un controllo.......
Così non è, ringraziando Dio o chi per lui.
Io penso che in Ufficio Tecnico ci temessero ormai e ci odiassero pure, eravamo lì sempre, sempre sempre, a chiedere il nostro permesso.
A Jesolo eravamo la prima azienda agricola con tutti i requisiti in regola a fare questa richiesta, gli omuncoli che lavoravano negli uffici preposti erano troppo pigri per studiarsi la legge regionale, tanto che Claudio un bel giorno va lì a "spiegargliela". Nonostante questo ci tirano avanti con scuse ridicole e senza senso.
Alla fine, esasperati o impossibilitati a fare diversamente ci firmano l'autorizzazione per aprire il nostro agriturismo.
 E' la primavera del 1993.
Sapere che possiamo finalmente lavorare ci da un senso di sollievo indescrivibile, con un'energia che non sapevamo nemmeno di avere partiamo con i lavori di ristrutturazione e con mille idee e progetti.
Il 1993 ed i successivi, ci vedono in costante fibrillazione.
In cucina ci si organizza con elettrodomestici, stoviglie e nuove ricette.
L'orto che prima serviva per le nostre famiglie diventa molto più grande e anche la serra si riempie di piantine di insalatina, prezzemolo, rucola, spinacine ecc.
Il pollaio viene rimosso per lasciare posto ad una serie di casette in legno ognuna delle quali sta dentro ad un recinto. I recinti ospitano galline, polli, faraone, colombi, oche ecc. Lo battezziamo Pollaio Valtur da tanto è bello!
Nel nostro giardino facciamo una pergola piuttosto grande con tavoloni e panche di legno per le sere d'estate. A fianco facciamo un campo di bocce.
Abbiamo l'aiuto di validi collaboratori, uno in particolare, Vittorino, chiamato anche Mc Gyver. Lui sa fare e aggiustare tutto, e' uno dei vecchi operai dell'azienda agricola. Quando serve, c'è.
In breve tempo ci facciamo conoscere e in cucina il lavoro aumenta.
Io sono la cuoca, Isetta mi affianca, poi assumiamo una perla di figliola, Stefania, che è la figlia minore di Vittorino. E' giovane ma fila come un treno, per noi è la manna. E' puntuale, organizzata, seria e bravissima.
Assumiamo poi un ragazzo universitario che abita lì vicino, Nicola, e anche con lui facciamo tombola.
Il suo ruolo è stare alla lavapiatti e al lavello delle pentole. Elio, un po' anche per l'età, è felice di lasciargli i piatti sporchi!
Potrà sembrare arrogante la mia autoproclamazione al ruolo di cuoca, ma così è, sono gelosissima del mio ruolo e nessuno mi passerà mai davanti da quel momento a tutti gli anni a venire.

Silvio con Enrico aiutano Claudio a fare servizio in sala durante i fine settimana, succede a volte che ci sia soltanto Enrico, se Silvio non rientra a Jesolo da Bologna.
Dopo i primi mesi di panico e ansia intollerabile comincio a credere ai complimenti che mi fanno per il cibo.
Comincio anche a non arrabbiarmi più per il fatto che nessuno sembra credere che a cucinare sia io. Il motivo è semplice.....in cucina abbiamo tutte la divisa composta da grembiule bianco, ciabatte antinfortunistiche e cuffia per i capelli. Quando però, verso fine servizio esco in sala, ho i tacchi alti, il mio immancabile tailleur (sì perché venti' anni fa mi vestivo come una vecchia e seriosa signora!) e un trucco perfetto.
E' così...... a fine pasto mi spoglio dai panni di Cenerentola, esco in sala e mi godo i complimenti dei nostri ospiti.

Le prime compagnie di amici che ci hanno onorato per tanti anni della loro presenza puntuale!

Dal nostro terrazzo godiamo di quello che vediamo, mentre le nostre menti lavorano frenetiche per avere già una visione futura di quello che potremo fare. Tutto comincia ad avere un senso.....l'orto, il prato, la siepe di erbe aromatiche, la serra, la prima grande pergola, il campo da bocce......piano piano, ogni soldino guadagnato viene reinvestito per migliorare la nostra "creatura". Cominciamo ad essere orgogliosi di noi stessi e cominciamo anche a vincere la paura che qualcosa possa ancora succederci.

Comincia in quegli anni, '92 - '93 la passione dei nostri ragazzi per i cavalli.
Silvio a Bologna frequenta gli ambienti equestri, lui monta all'americana, e non ci vuole molto perché un bel passatempo diventi una grande passione che lo porterà a vincere premi importanti a livello europeo negli anni a venire.
Questo che monta Enrico è un povero e vecchio ronzino che era destinato al mattatoio, decidiamo di salvarlo e lo acquistiamo. E' il primo cavallino di Enrico appunto. Lo chiama Ramirez. Dietro c'è Lodovico, un cugino di Claudio, grande appassionato e conoscitore di cavalli.
Silvio qui monta uno dei cavalli di Lodovico. Il suo invece lo tiene a Bologna.

Piano piano cominciamo a costruirci una reputazione di tutto rispetto, la clientela comincia ad allargarsi e molte sono le persone che diventano nostri ospiti fissi.
La legge sull'agriturismo è regionale, quella Veneta dichiara che un'azienda agrituristica deve produrre almeno il 60% di quello che somministra, il 30% può essere acquistato da altre aziende agricole della regione Veneto, il 10% da libero mercato. Noi siamo estremamente attenti, soprattutto per un nostro orgoglio personale, a rispettare le percentuali anche se non sempre è facile restare nel 10% del libero mercato (pensiamo solo a sale, pepe, spezie, pasta, riso, zucchero, caffè, aceto ....). In compenso produciamo ben al di sopra del richiesto 60%.

Il 25 aprile 1994 festeggio i miei 40 anni, una festa che si protrae fino all'alba....
Ricordi bellissimi.....amici che mi mancano, qualcuno che non rivedrò più....
e con Yasmine che riesce a venirmi a trovare da Lecce qualche volta l'anno,.... e allora passiamo ore e ore di notte a chiacchierare, a guardare 24 (serie tv) nel letto insieme, a riempire i mesi di lontananza con le parole. La nostra amicizia regge bene alla distanza, nonostante tutto.

Diverso vero da come appariva un paio d'anni prima! Il nostro appartamento, al piano superiore, parte dalla prima finestra con la tapparella appena un po' aperta a destra del portone, fino alla fine dell'edificio verso sinistra (che non si vede....)

Anche i fiori sono una mia grande passione. In agriturismo ce ne sono sempre molti, fuori e dentro in sala.



La sala pronta per un battesimo. Qui con Enrico, mamma e papà

Ancora mancano i lampadari, le lampade da parete, la grande credenza e tanti altri complementi che arriveranno col tempo.
Intanto però io sono pronta ad accogliere gli ospiti in arrivo!


1993 - 1996 - 29

Nel dicembre 1993, un venerdì sera subito prima di Natale, arriva una telefonata. E' mio fratello Lorenzo che chiede di parlare con Claudio. E' una serata lavorativa, con tanti clienti in sala, ed io penso che sia una chiamata per prendere "accordi" per i regali di Natale, eravamo soliti consultarci per gli acquisti natalizi. Siamo molto impegnati col servizio e dopo poco dimentico completamente l'accaduto. Verso l'una di notte andiamo finalmente a dormire ed è in quel momento che Claudio, con tutta la dolcezza di cui è capace, mi prende fra le braccia e mi dice che quella sera la nonna Maria è morta. Mi addormento dopo avergli versato addosso tutte le mie lacrime ed il mio dolore,  e anche il rimorso per non aver avuto nessun sentore di quello che stava succedendo alla mia nonna adorata.
La nonna Maria era la nonna materna, era vissuta con noi dal 1971 da quando era mancato il nonno Carlo. Mi aveva sempre amata moltissimo.
Il Natale del 1993 vede un posto vuoto alla nostra tavola e tanta malinconia.

Nel post precedente intitolato "I Sili Blu", non spiego che cosa significa il nome che abbiamo dato alla nostra creatura, chiedo scusa.....
Dietro il capannone che alloggiava i nostri conigli e ancora prima le vacche da latte, ci sono tre sili (erroneamente detti silos) della Harvestore, contenevano i vari foraggi e granaglie per le vacche di allora. Sono di colore blu e si vedono da chilometri di distanza, decidiamo quindi che il nostro agriturismo si chiamerà I Sili Blu.
Nel 1994, l'anno dei miei 40 anni, il lavoro procede alla grande, siamo felici e propositivi, i clienti riempiono la sala e lasciano i soldi sul tavolo....."pochi, maledetti e subito" dice Claudio. 
L'economia gira, incassiamo spendiamo, e reinvestiamo, la cosa funziona benissimo.


Il 1994 ci vede zii per ben quattro volte! Tre nipoti di sangue, una "acquisita".


La prima nipotina dell'anno è Teresa, sorella di Carolina, figlie di mio cognato Sergio e di Iveta. Nasce il 24 aprile, il giorno prima del mio quarantesimo. Bimba buonissima, dolce come il miele.
Il 20 giugno nasce Chiara Possamai, la nipotina acquisita figlia del mio amico fraterno Toti e di Lucia. Ricordo ancora la telefonata del mio amico, eravamo a cena e lui era talmente fuori di sé che non capivo nemmeno quello che cercava di dirmi.....tutti subito a casa sua, coi suoi fratelli a far festa e brindare tutta la notte!!!
Il 22, due giorni dopo, la MIA prima nipotina, proprio mia, Federica, figlia di mio fratello Lorenzo e di sua moglie Barbara.
Mi sembra ieri......l'emozione e la commozione nel vedere quella frugoletta appena nata, le lacrime che soffocano le parole. Lo stupore di quel miracolo negli occhi dei suoi genitori, il loro orgoglio per aver dato vita a questa creatura, l'amore immediato per questo fagottino rosa. La vita preziosa di una figlia che dipenderà da te......
Federica è una bimba buonissima e dolce. Non fa capricci, fin da piccolissima mangia con estrema attenzione per non sporcarsi, con estrema attenzione comincia a muovere i primi passi, sempre attenta ad avere un appoggio a portata di mano! E' affettuosa e ama farsi coccolare.
A novembre dello stesso anno, il 29 novembre nasce Gaia, la bimba di mia cognata  Serenella  e di Giovanni. Altra grande gioia per tutti! A differenza di Federica, Gaia è vivacissima e inarrestabile, a pochissimi mesi gattona ad una velocità impressionante e comincia a camminare prima dei nove mesi. E' una bambina felice e gioiosa, il suo nome è perfetto!


Primavera 1995, le quattro nipoti con lo zio Claudio!

In alto da sin. Federica e Gaia

In basso da sin. le due sorelline Carolina e Teresa




Io e alcune delle coadiuvanti che si sono succedute negli anni. 
A sinistra Stefania, la figlia di Vittorino, mitica ed inimitabile finché abbiamo avuto la fortuna di averla con noi. Un paio di anni dopo si sposerà e la perderemo, ahimè....vuole avere presto dei bambini e non vuole metterci in difficoltà. Corretta fino all'ultimo giorno.

Sento ancora un grande debito di riconoscenza nei suoi confronti.

Purtroppo, tra loro c'è una persona che vorrei oscurare nella foto, una donna che ha approfittato per anni della mia buona fede.....e mi fermo qui.

Una foto dell'estate 1996, sono anch'io di servizio. dietro di me Stefania.

Oltre a Stefania, Gabriella e Graziella, altre due persone con cui ho avuto il grande piacere di lavorare in quella cucina!
Diventiamo presto conosciuti per alcuni piatti, le zuppe di verdura (che mi procureranno anche un articolo sulla Nuova Venezia con tanto di foto) e le tagliatelle col sugo dell'anatra sono dei must e non possono mai mancare. Poi il nostro semifreddo al caffè ed il caffè speciale di Claudio vengono richiesti da tutti, c'è chi arriva a dire che vengono da noi per il suo caffè, io che passo ore sui fornelli, riconoscente ringrazio.
Sono gli anni del Karaoke, compriamo anche noi tutto il necessario e cominciamo a far cantare gli ospiti dopo cena, cantiamo anche noi e una canzone tira l'altra, e un'altra ancora, finchè i nostri ospiti cominciano a chiederci di cantare per loro, ed è così, pian pianino e senza nemmeno rendercene conto, che ci attrezziamo meglio, con apparecchiature professionali che ci consentono alla fine di fare dei "concertini".

Torniamo alla famiglia. Pur avendo l'agriturismo, ci rifiutiamo di aprire per Natale, vogliamo mantenere solida la tradizione della famiglia unita attorno al tavolo natalizio
E' il Natale del 1995, Federica ha 1 anno e mezzo e riceve tutti i suoi regali con una felicità così esplosiva che ancora ricordo quanto abbiamo riso. Il mio papà, dopo due maschi ormai adulti, ha questa nipotina da coccolare e viziare con un amore infinito, quando è con lei gli occhi gli brillano, credo che facesse tanti progetti per lei......
Tutti insieme, la mia meravigliosa famiglia.


A febbraio del 1996 Claudio ed io ci regaliamo un bellissimo viaggio negli Stati Uniti. Siamo chiusi per ferie e ci prendiamo 17 giorni di vacanza.
Partiamo da Venezia, destinazione Orlando, Florida.
Durante questo viaggio non facciamo foto, ne ho trovata solo una......avevamo la telecamera sempre accesa ed ora ho qualche rimpianto.....Claudio ha trovato alcune foto dal web che utilizzerò.
Quella sopra è una veduta dall'alto di una parte di uno dei parchi divertimento che abbiamo visitato in quei pochi giorni a Orlando.
Da lì abbiamo preso una macchina, decidendo di fare tutto il viaggio sulle quattro ruote, cosa che non si ripeterà mai più! Attraversiamo l'Alabama e ci fermiamo in Mississippi per la notte.

Nel tragitto, a Panama City sul Golfo del Messico, assistiamo in spiaggia ad uno spettacolo incredibile....stormi di gabbiani che si tuffano dal cielo per venirsi a prendere il cibo dalle mani, o quasi, perché io non sono tranquilla e lo lancio per aria per loro. Ricordo perfettamente il senso di libertà, di felicità e di meraviglia che si impadronisce del mio cuore.....rido e grido, gesti liberatori e primordiali, mi sento una bambina in una spiaggia infinita, quasi deserta e mi piace, mi piace, mi piace.
Proseguiamo questo viaggio estenuante fino alla Louisiana, correndo in mezzo a foreste o a zone paludose, finché giungiamo a Slidell al Welcome Center dove, stanchissimi, ci fermiamo per avere qualche indicazione su quale hotel prenotare a New Orleans. Ci viene offerto il caffè con qualche biscottino e nel frattempo due gentilissime signore del Sud ci illustrano le bellezze del loro paese, con la calda ospitalità che contraddistingue la gente degli stati del sud. Con loro consultiamo vari opuscoli finché arriviamo ad una scelta. Alloggeremo all'Avenue Plaza, in St. Charles Avenue, in pieno Garden District, la zona residenziale più vecchia ed elegante della città.
Questa e le seguenti sono ancora immagini prese dal web data la mancanza di foto....
Claudio in macchina ha un senso di orientamento davvero imbarazzante e riesce senza troppa fatica ad entrare in centro a New Orleans. Il nostro è un abbigliamento molto più che informale, d'altronde siamo in macchina da giorni e la comodità è la nostra priorità quindi, arrivando all'hotel e vedendo le limousine parcheggiate fuori, diciamo che non ci sentiamo esattamente a nostro agio. Ma siamo in America, che diamine, siamo sempre noi a farci mille scrupoli e problemi.....nessuno in effetti ci degna di uno sguardo e passiamo al bureau senza incidenti!
Viene chiamato un valletto col suo bel tamburello in testa per prendere i nostri bagagli ed accompagnarci in camera. E' sufficiente questo tragitto per farci sorgere mille dubbi, il prezzo propostoci dalle simpaticissime vecchie signore del Welcome Center non può in nessun modo essere corretto, qui ci lasciamo anche le mutande!!!
Questa foto recuperata dal web mostra la zona giorno della suite che avevamo prenotato ad un prezzo ridicolo (dopo tanti anni Claudio non ricorda se fossero $ 64 o 67 a notte per due persone ovviamente), ma non era proprio così quella che hanno dato a noi. Vi basti sapere che entrando in camera ci blocchiamo a bocca aperta come due allocchi, cucina bianca, tavolo in cristallo e poltroncine in ferro battuto bianco, il resto era più o meno così. La camera è molto spaziosa con un bellissimo letto a baldacchino con biancheria raffinatissima. Il bagno, per fortuna, normale, niente di eccezionale. Quasi quasi mi fa sentire più a mio agio....
Al momento di ripartire nessuno ci fermerà chiedendoci un conguaglio per cui, grande grandissima soddisfazione!
Questo nell'immagine è il famoso Tram che da il titolo ad un famosissimo film "Un tram che si chiama desiderio" del 1951 con Marlon Brando  e Vivien Leigh.

Un esempio di dimora del Garden District.

La famosissima Bourbon Street nel Quartiere Francese. Ed è proprio qui, passeggiando il giorno dopo che ci troviamo in una piazzetta coccolissima con un gazebo sotto il quale ci sono tanti tipici tavolinetti e seggioline in ferro battuto, una vecchia e buffissima signora vestita con un chiodo e con in testa un cappellino alla John Lennon che suona meravigliosamente motivetti jazz e blues, qualcuno che balla intanto che gli avventori seduti mangiano avidamente gamberi di fiume serviti in cestini di bambù. Il profumo che arriva alle nostre narici è inimmaginabile, diventa come il flauto magico che ci attira più vicino, decisi ad assaggiare quella specialità! Purtroppo giro la testa tutt'intorno e quello che vedo mi blocca lo stomaco. C'è un omone di colore che indossa una canottiera dal colore indefinibile che, davanti ad un enorme bancone, cucina i gamberi in questione in due pentoloni, e fin qui andreppe anche bene......il fatto è che in mano ha uno straccio con cui, una volta pulito il banco di marmo su cui ha precedentemente versato i gamberi a scolare, si asciuga il sudore dal viso e poi asciuga pure i gamberi....AHHHHHHH!!!
Mai e poi mai assaggerò quei gamberi dall'aspetto delizioso, assolutamente.
La mattina seguente Claudio fa in modo di ritrovarci sullo stesso tragitto che ci porta alla piazzetta del Gazebo (è anche il nome del bar-ristorante) verso ora di pranzo. Lui mi conosce bene, sa che non salterei un pasto nemmeno sul letto di morte per cui, arrivati lì davanti mi dice:" Senti bella, io qui mi fermo e mangio quei gamberi, tu fai come vuoi". E si accomoda. Non è che mi lasci grandi alternative quindi mi siedo dando le spalle al "cuoco dei gamberi", prenderò un tranquillo sandwich al tonno, che problema c'è...

Arriva Mary, la nostra simpaticissima cameriera che prende le ordinazioni. Nel frattempo tutti, e dico tutti gli altri clienti, stavano silenziosamente gustandosi i gamberi....Mary mi guarda perplessa e dice a Claudio:"Tua moglie prende un sandwich....uhmmmm....convincila ad assaggiare la nostra specialità, ascolta me!" Claudio mi guarda interrogativamente e aspetta, conoscendo la mia forza di carattere di fronte al cibo, ed infatti rispondo:"Ok!" Questa diventerà una delle decisioni più facili e di soddisfazione della mia vita!!! Mi mancava solo di mangiarli ad occhi chiusi, come la cosa più deliziosa al mondo, un'esperienza che mi ha avvicinato a Dio, quasi mistica.....nessuno che non sia stato quell'anno al Gazebo può immaginare.....quello straccio doveva avere un ingrediente davvero portentoso, fatto sta che sono rimasti nella memoria mia e di Claudio! Non serve dire che davo le spalle al bancone e sono stata molto attenta a non guardarmi mai dietro!
New Orleans è unica e ci torneremo.
Da lì riprendiamo l'auto e viaggiamo in senso opposto, tornando in Florida dove ci fermiamo a Naples. Non ricordo quanti hotel abbiamo provato prima di trovare questo che aveva qualche camera libera.

Sinceramente non ricordo il suo nome, era un motel demodè, con un'aria molto vintage, molto anni 50, molto trascurato in qualche modo, ma che ci ha accolto dopo quasi dieci ore di viaggio. Alla fine ci stiamo bene anche se per avere la stanza pulita devi chiederlo e loro sono estremamente gentili e te la puliscono, un po' così insomma....ci fa sorridere.
Nelle nostre vacanze il fattore cibo è sempre molto importante ed infatti a Naples conosciamo un ristorante che ci regala un'altra straordinaria esperienza: una cena a base di ostriche e gamberi crudi da far invidia a qualsiasi sushi bar.

E' sempre in quella zona della Florida che assaggiamo anche l'alligatore fritto! Sì perchè ci avventuriamo anche  nelle Everglades, parco nazionale protetto degli Stati Uniti, dal 1993 iscritto all'Unesco come patrimonio in pericolo di estinzione.
Lungo la strada gli alligatori passeggiano indisturbati a decine, fanno un certo effetto....

Arrivati a Everglade's City saliamo su di una airboat e facciamo un meraviglioso ed istruttivo giro nelle paludi. Ad ogni fermata nella palude delle Ten Thousand Islands ci vengono incontro gli opossum, abituati ai turisti e golosissimi di marshmallows, arrivano a salire sulla barca! abbiamo la possibilità di avvistare maestosi aironi ed impressionanti alligatori, e anche la fortuna di vedere le manatees, esemplari rarissimi di un mammifero acquatico, un tipo di tricheco con la coda rotonda, dai movimenti lentissimi, che vive soltanto in quella zona degli Stati Uniti.
Girando in mezzo alle mangrovie ci immergiamo in un ambiente selvaggio e lontano dal nostro tempo,....... sentiamo i passi degli antichi popoli pellerossa muoversi tra quelle paludi inospitali, sentiamo i loro canti innalzarsi in cielo, annusiamo odori di fuochi antichi......e ci rendiamo conto dello scempio perpetrato ai danni di un popolo così antico ed orgoglioso. E' una giornata che ci lascia con molte perplessità.
Alla fine dei 17 giorni di vacanza prendiamo un volo  da Miami e torniamo al lavoro, carichi come una molla ben oliata e pronti a ripartire.
L'unica foto che Claudio mi ha scattato nel parco del quartiere francese a New Orleans.
Un momento di tenerezza. 
Estate del 1996, il nostro terrazzo.
Quanto amiamo starcene qui e guardare il nostro giardino ed il nostro progetto che si evolve piano piano......
Verso la fine dell'anno mi assale una grande ed inspiegabile ansia. So nel mio cuore che succederà qualcosa al mio papà. Non me lo spiego ma lo so. Lui sta bene, con mamma viaggiano moltissimo e per gennaio hanno in programma un altro viaggio in Kenia, paese che li ha stregati.
Io ho questo groppo in gola.....
A dicembre chiedo, per la prima ed ultima volta nella mia vita, a tutta la famiglia di Claudio di trascorrere tutti insieme le feste di Natale. Non voglio stare con loro la Vigilia e con i miei il giorno di Natale. Invito tutti a casa nostra per una grande riunione familiare, saremmo in 18, ma con la sala libera dell'agriturismo c'è posto per tutti. Mi offro di cucinare tutto io, non chiedo niente a nessuno.
Il nostro invito non viene accettato.
Non so se ho specificato prima che, d'accordo con Claudio ed i ragazzi, avevamo deciso che non avremmo mai lavorato per Natale nonostante le infinite richieste di prenotazioni, per noi è un momento magico e unico per la famiglia. Nostro soltanto.
Si rompe così nuovamente un equilibrio precario che manteniamo con i genitori di Claudio fra alti e bassi, come le maree, per lunghissimi anni..... e il Natale del 1996 ci vedrà solo con la mia famiglia.


Pochi mesi, una vita - 30

Quando dico che non sono tranquilla per papà un motivo c'è. Quando dico che avevo chiesto alla famiglia di Claudio di riunirci tutti insieme per Natale, un motivo c'era.
E' l'autunno del 1996 quando mamma mi telefona estremamente preoccupata e mi dice che il loro medico di famiglia vuole vedere me e mio fratello, papà ha un problema e il dottore vuole parlare con noi.
Mi precipito a Treviso e con Lorenzo andiamo a sentire quello che ha da dirci il medico.
Papà è sempre stato benissimo, ha sempre tanto lavorato nel suo panificio e dopo aver chiuso e venduto l'attività nel 1986, si è dato ai viaggi con la mamma, godendosi davvero la vita. Non ama sentir parlare di dottori ma la mamma lo aveva convinto a fare un bel check up.......
Il dottor Spinella, dopo aver avuto gli esiti dei vari esami trova che c'è un aneurisma femorale e quando ci chiama è per dirci che papà dovrà essere operato.
Sinceramente io e mio fratello siamo quasi sollevati a questa notizia perché temevamo qualcosa di diverso, un aneurisma si sistema di sicuro.
Papà è tranquillo e non è affatto spaventato. Si fissa il ricovero e l'intervento. 
L'operazione è più lunga del previsto perché il problema si rivela essere più grave.Va comunque tutto bene e papà esce dalla sala operatoria sorridente come sempre ma con una lunga cicatrice che non ci doveva essere.
Lui non si lamenta mai, non suona mai il campanello per gli infermieri e non disturba nessuno, al punto che gli viene una brutta piaga in un gluteo perché lui si tiene i dolori e non avverte nemmeno i medici, brutto testone.....a lui basta aver vicino la sua "Cea", la mamma. Di altro non gli importa.
Quando viene finalmente dimesso è una grande festa per tutti, ma lui è debole, non è del solito spirito insomma.
Come dicevo trascorriamo la vigilia ed il giorno di Natale a casa nostra con mamma e papà e mio fratello con la famiglia. Siamo felici che tutto sia passato ma io ho una brutta sensazione che non mi abbandona mai e che mi fa ricorrere ad un ansiolitico.

L'agriturismo chiude per ferie il mese di gennaio,  il 31 dicembre finiamo col cenone di Capodanno.  
Ai primi di gennaio 1997 decidiamo di andare una settimana in Costa D'Avorio, in uno dei più bei Villaggi Valtur, Les Palatuvier.
Non sono stati facili gli ultimi mesi, Enrico non sta bene e non riesce ad essere felice a scuola, ha crolli di pressione che preoccupano il nostro medico di famiglia e noi, ha problemi agli occhi, a volte ha dei mancamenti. Ovviamente, anche per lui visite ed esami clinici che portano ad una sola parola, "stress".
Papà è stanco, lo vedo giù di tono e l'influenza che lo ha afflitto ultimamente non gli da tregua, antibiotici, medicinali vari e rimedi naturali non hanno sortito nessun effetto. E' debilitato e non riesce a riprendersi completamente. Non è stato nemmeno aiutato da un'emorragia gastrica che lo ha riportato in ospedale in medicina d'urgenza per alcuni giorni e che ci ha spaventati a morte. Nessuno di noi è abituato a vedere papà sofferente, lui che non si lamenta mai.
Io continuo ad avere questa fastidiosa sensazione, c'è qualcosa che non va, ma non so cos'è. So solo che ho il terrore di perderlo.
Sono tanto stressata ed è per questo che Claudio decide di portarmi via per qualche giorno.
Il villaggio è meraviglioso, il cibo è quanto di meglio si possa immaginare, l'animazione notevole e c'è caldo, con un'umidità del 90% ma va bene lo stesso, mi rilasso un pochino e mi diverto anche se purtroppo Claudio si fa male tirando con l'arco e la sua vacanza diventa molto limitata dai dolori al braccio.
Non vedremo mai il colore del cielo per l'umidità eccessiva, ma l'ambiente è magico, il servizio eccellente ed io non voglio pensare, almeno per quei pochi giorni non voglio pensare.


Conosciamo due simpaticissime ragazze della provincia di Venezia, Gabriella e Silvia. Con loro stringiamo una bella amicizia che proseguirà per parecchi anni.
Sette giorni passano in fretta e quando torniamo in Italia atterriamo a Milano, prendiamo il treno fino a San Dona' di Piave dove ci aspetta Enrico.
Come lo scorgiamo sulla pensilina sappiamo che è successo qualcosa. Ovviamente l'ansia da cui mi ero liberata per qualche giorno mi aggredisce di brutto. Lo interroghiamo e lui, che non sa come dircelo, ci butta lì la notizia che si è ritirato da scuola. Questo a gennaio del quinto anno.
Ammutolisco, penso che non ce la posso fare. Claudio ci ragiona un pochino ma non se ne esce....non vuole più tornare a scuola. Vuole andare a lavorare, non regge più né gli orari né la scuola. Negli ultimi due anni si doveva svegliare alle 5.30 per partire e andare in motorino al paese più vicino dove prendeva il primo di due mezzi pubblici che lo avrebbero portato all'istituto di agraria a Oderzo. Tornava a casa la sera col buio e doveva studiare. Tutto questo perché era stata chiusa la scuola che frequentava prima e che aveva un convitto.
Enrico, da quel giorno, si è sempre trovato qualche occupazione, ha  fatto dei corsi specifici su materie che gli interessavano, ha preso vari patentini, e non ha mai rimpianto di aver lasciato la scuola. Amen. (Ora è un professionista del fitness col suo studio)
Dopo una decina di giorni dal nostro ritorno dall'Africa comincio a sentirmi malissimo, nausea e perdita di equilibrio. Che meraviglia, l'antimalarica che avevamo dovuto fare prima di partire fa sentire i suoi effetti e sto veramente tanto male per diversi giorni. E' così che il nostro rapporto con l'Africa termina bruscamente, non prenderò mai più in considerazione nemmeno gli svariati inviti di una cara amica di mamma e papà che ha una bellissima villa in Kenya. Mai più.

Riprendiamo il lavoro a febbraio, feste di carnevale, fine settimana belli pieni di ospiti, grandi soddisfazioni sempre.
Anche mamma e papà vengono a mangiare spesso con tanti loro amici, guardo il papà e lo amo disperatamente, i suoi occhi mi guardano con un amore sconfinato, continuo a dirgli quanto gli voglio bene, lui mi sorride e mi tiene stretta. Ad una festa di carnevale a cui partecipano vedo che non fa ballare la mamma. Non è da lui, insieme sono una coppia bellissima, amano ballare insieme, e solo insieme devo dire.
Un giorno di febbraio vado a Treviso a trovare mamma e papà, entro in casa e lo vedo dal suo posto sul divano alzarsi faticosamente ma col suo meraviglioso sorriso mi accoglie col solito:" Ciao amore!". Lo vedo stanco. Pranziamo e subito dopo si alza e si appoggia allo stipite della porta e guardandomi scuote la testa impercettibilmente......è in quell'esatto momento che io so che perderò mio papà. Vado in panico. Lo bacio e lo saluto perché sta andando a riposare ma lo vedo giallo negli occhi. Va a letto ed io chiamo subito Claudio spaventata, lui mi invita a chiamare immediatamente il medico.
Il mattino seguente Claudio andrà dal dottore a prendere tutto l'incartamento medico e accompagnerà papà al Pronto Soccorso per ricoverarlo. Mamma non poteva andarci perché la piccola Federica era rimasta affidata a loro  (Lorenzo e Barbara erano in viaggio all'estero), ed io dovevo assolutamente cucinare per il fine settimana, bloccata in agriturismo.
Papà verrà ricoverato quel giorno stesso, la stessa sera ci dicono che non ci sarà niente da fare, papà ha un cancro ed è pieno di metastasi. Inoperabile.
In ospedale ci siamo io e mamma.
I giorni seguenti sono un incubo per tutti noi, mio fratello torna col primo volo e cerchiamo di stringerci tutti insieme vicino a papà. Mamma lascia la sua stanza d'ospedale solo per andare a casa a lavarsi e cambiarsi. Troviamo un'umanità ed una sensibilità rara, nell'ospedale di Treviso, c'è Suor Nazarena che si fa in quattro per farci stare al meglio, di giorno e di notte. Papà non è mai solo e ce lo coccoliamo per il tempo che gli resta, 14 giorni esatti dal suo ricovero.
Il ricordo più struggente che ho dei suoi ultimi giorni è di un mattino in cui ero sola con lui, non riusciva più a parlare e quindi con la mano mi indica qualcosa verso la finestra......alla fine capisco che vuole la foto della piccola Federica che Lorenzo gli aveva portato. La prendo, gliela avvicino e con le poche forze rimaste lui la afferra, guarda quel bel visetto paffuto ed io vedo delle lacrime silenziose bagnargli il viso.......oh che strazio nel cuore!
E' venerdì 14 marzo, nel tardo pomeriggio Enrico chiama a casa e mi dice "Mamma corri". Io ero rimasta a casa perché avevo fatto la notte precedente con mamma e Lorenzo e quel venerdì sera abbiamo una festa di laurea con una cinquantina di ospiti. Nel giro di pochi minuti siamo pronti a partire. Claudio chiama  Stefania, le spiega l'emergenza e le lasciamo in carico il lavoro finché qualcuno  tornerà. Lei si prende la responsabilità della gestione della cucina e delle altre coadiuvanti. Che Dio la benedica sempre.
In macchina prego solo di arrivare in tempo, Silvio mi tiene la mano, Claudio guida come un matto per fare presto.
Quando entriamo finalmente in camera di papà è troppo tardi per salutarlo, lui è spirato tra le braccia di mamma che con una ninna nanna lo ha cullato finché è scivolato via dolcemente come era vissuto. Enrico da una parte, Lorenzo dall'altra, lo accarezzano ancora.
Accetto la morte di papà, sono abbastanza intelligente per rendermi conto che ha vissuto la vita che desiderava per 76 anni. Accetto la sua morte perché al piano di sopra c'è il reparto oncologico infantile. Accetto la sua morte perché non cera soluzione. Quello che non accetto è la sua mancanza.
La sua mancanza fa male, stringe lo stomaco in un pugno che non si apre, toglie il fiato. Per mesi annuserò il suo profumo.
Mamma è una grande grande donna. Con una dignità non comune vuole decidere tutto, dalla bara ai fiori alla gestione della cerimonia funebre.
All'ingresso della chiesa i miei ragazzi portano il nonno sulle spalle, lei guarda me e mio fratello e ci invita a togliere gli occhiali neri e raddrizzare le spalle, dobbiamo essere degni di onorare papà con la testa alta.
Questa è la mia mamma. Quella che quando nessuno la vede urla il suo dolore e batte i pugni sul muro, quella che dal primo giorno mi dice che sta bene e non ha bisogno di niente, quella che non indossa il lutto perché il suo lutto è dentro di sé da allora e lei non deve dimostrare niente a nessuno. Solo lei sa quanto è stata amata da suo marito, solo lei sa quanto è stato grande il loro amore e solo lei sa quanto lui le mancherà per sempre.
Mamma da 17 anni parla con lui e continua a condividere con papà ogni momento delle sue giornate.


Nozze d'argento - 31

Quando si perde un genitore si muore un poco. Una parte di te se n'è andata ed è persa per sempre, anche se nel tuo cuore non muore mai.

Da quel brutto giorno la vita per fortuna riprende il suo corso anche se a volte guardo il cielo e mi chiedo come sia possibile che il sole nasca tutte le mattine ed i fiori comincino a sbocciare con la primavera.
In quei mesi, fra prima e dopo, aumento di peso in modo esponenziale, cambio la mia taglia e ne guadagno due in un colpo solo. 
Ho la grande fortuna di avere tre uomini meravigliosi vicino che, anche la sera del 14 marzo, e lo devo dire per orgoglio, hanno mandato avanti il lavoro in agriturismo in modo eccelso, anche se con la morte nel cuore. Era una festa di laurea, io ero rimasta a Treviso con mamma e loro tre con le ragazze in cucina, Stefania ed Isetta in testa, hanno fatto un lavoro egregio.

Spesso mi nascondo in camera a piangere, con la porta chiusa. Immancabilmente sento raspare.....è Rebecca, la nostra dobermann che percepisce il mio dolore e vuole entrare. Quando socchiudo la porta e mi risiedo sul letto, lei puntualmente appoggia il suo muso sulle mie gambe e dai suoi occhi scendono lacrime......allora la consolo e la coccolo e mi sento sempre un po' rasserenata dalla sua sensibilità. Non avremo mai più una cagnetta come lei, mai più.

Il calendario non fa sconti a nessuno ed il lavoro ci impegna tantissimo, meglio, così mi devo concentrare sulle cose da fare.
Per fortuna l'agriturismo ci da grandi soddisfazioni e l'estate non ci lascia un attimo di respiro.
Il 17 settembre del 1997 festeggiamo il nostro 25.mo anniversario di matrimonio e di comune accordo decidiamo che non ci saranno festeggiamenti perché non mi sento di far festa senza papà. Benissimo così. Decidiamo altresì che ci regaleremo un viaggio con i nostri figli e andremo a fare un giro negli Stati Uniti verso fine settembre. Siamo tutti eccitatissimi all'idea, e riusciamo ad organizzare il numero di giornate lavorative in modo tale da poter tener chiuso il mese di ottobre.
La data di partenza sarà il 29 settembre e torneremo il 23 ottobre.
Rimane però la data del 17 settembre, e Claudio che per organizzare sorprese è un vero maestro, un paio di giorni prima mi dice:" Voglio che tu ti vada a comperare qualcosa di speciale ed elegante per la sera del 17, voglio anche che ti organizzi con le ragazze in cucina per il mattino seguente perché faremo molto tardi.". So perfettamente che non ci sarà modo di saperne di più quindi, felice come una bambina, vado a fare lo shopping richiesto e la sera del 17 mi preparo per benino......lui è bellissimo, elegante e ancora più affascinante del solito, mi riempie di complimenti e mi fa salire in auto. Partiamo ed io non ho la più pallida idea di quale sia la nostra destinazione.........
Il tragitto si rivela non così lungo come mi aspettavo tutto sommato, ma è già buio quando entriamo in un parco attraverso un grande cancello, il viale illuminato ci accompagna all'ingresso di villa Revedin, una villa veneta che accoglie un ristorante rinomato ed un albergo.
Abbiamo un tavolo prenotato e mi viene recapitato un meraviglioso bouquet di fiori. Sono così emozionata che mi tremano le mani e mi luccicano gli occhi. La cena è squisita, tutto è perfetto, arriva anche un violinista al tavolo....non ha lasciato niente al caso. 
La serata è perfetta, ho davanti a me l'uomo che ho scelto tanti anni fa e che risposerei all'istante. Lui mi guarda, c'è un amore così intenso fra di noi che ci ritroviamo con gli occhi pieni di lacrime di gioia. Sono felice, sono la donna più felice della terra, e questa sera non c'è nemmeno un velo di tristezza in me.
Quando siamo pronti a lasciare il tavolo, Claudio mi fa salire uno scalone....ma come, dobbiamo tornare a casa......no, non torneremo a casa stanotte.
Ha prenotato la Suite Imperiale, in camera troviamo lo champagne, un cesto di frutta fresca e trovo pure una mia valigetta preparata a mia insaputa da Stefania, con tutto il necessario, compreso un completo da notte molto molto sexy. Ma pensa un po'!!!
Dopo 25 anni ho la stessa emozione e lo stesso tremore della prima volta che ho amato mio marito. E' una notte indimenticabile, tenera, dolce, appassionata.

Il mattino seguente facciamo colazione e ce ne torniamo felici e contenti al nostro lavoro, io in cucina, Claudio in trattore!


Il Viaggio - 32


Il 29 settembre partiamo per quello che a tutt'oggi, per noi quattro, rimane IL VIAGGIO.
Avere la possibilità di stare tutti insieme contemporaneamente così a lungo è un dono raro, tutti siamo impegnati con lo studio o con il lavoro ma ci siamo organizzati bene e intendiamo sfruttare ogni minuto di questa lunga vacanza.

La prima tappa è naturalmente New York dove ci fermiamo per pochi giorni. Al nostro arrivo Enrico sta male, la febbre altissima. Lo mettiamo a letto con una bella dose di tachipirina, noi usciamo per fare un giro. Poverino, la sua prima notte negli States dopo 15 anni la trascorre in un bagno di sudore, gli faccio cambiare sei magliette intrise di sudore......la mattina seguente, ancora sottosopra e tutto imbacuccato, pretende di venire con noi e cominciamo un classico giro nei double deckers cittadini che ci portano a zonzo per la grande mela.
La foto sopra è naturalmente presa dall'Empire State Building, in quella in mezzo siamo davanti al monumento al generale Grant, nella terza foto siamo a Little Italy dove stavano girando un film con Danny Aiello.
Dormiamo tutti e quattro nella stessa camera, il clima fra di noi è fantastico, siamo tutti eccitati e felici per questa avventura che ci vede insieme per quasi un mese.

Giriamo senza fretta per Central Park, i ragazzi si perdono nel palazzo della Nike per almeno un'ora, andiamo in uno dei negozi di giocattoli più grandi del mondo, FAO Schwarz sulla 5th Avenue e torniamo tutti e quattro bambini,  giriamo per i tre piani del negozio rapiti da quello che vediamo, un'altra oretta che però vale la pena di vivere perché l'atmosfera è assolutamente magica!
Saliamo all'Empire e quando siamo in cima Enrico si rifiuta di uscire, soffre di vertigini e si tiene aggrappato alle porte che danno sul terrazzo. Ci vuole un po' ma poi si unisce a noi per ammirare quel panorama che si può avere solo da lassù.
Da NY prendiamo un volo interno per New Orleans. Lì noleggiamo una bella e comoda auto e ci dirigiamo verso Slidell, una ridente cittadina sulla riva nordest del lago Pontchartrain. Questo non perché moriamo dalla voglia di visitare la suddetta città, bensì perché l'albergo di New Orleans in cui avevamo alloggiato l'anno precedente aveva dei prezzi inavvicinabili questa volta. (L'anno precedente eravamo arrivati a N.O. il giorno dopo la fine del carnevale, col prezzo sceso del 90% ! Ora siamo in altissima stagione....)
Arriviamo comunque al nostro Day's Inn che per noi è perfetto.
In quei giorni lì vicino c'è uno spettacolo col rodeo, compriamo i biglietti e facciamo una bella sorpresa ai ragazzi. Silvio in particolare vuole fare acquisti di abbigliamento western per le sue manifestazioni equestri.

Assistiamo ad uno spettacolo emozionante, una parata con indiani e cowboys, l'inno americano che vede tutto il pubblico in piedi, la mano al cuore. Si esibiscono molti cavalieri in varie specialità, io e Enrico facciamo il tifo per i vitellini che devono essere presi al lazo.
In due stanze attigue alla nostra alloggiano questi operai, che la sera tirano fuori una parte del mobilio e mangiano tutti insieme nel parcheggio, facendo hamburgers, hot dogs e salsicce in un barbaque portatile. I ragazzi si divertono un sacco la sera che vengono invitati a bersi una birra in loro compagnia.
Andiamo a visitare le paludi in barca, la flora e la fauna ci lasciano a bocca aperta, l'unica voce è quella della guida che ci racconta storie di animali rari e storie di persone che scelgono di vivere in quei posti inospitali e inarrivabili se non in barca, il popolo cajun. Riusciamo a distinguere le loro baracche tra le mangrovie.
Gli alligatori abbondano e ci scortano lungo tutto il percorso. Hanno un loro fascino, con quei piccoli occhietti cattivi e i loro scatti improvvisi, alquanto inquietanti.
Visitiamo un paio di antiche piantagioni con i loro viali dagli alberi maestosi, con le ville patronali e le baracche degli schiavi, le guide ci accolgono con costumi dell'epoca e ci fanno rivivere vecchi momenti di storia di ricche famiglie del Sud.


Nella foto sotto si può avere un'idea della dimensione degli alberi, Silvio quasi non si vede.....


Durante una di queste gite ci avventuriamo alla ricerca di un punto di ristoro che ci promette carne di alligatore, i cartelli indicano " Da Spuddy" e noi cerchiamo Spuddy per mezzo Stato della Louisiana,in mezzo a campi coltivati, agglomerati di baracche con bambini che giocano scalzi nelle stradine sterrate che mi fanno domandare se siamo davvero nel 1997 o se stiamo viaggiando indietro nel tempo.......

Comunque alla fine troviamo Spuddy, un posto indefinibile, con pezzi di lamiera come tettoia, due finestrelle che hanno visto tempi migliori, una porta fatta con vari pezzi di legno diversi uno dall'altro e inchiodati insieme. E' chiuso.....che peccato!!! Ridiamo per un pezzo però!

Durante una passeggiata in centro, nel Quartiere Francese, torniamo al Gazebo per riassaporare uno dei piatti tipici della Louisiana, i famosi gamberi di fiume, quelli che l'anno scorso nonostante l'uomo nero ai fornelli mi sono piaciuti da morire. Beh, vuoi perché è cambiata la gestione, vuoi perché non c'è più "lui" ai fornelli, i gamberi non sono più gli stessi.....buoni, molto buoni ma non indimenticabili.
C'è comunque una bellissima band che suona blues e anche i ragazzi godono di ogni momento.

Lasciamo New Orleans e voliamo a Los Angeles dove affittiamo un'altra auto. 
Tappa obbligatissima i vari parchi divertimento, da Disneyland agli Universal, ci divertiamo come non mai. Noi quattro insieme siamo una forza, siamo un'unica cosa, siamo felici.
In quei giorni io sono a pezzi con la schiena, faccio due iniezioni al giorno per stare in piedi, un mix di muscoril e toradol che mi consentono di arrivare a sera. Ci sono dei momenti in cui Claudio e i ragazzi sono costretti a portarmi quasi di peso, ma non importa, non mi faccio mancare nessuna attrazione, tanto, peggio di così sarà difficile.....
Andiamo un paio di giorni anche a Tarzana, una vasta zona di Los Angeles dove un caro amico di Jesolo ha aperto un ristorante, un bel posticino, Il Teatro.
Nicola e la sua fidanzata ci invitano a cena e noi per ringraziarlo ci mettiamo in cucina e gli prepariamo una grande teglia del nostro semifreddo da servire ai suoi ospiti........che apprezzano al punto di leccare il piatto!

Salutato Nicola, con la macchina ci mettiamo in viaggio verso San Diego, splendida città, davvero notevole.
Visitiamo anche il Mercato Do Mundo nella old San Diego e ci perdiamo in un caleidoscopio di colori e di profumi, di spezie, di banchi affollati di turisti incuriositi da questo piccolo mondo colorato fatto di boutiques e negozietti con prodotti da tutto il mondo, ceramiche, gioielli e cibo, piatti che solo a guardarli fanno venire l'acquolina in bocca.
La tappa seguente è Seaworld....

Oltre agli spettacolari show proposti con orche marine, delfini e foche, visitiamo uno degli acquari più grandi del mondo e poi andiamo a goderci lo show di Waterworld. Due anni prima era stato girato il film con Kevin Kostner e a Seaworld propongono questo fantasmagorico remake con stuntmen eccezionali, uno spettacolo entusiasmante che  fa esaltare i ragazzi e che ci diverte moltissimo. Alla fine dello show, foto con i protagonisti!

La Jolla, uno dei luoghi più belli sulla costa della contea di San Diego.
Iniziamo il nostro viaggio lungo la costa californiana verso nord, a Monterey e Carmel lasciamo un pezzo di cuore, la costa rocciosa con l'oceano che si frange sugli scogli, le spiagge, i prati che arrivano quasi sull'acqua con cervi che pascolano tranquillamente intanto che qualche giocatore di golf si rilassa in mezzo a questa pace.
Il sindaco di Carmel è Clint Eastwood, camminiamo nella speranza di vederlo, non c'è.....
Il silenzio che ascoltiamo tra le vie di questa magica cittadina ci racconta storie scritte da tante scrittrici di romanzi rosa, posso senza fatica visualizzare romantiche storie d'amore.
Salendo verso nord ci fermiamo a Santa Cruz. Lì intorno, in mezzo ai boschi, c'è Mistery Spot dove succedono cose molto molto strane, andiamo alla ricerca di questo luogo non pubblicizzato....

Questo non è solo l'effetto ottico della foto.

In questo piccolo luogo, le leggi fisiche e di gravità non si applicano. L'acqua sale invece di scendere, tanto per fare un esempio.

Enrico, a sinistra nella foto, è dritto ma dritto non può stare....io rischio di cadere più di una volta e mi devo reggere a qualcuno....

Le case tipiche di Carmel. Quanto sono belle! Chi non vorrebbe viverci?

Qui siamo nella Missione di Monterey che accoglie ancora una parrocchia ed una scuola cattolica. E' una delle più antiche Missioni fondata dagli spagnoli attorno al 1700.
A Monterey non si può non passeggiare lungo l' Old Fisherman's Wharf con la famosa clam chowder, una minestra di vongole, latte, patate e cipolle servita dentro una pagnotta....deliziosa!
Monterey mantiene ancora l'aspetto in alcuni punti di un antico villaggio di pescatori ed ha ancora attivo il faro più vecchio della California.
I leoni marini fanno da padroni di casa in queste zone, ci sono poi le lontre marine, meravigliose creature che si mettono a pancia in su nell'acqua e con l'aiuto di una pietra rompono le conchiglie di molluschi e crostacei per poi cibarsene. Durante la stagione delle nascite molte zone della costa sono interdette al pubblico per non disturbare questi simpaticissimi mammiferi.
Nella terza foto ci sono i cervi che passeggiano tranquilli tranquilli fra i giocatori di golf.
Prendiamo la 17-Mile Drive e ci perdiamo nei panorami e negli scorci che questa strada ci dona. Non c'è assolutamente niente che potrei dire che farebbe giustizia a quello che ci appare ad ogni passo. Come raccontare la magnificenza della natura? Per entrare, i non residenti pagano un pedaggio, si va quasi a passo d'uomo per non perdersi niente, ci sono case che sono delle magioni in mezzo ai boschi, ci attraversa la strada una cerva con due cerbiatti a seguito, senza la minima paura....noi restiamo così commossi che non prendiamo nemmeno la macchina fotografica in mano. Qui tutto è poesia e rispetto per la natura.
Lasciamo il Paradiso e continuiamo il nostro viaggio verso nord, verso Stockton la nostra vecchia città dove gli amici Hazard ci aspettano a braccia aperte.
Ross, il piccolo di casa e Laurel Ann fanno a gara per divertirsi con Silvio ed Enrico

Edward e Loise sono rimasti negli anni sempre presenti con il loro grande affetto e sono persone che hanno un posto speciale nel nostro cuore. con loro passiamo giorni divertenti e con un numero imprecisato di cene, pranzi e barbeque, sempre in nostro onore. Hanno una splendida vecchia casa e ci riservano un trattamento commovente, io e Claudio non avremo mai la possibilità di ricambiare in alcun modo, speriamo solo sempre che riescano a fare un viaggio in Italia prima o dopo.

Naturalmente andiamo a salutare i vecchi vicini di casa e le mie ex colleghe che mi organizzano un bel pranzetto. Rivederle mi emoziona moltissimo. Torno da lì con un sacco di regali e con una scorta d'affetto che mi dovrà durare a lungo perché siamo agli sgoccioli di questa lunga vacanza e gli ultimi giorni saremo a San Francisco.
Con molte lacrime abbracciamo Ed, Lois, Laurel e Ross, promettendoci di rivederci al più presto e partiamo con un bel po' di tristezza nel cuore.
A San Francisco ci divertiamo comunque molto, i ragazzi la vogliono girare in lungo e in largo e per questi ultimi giorni ce la godiamo tutta!

La visita ai giardini giapponesi è un'altra esperienza che ci lascia senza parole. Bellissime signore giapponesi nel loro costume, all'interno di una pagoda ci offrono graziosamente il te.
Vediamo delle piante ed una serie di bonsai che sono opere d'arte.

Riusciamo ad incontrare altre due amiche per la pelle dei ragazzi ai tempi californiani, Dana e Jana Barosso che ora vivono a San Francisco ed in loro compagnia spendiamo gli ultimi due giorni..... 

Un bel giro con il famoso cable car, su e giù per le colline della città e poi, l'ultima sera ci regaliamo una cena regale al "House of the Prime Rib", uno dei migliori ristoranti di San Francisco.
Atmosfera bellissima, cibo assolutamente divino!

Questa è l'ultima foto ricordo del VIAGGIO!


Invece l'ultimo pensiero che voglio lasciare su questa fantastica avventura  è che Claudio ed io siamo tornati con la consapevolezza di avere qualcosa di prezioso nella vita, non solo due figli adorabili, ma il loro infinito amore, rispetto e stima. Sentimenti che auguro ad ogni genitore di poter assaporare nella vita. 
Grazie figli miei!

La faccia di Enrico parla da sola....."Chi vuol tornare a casa?"


1998, periodo di transizione - 33

Al nostro ritorno dagli Stati Uniti Enrico non perde un giorno e trova lavoro in un maneggio di Budrio in provincia di Bologna con l'aiuto di Silvio che ha i giusti contatti.
Parte pieno di entusiasmo e si inserisce senza problemi nel nuovo ambiente.
Quando andiamo a trovarlo ci fa conoscere Wally, una cavallina che si è innamorata di lui e che gli sta sempre appresso. Enrico si occupa della pulizia dei cavalli e del loro cibo. E' uno che non ha mai avuto paura a sporcarsi le mani, e sta facendo quello che ama!
Le feste di Natale del 1997 per fortuna passano, pur con un posto vuoto a tavola che continua ad attirare gli occhi di tutti noi. La mamma è forte davanti al mondo ma le manca tutto. Per fortuna abbiamo la piccola Federica che ci obbliga a sorridere e a guardare avanti.

Per me l'ultimo dell'anno è particolarmente pesante. A mezzanotte, per la prima volta nella mia vita non telefono a papà, esco in mezzo alla neve e urlo con tutto il fiato che ho in gola il mio dolore al cielo. Nessuno se ne accorge perché abbiamo il cenone in pieno svolgimento e ci sono un centinaio di ospiti che fanno baldoria. Claudio sta servendo lo spumante col panettone.

A febbraio chiudiamo per una settimana per portare mamma a fare un viaggetto.
Le regaliamo una settimana a Marrakech in un villaggio Valtur, almeno cambia ambiente e spero che si rilassi in un posto diverso da casa.

Il posto è bello, il cibo molto buono, ottima animazione, ci teniamo impegnati tutto il giorno. 

La mamma si diverte e apprezza tutto, con noi è serena.

Naturalmente andiamo a visitare la città e ne restiamo affascinati. La città vecchia, racchiusa dalle mura, ospita la Medina con la Piazza Jemaa el-Fna. E' una piazza enorme che cambia aspetto durante la giornata. Di mattina e di pomeriggio accoglie centinaia di bancarelle che vendono le merci più svariate, dai tessuti colorati ai datteri, dalle uova di struzzo alle spremute d'arancia ecc...vede anche i venditori di acqua, i cavadenti, gli incantatori di serpenti, le donne che fanno le decorazioni sulla pelle con l'hennè, ecc.
Verso sera le bancarelle spariscono per lasciare il posto a grandi cucine itineranti, con tavoli e panche. Servono la cena a centinaia di persone. Si sentono profumi di cibi estremamente appetitosi ed interessanti. Purtroppo la guida ci invita a non provare niente di quello che offrono queste cucine, non abbiamo gli anticorpi per affrontarli....peccato perché ci rimane la curiosità di queste delizie locali.
La piazza è frequentata maggiormente dalla gente del posto mentre i turisti preferiscono fare i loro acquisti nel suk, mercato enorme che si snoda fra stradine e stretti passaggi dove si possono acquistare tutti i prodotti locali senza dimenticarsi di contrattare sul prezzo perché qui come in Tunisia, è una fase importante della compravendita. Io non mi diverto, la cosa mi mette a disagio e loro si offendono, mi dispiace ma non sono brava.
Ciononostante acquistiamo dei bellissimi oggetti.


Le nostre adorate nipotine, è la primavera del 1998. Sopra Federica, qui sotto Carolina e Teresa che vengono spesso a casa della zia Giancarla a giocare "alle signore", Ancora mi chiedo chi fra noi tre si divertisse di più! Sono ricordi dolcissimi.

Nell'estate del 98 si sposa Tito, dopo lunghi anni di fidanzamento, sposa la sua Fabiola. E' una festa semplice e rumorosa, come nella miglior tradizione dei fratelli Possamai! Scelgono un bellissimo posto in campagna e mangiamo sotto un pergolato d'uva.
Lavorando tutti i fine settimana, io riesco a partecipare alla cerimonia e solo ad una parte del pranzo per poi scappare via di corsa con Silvio che mi ha accompagnato.....che peccato!


Purtroppo abbiamo scelto un'attività che ci impegna quando gli amici fanno festa ed è anche per questo motivo che, negli anni, i molteplici amici che riempivano la nostra casa e condividevano la nostra tavola, si assottigliano in modo esponenziale. Comportamento che all'inizio ci ferisce molto ma che poi ci fa rendere conto di chi siano davvero gli amici, quelli veri, quelli che ci sono sempre e che restano tuttora.
Dalla morte di papà decidiamo che lavoreremo il giorno di Natale degli anni a venire, tenendo per la famiglia la sera della Vigilia. E' una decisione che scontenta molto i nostri ragazzi ma che ci procurerà moltissimo lavoro.
Ad ogni primavera fervono i progetti per l'agriturismo, ogni anno vede nascere iniziative nuove per l'estate e per noi è parte integrante del divertimento creare situazioni nuove. A onor del vero la mente di tutti i progetti è al 90% di Claudio, il suo cervello è sempre molto attivo, è un ottimo organizzatore ed è pure bravo nel delegare i lavori......al contrario della sottoscritta che pensa che niente possa andare avanti bene senza la sua  partecipazione attiva! Furba io!!!
Sono anni questi che vedono grandi ed importanti cambiamenti.......


"I Sili Blu" cresce, 1997 - 2000 
34

Siamo così entusiasti del nostro lavoro che ogni soldino guadagnato va reinvestito nell'attività, per rendere più gradevole l'aspetto del locale, per creare spazi verdi ben curati, per dare la possibilità agli utenti di vedere il progredire del nostro lavoro. Sì, perché abbiamo la grande fortuna di lavorare e interagire con una clientela bella e affezionata, che ci da grandi gioie e soddisfazioni.
E' il 1997.
Vi presento il nostro Elio, al nostro fianco dal nostro primo arrivo a Jesolo dalla California. Sempre con noi, nella buona e nella cattiva sorte, con la moglie Isetta. In questa foto aveva appena finito la pacciamatura di una piccola piantagione di fragole.
La posa dei tubi per l'irrigazione e la preparazione del secondo frutteto. Si intravede la serra e a sinistra il capannone con uno dei due sili blu.
Questa foto è precedente, di almeno tre anni, e mostra il "Pollaio Valtur". Ogni casetta ha il suo bel recinto e ospita animali diversi.
E' il 1998.
Il 98 è l'anno delle grandi opere nel nostro giardino. Buttiamo giù la vecchia pergola, togliamo tavoloni e panche e costruiamo una pergola nuova su disegno di Claudio. Vittorino con l'aiuto di Enrico (tornato nel frattempo da Budrio) e di Erminio (di cui parlerò dopo) costruisce il tutto , camino compreso. Un'opera magnifica, goduta al massimo da noi e dai nostri ospiti.
E qui devo aprire un piccolo capitolo nel capitolo per raccontare la storia di Elvira e della sua famiglia.
Elvira è albanese, di Valona, e nel 96 scappa con un barcone dalla guerra in Albania. Con lei ci sono suo marito Jassin e i suoi due bambini, Oltiona e Juri, 6 anni lei, 3 anni lui.
Arrivano da qualche parte in Italia e vengono mandati per sei mesi in campo profughi a Bologna, dopo di che vengono mandati in Piemonte, da una famiglia che in cambio di duro lavoro nei campi gli da un alloggio. La vita è troppo dura così, Jassin ha un fratello che vive e lavora a Jesolo, lui li invita ad andare lì e cercare lavoro per l'estate.
E' così che conosco Elvira, una piccola donna con una forza di carattere ed una risolutezza rare, come rara è la limpidezza di quegli occhi disperati che mi chiedono lavoro in cucina.
Non ho bisogno di aiuti extra, ma in quella domenica di primavera del 97 in cui la vedo per la prima volta, mi faccio prendere da una vocina che mi sussurra "non lasciarla andare" e decido di assumerla.
Ha un caratteraccio e litighiamo spesso ma è una lavoratrice indefessa e fa chilometri a piedi per arrivare da noi la mattina. E' caparbia e impara in poco tempo a starmi dietro nel lavoro, ci guardiamo e senza parlare lei sa già quello che deve fare. Negli anni diventa indispensabile, il suo attaccamento al lavoro e alla nostra famiglia, le fa fare scelte anche molto difficili a volte, ma lei mi è accanto per tutti gli anni a venire, insostituibile e amata. Nel giro di un paio d'anni prende la patente e si compra la sua prima macchina. E' assolutamente lei che salva la sua famiglia, coi suoi sacrifici e con la sua intelligenza.
L'anno successivo arriva in Italia anche Valentina e poi Erminio, sorella e fratello di Elvira. Staranno un po' da noi poi prendono strade diverse con i documenti in regola.
La riconoscenza è una dote che raramente si riscontra nelle persone. Beh, Elvira è un esempio vivente di quanto può essere riconoscente una persona. Ancora oggi a volte mi dice che non potrà mai dimenticare chi le ha permesso di sfamare i suoi bambini.
Noi la amiamo e per tutti noi lei è parte della nostra famiglia.

Torniamo al nostro racconto....

Claudio sta illustrando a dei turisti svedesi le fasi di preparazione degli ortaggi in serra.
Silvio nel frattempo partecipa a molte gare equestri, in Emilia è già piuttosto famoso come cavaliere, vince praticamente sempre, la sua sensibilità con l'animale che monta è un sentimento così tangibile che in pochissimo tempo diventa un importante addestratore di cavalli, fino a vincere nel 1999 il titolo Europeo davanti ai Canadesi che hanno un curriculum di tutto rispetto da sempre. Vince il titolo con ben due cavalli diversi del cugino Lodovico.


Diventa giudice di gara di monta western ed è molto spesso impegnato in giro per l'Italia.  E' anche istruttore, docente formatore per la Lega Equitazione.

Ovviamente gli studi ne risentono ma la sua passione è davvero grande.

Da sinistra Isetta (moglie di Elio), io, Ramsi (una rifugiata curda che abbiamo accolto col marito e due bambini), l'innominabile e a destra della foto la mia splendida Elvira di cui ho raccontato prima la storia.
Questa foto da l'idea di quanto sia grande l'orto. Parliamo di un ettaro più 450 piante di carciofi e varie file di fragole. Due uomini ci lavorano fissi durante tutta la giornata nel periodo estivo.

Il grande caminetto per lo spiedo è finito, la pergola non è ancora terminata ma è utilizzabile. Sotto di essa ci sono 8 grandi tavoloni ovali che ospitano 10 persone ciascuno.
Ancora Silvio con uno dei cavalli in addestramento. Lui possiede un bellissimo esemplare di Morgan, razza nord americana. Lo tiene a Bologna, si chiama Top Title Two e con Silvio ha un rapporto quasi incredibile da descrivere. Gli fa vincere qualsiasi gara in cui si cimentano insieme. Purtroppo Top morirà nel settembre del 2005 durante il viaggio di nozze di Silvio. Per lui ovviamente una perdita dolorosissima.

Nella primavera del 2000 inauguriamo l'agri-campeggio ed una bella sala spuntini per gli ospiti.
Il nostro è un piccolo campeggio, la legge ci consente 12 piazzole di sosta.

Tutte hanno le colonnine a disposizione con la corrente elettrica. 

Il capannone dei conigli sta piano piano diventando un meraviglioso insieme di spazi utili attraverso una ristrutturazione molto importante.

Nasce un laboratorio di trasformazione per frutta e verdura dove preparo sottolio, salse e marmellate. C'è anche un piccolo punto vendita dove tutte le sere si possono comprare tutte le verdure e tutta la frutta che è rimasta inutilizzata durante la giornata. Si vende tutto a 1.000 lire al chilo, qualsiasi prodotto. Difficilmente abbiamo rimanenze.

Facciamo dei bagni strepitosi per l'agri-campeggio e per gli ospiti che d'estate mangiano all'aperto sotto la pergola, mi spiace sinceramente non avere foto da pubblicare!

C'è poi il macello, all'estremità opposta del capannone, dove macelliamo circa 1500, 1600 animali di bassa corte all'anno, più 7 o 8 maiali che usiamo per fare insaccati. Per gli insaccati c'è una stanza che viene tenuta alla temperatura corretta con un umidificatore.

E' una ristrutturazione che ci impegna con la banca per cifre importanti naturalmente, però crediamo fermamente nel lavoro che abbiamo intrapreso e crediamo anche che lo si debba fare con grande serietà. E' per questo motivo che decidiamo di cancellarci dall'associazione con cui eravamo iscritti. Lo facciamo per protesta, troppi agriturismo nascono e proliferano senza avere i requisiti corretti, ci sono troppi furbetti per i nostri gusti.
Lui è Fabio, in arte Elvis. Ha una band con cui si esibisce con dei costumi fantastici ed esegue tutto il repertorio di Elvis Presley. Viene spesso a mangiare da noi ed ogni volta ci onora con qualche performance che esalta il pubblico presente.
Una serata tipo, la mia mamma sempre presente!
Il bancone della sala spuntini dove viene servita la prima colazione agli ospiti del campeggio.
Vista dall'interno della saletta.
Gli ospiti del campeggio fanno colazione.
Il vialetto illuminato dalle torce ed una tavolata di amici tra cui ci sono i miei zii!
Lui è Benny, il nostro terranova. Per i nostri operai "el geometra" (il geometra). Benny vive fuori, libero. In un bel recinto c'è la sua grande cuccia dove trascorre la notte, ma durante il giorno, puntuale come un orologio, aspetta gli uomini che vanno a lavorare nei campi o in frutteto o nell'orto e li segue. Si mette poi all'ombra e controlla che i lavori procedano bene.


Un'altra sua prerogativa è quella di salire nelle auto dei clienti per farsi portare a fare un giro del capannone, sennò non c'è verso di farlo scendere!!! Noi cerchiamo di chiuderlo in recinto la domenica per non creare disagi agli ospiti, ma sono spesso i nostri clienti più affezionati che ci chiedono di lasciarlo libero, ama farsi coccolare da tutti. Purtroppo, come da foto, è quasi sempre impossibile mantenergli il pelo pulito, e lui.......odia l'acqua.....uno strano esemplare di terranova in effetti!
La chiesetta di Ca' Soldati, fatta costruire dal nonno di Claudio per tutte le famiglie di mezzadri che vivevano in questa grande azienda.
Con la mia mamma, una sera dopo il lavoro....prima di cantare.....
Durante la settimana lavoriamo con un'agenzia di viaggi che ci porta turisti danesi che visitano l'azienda agrituristica, la cantina dove Claudio produce il nostro vino, e poi pranzano.
Claudio che cucina i suoi famosi spiedi.

Eccola qui la Rebecca, la mia dolcissima cagnotta che soffriva e piangeva con me.....che amore grande è stato.....lei naturalmente vive dentro casa e quando piove e deve uscire per sporcare, si dispera e cerca di camminare sulle unghie per non bagnarsi le zampotte!
E dopo cena......signore e signori, la Sili Blu's Band si esibisce per gli ospiti!


A volte penso di essere il moto perpetuo fatto donna.
I lavori sono finiti, la pergola col vialetto è tutta pronta, mancano solo le piante di glicine su tutti i pali di sostegno.


La vita al piano di sopra - 35

In casa la vita continua con ritmi che variano col variare del lavoro al piano di sotto.
Ci sono giorni relativamente tranquilli, ci sono giorni in cui riesco a salire solo per una doccia ed un cambio di abiti veloce, ma va bene così.
Succede d'estate principalmente, la sveglia è alle 6, 6.30  e prima dell'una, l'una e mezza di notte non si riesce ad andare a letto. Qualche volta mi sembra di essere una zombie anche se il pubblico non se ne accorge mai perché sono un'ottima trasformista e nel giro di una mezz'ora Cenerentola diventa una principessa pronta a ricominciare a fare per il pubblico quello che ha appena terminato di fare in cucina.....non so se mi spiego.....ma succede che persone che vengono a prenotare un tavolo mentre sono impegnata a cucinare, restano perplessi quando poi mi rivedono in sala da pranzo, ma sì, sono sempre io, giuro!
Silvio vive a Bologna dove continua i suoi studi, a volte quando è a casa va a San Donà di Piave alla Clinica Veterinaria e durante i primi anni impara con gli occhi , poi comincerà anche a fare pratica. Quando è a casa aiuta sempre anche noi col servizio in sala.
Enrico lavora con noi in azienda e nel contempo diventa cintura nera di Karate, disciplina che segue da anni col suo adorato maestro Paci Gallo. Per lui Paci è un faro negli anni difficili dell'adolescenza, è il maestro che più di noi sa capirlo e indirizzarlo in quel momento, è l'uomo che gli insegna a rispettare le regole del Dojo. Enrico è sempre stato un bambino prima ed un ragazzo dopo, diverso dagli altri, ha fatto fatica a diventare l'uomo meraviglioso che è ora, ed ha sofferto moltissimo perché la sua sensibilità e la sua fame di emozioni lo hanno reso ribelle alle regole ed alle convenzioni.
Gli amici storici di Enrico, Antonio e Ivan. Loro insieme ne combinano di ogni tipo da bambini .....e da ragazzi pure qualche volta!
Devo dire con orgoglio che Claudio è stato un papà fantastico per i nostri figlioli, ha saputo trovare il giusto equilibrio nei comportamenti e negli insegnamenti con loro. Io, da mamma, ragiono più di pancia e mi lascio prendere dall'emotività. Spero comunque di essermela cavata anch'io!
Un bellissimo giorno, nella primavera del 1999 arriva nella nostra vita e nel nostro cuore Camilla, una boxerina che regalano a Silvio in clinica veterinaria. Noi adoriamo i boxer. Lei è bellissima e buffa, in quattro e quattr'otto diventa la padrona di casa, la povera Rebecca si ritrova vittima di scherzi e agguati di quell'esserino scatenato.
Non riescono comunque a stare lontane l'una dall'altra e finiscono per dividere anche lo stesso lettino. Sono una delizia.
La mamma tutte le domeniche arriva a pranzo da noi con la macchina carica di amiche. Negli anni diventa un'organizzatrice incredibile di eventi per portare più clienti possibili da noi. Più di una volta arrivano col pullman.......pieno! Lei è così, quando sposa una causa non c'è niente e nessuno che la ferma, è una donna unica e anche piuttosto impegnativa devo dire. Difficile che accetti un NO per risposta....ma anche questo è parte del suo grande carisma.

Se Silvio diventa un personaggio nell'ambiente equestre, Enrico lo diventa nel Karate, sembra una macchina da guerra. Vince e stravince titoli.
Il 30 settembre 2000 è portabandiera della squadra nazionale agli europei di Riccione. Anche in quell'occasione si fa onore. Noi, ovviamente, manchiamo anche a questo suo importante avvenimento.
Per fortuna i nostri ragazzi capiscono e non credo ci abbiano mai incolpato per il nostro assenteismo anche quando per loro suonano l'Inno di Mameli.
Mi succede di versare qualche lacrima in cucina però.
Continua in questi anni la nostra amicizia con le due ragazze conosciute in Costa d'Avorio. Nell'estate del 99 una sera arriva Gabriella a cena e ci presenta il suo fidanzato Gianni. Ci si vede spesso perché sono clienti affezionati, anche la famiglia di Gabry viene a festeggiare compleanni e anniversari da noi, quindi c'è effettivamente un certo rapporto. Al punto che in autunno, annunciandoci il loro matrimonio per il 1° gennaio 2000, ci invitano alla cerimonia, ma non solo, ci invitano ad accompagnarli in viaggio di nozze!
Vogliono andare in America ma non si fidano delle agenzie, non parlano l'inglese e dunque, perché non andiamo con loro?
In cinque minuti decidiamo di sì, li accompagneremo nel loro viaggio di nozze!
Partiamo ai primi di gennaio del 2000 e stiamo via per tre settimane, li portiamo in Florida, in Louisiana e nonostante non siamo abituati a condividere le nostre vacanze, le cose vanno tutto sommato bene!
Purtroppo, con mio grande rammarico, non ho trovato nessuna foto e ne avevamo fatte una vagonata, come mi mancano tutte le fotografie del primo viaggio negli States nel 1993 di cui non ho fatto cenno proprio perché mancano tutte le immagini......che peccato....


Un anno sta presto a passare, la primavera che inverdisce e riempie di colori il nostro grande giardino, l'estate tosta, faticosa e pesante da gestire ma piena di importanti conferme, poi in autunno si comincia a respirare e a lavorare con ritmi più umani. Via via che ci si rilassa si comincia a pensare a qualche novità per il nuovo anno che velocemente si avvicina.
Di nuovo abbiamo una interessante conversazione col nostro amico Graziano, quello che ci ha dato una spinta all'inizio della nostra avventura, organizzando da noi tante cene coi colleghi albergatori....sì proprio lui, con cui davanti ad un po' di pane e salame, di un buon bicchiere di vino e un vasetto dei miei carciofini sott'olio, ci raccontiamo le difficoltà del lavoro piuttosto che qualche aneddoto divertente e, parla lui che parliamo anche noi, cominciamo a fare una disamina di idee e progetti in embrione che passano per la testa a Claudio. Ed è in questo modo che un'idea, che si dimostrerà vincente, prende forma piano piano piano rendendoci eccitatissimi.....



2001...dalla Tunisia al Camping Natura e molto di più - 36

Come ogni anno finiamo di lavorare il 31 dicembre e chiudiamo per ferie. Anche a gennaio del 2001 partiamo per una vacanza di tre settimane e andiamo in Tunisia, esattamente a Sousse, alloggiamo in un bell'hotel, l'Orient Palace.
Partiamo con mamma ed una sua carissima amica, Paola, noleggiamo una macchina e ci facciamo i nostri bei giri con Claudio che ha tre donne in gestione,...... le battute coi cammelli si sprecano in quei giorni!
Nella hall dell'albergo, le tre signore in lungo!
La splendida piscina dell'hotel.
Una delle escursioni più belle e affascinanti la facciamo a Sidi Bou Said, una città situata nella regione del nord della Tunisia, a circa 20 Km. dalla capitale Tunisi.
E' arroccata sopra una scogliera e guarda il Mediterraneo. Le sue stradine si articolano fra case bianche con le imposte blu ed una miriade di fiori dai caldi colori. Ci sono numerosissimi negozi di souvenir per far felici le migliaia di visitatori che affollano costantemente il paese.
Ci colpisce moltissimo la pulizia che vediamo ovunque e rischiamo quasi il torcicollo per ammirare i balconi, le finestre e le porte di questo meraviglioso blu.

Un'altra visita di estremo interesse è la Grande Moschea di Kairouan, una delle più imponenti e importanti del paese, un' opera architettonica che ci lascia senza parole, un luogo dove regna un silenzio carico di misticismo.
Questa è la piazza antistante il Mausoleo di Bourguiba a Monastir, costruito a partire dal 1963 per onorare il primo presidente tunisino, Bourguiba appunto, che diede l'indipendenza al paese dai francesi. Vi si accede attraverso un immenso viale alberato e con molteplici palme. All'interno del mausoleo c'è un sarcofago di pietra bianca intagliata che contiene le spoglie del presidente.
A lato del mausoleo visitiamo un cimitero islamico, le tombe sono tutte bianche e ne rimaniamo particolarmente colpiti e commossi.
Non può ovviamente mancare una visita ad un accampamento berbero, dove ci viene offerto il thè e le donne del villaggio impastano e cucinano il pane per poi offrircelo condito con il loro olio.
Qui siamo a Cartagine, dove una guida ci fa rivivere le guerre puniche fra gli antichi Romani ed i Cartaginesi per il dominio del Mediterraneo.
Ancora una volta mi meraviglio di come delle pietre e delle rovine possano essere così vive e ricche di significati. Purtroppo non è rimasto molto, ma il sito è comunque ben curato e ben custodito.

La sera in albergo c'è una band che intrattiene gli ospiti, sono bravi e simpatici e nel giro di pochi giorni diventiamo amici di questi musicisti......

al punto che la mamma riesce a convincermi a propormi con una canzone e da allora, tutte le sere mi chiamano a fare un bel po' di pezzi!
Che cosa non si fa per una mamma!


Il 10 febbraio si sposa a Pavia la figlia di Mario, l'amico fraterno di Claudio e noi non possiamo certo mancare.
La sera prima della cerimonia andiamo tutti insieme a mangiarci una costata ai ferri in allegria (in barba alla "mucca pazza" che in quel periodo terrorizzava gli italiani).
Michela e Jacopo si sposano con una cerimonia bella e semplice, Michela indossa un abito che è appartenuto alla sua famiglia ed è bellissima.
Mario piange come un vitello, la sua primogenita lascia il nido, lui piange e noi lo prendiamo un po' in giro.....Cristina invece, la mamma, pensa che almeno una finalmente ha lasciato il nido......questione di punti di vista insomma!
Ad aprile dobbiamo dare l'addio alla nostra amica pelosa Rebecca, una torsione gastrica non le lascia scampo. E' un lutto molto doloroso, ogni volta che perdiamo uno dei nostri animali è uno strazio, ci ritroviamo ad abbracciarci piangendo.
Rebecca ancora ci manca.

Nei mesi che precedono l'estate noi lavoriamo molto con la progettualità oltre che col lavoro regolare e, come dicevo, un'idea sta lentamente prendendo forma nella testa di Claudio.
Perché non creare un centro estivo diverso da qualsiasi altro, per i bambini, soprattutto i figli degli innumerevoli albergatori di Jesolo che non sapevano mai come gestire i loro bimbi durante l'estate? E' così che, con molta modestia e senza fare nemmeno troppa pubblicità decidiamo di partire con questo nuovo progetto. Si chiamerà Camping Natura e darà anche la possibilità di alloggio in tende e roulotte ai bambini che eventualmente lo desiderino.
In quegli anni Enrico ha una fidanzata che si è appena laureata in Scienze dell'Educazione, Marzia. Io la adoro, è in gamba e fra me e lei c'è un rapporto invidiabile. E' una grande professionista e ci pilota attraverso le varie fasi dell'organizzazione del personale che starà a contatto con i bambini iscritti (che ancora non ci sono). Enrico la aiuta e cominciamo a spargere la voce in giro.

Compriamo una grande piscina della Laghetto (m 12x6 circa), approntiamo un campetto da pallone e uno da pallavolo, creiamo uno zoo con tutti gli animali da cortile e non solo. In una zona chiusa dell'agriturismo organizziamo un laboratorio con materiali diversi dove i bambini daranno vita a creazioni meravigliose, i bagni ci sono, grandi e belli, la pergola sotto cui mangeranno è pronta, siamo pronti anche noi.
Nel giro di pochissimi giorni abbiamo i primi iscritti. Dimenticavo di dire che il nostro centro aprirà il primo giorno di vacanza e chiuderà l'ultimo. L'orario è dalle 8.00 alle 18.00 tutti i giorni compresa la domenica.
All'inizio dicevo cominciamo con pochi bambini, una ventina circa. Decidiamo di far scegliere a loro le verdure dall'orto, vanno fisicamente loro stessi a raccoglierle, poi noi le prepariamo per pranzo, loro si divertono come matti e imparano a capire che è importante mangiare bene e sano. Dopo mangiato li portiamo in frutteto.....

Si scelgono la frutta che vogliono consumare direttamente dagli alberi! Questo purtroppo lo possiamo fare solo all'inizio perché poi diventa un problema con 100 bambini che vogliono staccare i frutti dagli alberi....dobbiamo rinunciarci! La frutta la troveranno a tavola e lo stesso dicasi per le verdure naturalmente.

Una delle cose che amano fare è la pizza, gli insegniamo a impastare e a condire la pasta, poi la inforniamo. La loro soddisfazione è unica!
Enrico fa nuotare la mia nipotina Federica

La prima recita del primo anno. I bambini si sono fatti tutti i costumi e le coreografie con Marzia e le altre ragazze. Qui un gruppo di bimbi, sotto si intravedono le teste di alcuni genitori.
Ogni mese si fa una recita per loro!

Insomma l'estate del 2001 è come un vulcano in piena eruzione, nemmeno noi riusciamo a credere a quello che succede intorno a noi ed alla nostra iniziativa. A Jesolo l'agriturismo I Sili Blu ed il suo Camping Natura fa molto, molto parlare e, ringraziando Dio, sempre in termini entusiastici.
L'11 settembre 2001 dà una scossa terribile a tutto il mondo, anche noi siamo testimoni di questa catastrofe intanto che stiamo lavorando con i "nostri" bambini e sentiamo il nostro mondo di certezze crollarci addosso.
Quella è una giornata che vorrei poter dimenticare, vuoi per il nostro amore incondizionato per gli Stati Uniti, vuoi perché ci rendiamo conto  che niente sarà più come prima. 


Convalescenza...gennaio, febbraio 2002 - 37

Da parecchio tempo ho qualche problema di salute, la mia ginecologa da mesi mi tampina per ricoverarmi e farmi sottoporre ad un intervento chirurgico.
Non se ne parla, col lavoro che facciamo non posso permettermi di stare ferma per due mesi e quindi l'intervento deve attendere.
Come Dio vuole arrivo alla sera del cenone di fine anno 2001. Finita la serata siamo in ferie.
Il 2 gennaio 2002 sono già ricoverata all'ospedale civile di Mirano. Il primario, dott. Tiziano Maggino, è un caro amico di Claudio, compagno di collegio a Venezia. Doveva essere già in ferie ma mi aspetta, mi opera il 3 gennaio e poi, una volta controllato che tutto fosse in ordine, ci saluta e parte. E' un chirurgo fantastico, nonostante l'intervento bello tosto e i numerosi punti sul pancino, dopo otto giorni posso tornare a casetta.
I compiti per casa sono i seguenti:
1) Riposo
2) Riposo
3) Riposo
Queste sono le regole che devo osservare per un mese, e anche se dopo due settimane comincio ad innervosirmi di passare dal letto alla poltrona e al divano, non sarei in grado di fare altro. Sono a pezzi e la convalescenza è pesante. Non sono poi abituata a stare in panciolle e quella non è la mia idea del "riposare".
Sapevamo che sarebbe stato così e quindi ci eravamo organizzati per chiudere due mesi, gennaio e febbraio.
Claudio per distrarmi decide di portarmi in California per tre settimane a febbraio, ospiti dai nostri amici Ed e Lois.
Come sempre loro sono meravigliosi e ospitali ma lavorano e sono molto impegnati coi loro ragazzi, io mi rendo conto dopo pochi giorni di essere davvero di peso, non posso fare gran che e mi sento veramente molto a disagio.
Passiamo le giornate facendo brevi passeggiate e gite poco impegnative.
Ci regaliamo un fine settimana a Monterey e alloggiamo in un piccolo e vecchio hotel che è in vendita. Assieme a loro ci divertiamo a fare progetti futuri, ci piacerebbe prenderlo insieme e gestirlo con loro, Silvio potrebbe esercitare come veterinario in quella zona e fare un sacco di soldi, Enrico potrebbe occuparsi delle belle signore del posto e farle felici! Discorsi così, un po' sciocchi ma divertenti.
Lois ci accompagna un giorno a visitare la Napa Valley, un'oasi vinicola che ci lascia senza fiato, di una bellezza e di un'eleganza superiore a qualsiasi altro posto analogo che abbiamo visto, indescrivibili le cantine ed i ristoranti. Tra questi vigneti a perdita d'occhio, hotel di lusso alloggiati in castelli o antiche dimore.
Torniamo la sera stanchissimi, ma consapevoli di avere fatto un'esperienza coi fiocchi.
Da Sacramento ci raggiungono Barry e Valerie, la mia cara amica e collega di lavoro ai tempi della California, era titolare di Clinique. Ed e Lois non li hanno mai incontrati ma li invitano a cena e come sempre, preparano ogni ben di Dio, la loro ospitalità è proverbiale e non accenna a declassarsi!
Ed, il mago del barbecue!
E la cena è servita!
San Francisco è una città che ti entra nel sangue, diventa parte di te e non ti stanchi mai di girarla e osservarla, di guardare i suoi abitanti e di invidiarli per vivere in un posto unico al mondo.
E' una città che fa perdere le inibizioni, ti puoi ritrovare a ballare in mezzo alla Cannery se c'è qualcuno che suona, o in mezzo ad una spiaggia con i ragazzi che suonano le chitarre ed i bonghi.
Fantastica, multietnica, generosa e spettacolare!
Per la prima volta andiamo a visitare il Presidio e ci passiamo qualche ora beandoci dei panorami che ci offre il posto. Ci sono zone boscose con piante centenarie, prati curati e perfettamente puliti, ci sono tutte le abitazioni dei militari che vivevano lì quando era un Presidio delle Forze Armate Americane, fino al 1994. Poi diventa Parco nazionale e come tale curato e protetto.
E' enorme e offre viste mozza fiato sull'oceano, sulla baia di S.F. e sul Golden Gate. Non riusciamo a visitarlo tutto.

Alla fine salutiamo i nostri amici con le lacrime agli occhi, consapevoli però di essere stati un po' troppo "ospiti" per il mio stato di salute.
Ancora non lo sapevamo ma da quella volta non li abbiamo più visti........la speranza però è l'ultima a morire, magari un giorno non lontano.....


Dal primo marzo l'agriturismo riapre i battenti, la primavera avanza e con la primavera si muovono i turisti e noi siamo lì pronti ad accoglierli col nostro miglior sorriso!


Gli amici pelosi - 38

Credo sia chiaro a tutti che amiamo gli animali, ne abbiamo sempre avuti, costantemente da quando avevamo Silvio piccino.
Allora avevamo fatto la scelta di spiegare "il mistero della vita" al bimbo con una coppia di porcellini d'india peruviani dal pelo lungo, arruffato, simpaticissimi. Silvio aveva il pallino degli animali e quindi apprezzava moltissimo tutte le spiegazioni che papà Claudio gli dava.
La cosa funzionava e anche con l'avvento dell'uragano Enrico si riusciva a gestire un giusto rapporto di rispetto verso queste bestiole.
Dopo di allora si sono susseguiti vari cani, altri porcellini d'india, un topolino muschiato che doveva stare lontano dai miei occhi, qualche uccellino e via discorrendo, un po' come in tutte le famiglie dove ci sono bambini.
Ovviamente la massima concentrazione di animali c'è quando nasce il nostro Centro Estivo.
Ed è proprio da qui che voglio raccontare qualche storia che riguarda loro, i nostri cuccioli pelosi.....

Siamo a luglio del 2002, un caldo torrido intervallato da potenti temporali. Un pomeriggio, dopo il riposino che i bambini fanno sotto le fronde dei grandi salici, qualcuno sente un miagolio disperato. I bimbi schizzano in piedi man mano che i primi ad accorgersene passano parola, sono tutti eccitati e preoccupati perché è chiaro che c'è un gattino in difficoltà.
Le ragazze riescono miracolosamente a farli mettere in gruppetti ordinati e così vanno verso il disperato miagolio. Subito è palese che viene dall'orto, un ettaro di orto! I bimbi sentono di avere una missione importante e sono attenti e cauti nel muoversi.....arrivano alle zucchine finalmente e il miagolio si fa forte e chiaro. A quel punto avanzano solo i più grandi, lasciando i piccoli al limitare del campo coltivato. Le piante di zucchine pizzicano e sono urticanti ma loro, sprezzanti del fastidio, proseguono con metodo e cautela finché uno di loro urla con tutto il fiato :" Eccolo!!!" e lì si scatena l'inferno. (Russel Crowe li avrebbe voluti tutti per il suo film!)
Trovano una micina appena nata, pochi giorni di vita e nemmeno deperita bisogna ammettere, me la portano in cucina ed io mi commuovo per questo esserino disperato. Per fortuna c'è Silvio, a casa per preparare la sua tesi di laurea. La vede e mi dice che si deve assolutamente cercare la mamma e provare a fargliela allattare. sappiamo chi è la mamma, una gattina dolcissima che si è trovata un riparo nella legnaia e che tutte le sere si fa vedere quando gli ospiti se ne vanno e lei sa che noi le lasciamo tanta pappa buona a disposizione. Non è selvatica e Silvio la trova facilmente, le attacca la gattina alle mammelle e lei la lascia poppare con gli altri tre bellissimi piccoli. Bene, meno male! I bambini sono orgogliosissimi del loro salvataggio e ne parleranno per un sacco di tempo.
Invece no, bene per niente!
La notte seguente si scatena un temporale con tuoni e fulmini, piove a secchiate d'acqua. Enrico e Marzia dormono in una delle roulotte per stare coi bambini che pernottano da noi e non so ancora come, Enrico si sveglia per i miagolii disperati che lo raggiungono nel sonno. Esce nonostante l'acqua e, in mezzo al piazzale di cemento, trova di nuovo questa esserina, incazzata come una bestia che urla a squarciagola. 
Sale in casa e ci sveglia, sono circa le 4.00 di mattina. La asciugo e cerco di riscaldarla. Nessuno dorme più, lei ha fame e piange.
Il mattino successivo all'apertura della farmacia di Jesolo Paese c'è Claudio che aspetta di comprare un micro biberon e il latte degli orfani, un latte in polvere.
E' così che Schizzo entra in casa nostra e nelle nostre vite.

Il nome non potrebbe essere più azzeccato, ve lo garantisco. E' un esserino che si aggrappa disperatamente alla vita e che dovrà fidarsi della sottoscritta per avere il suo imprinting!!!

Ogni due ore reclama il suo latte ed io sto con l'orologio sotto gli occhi anche quando siamo pieni di clienti che cenano sotto la pergola e faccio arrabbiare Claudio ed i ragazzi perché sparisco.

Schizzo ha un grosso problema che va avanti da parecchi giorni....non riesce a fare la cacca da sola. Uso la glicerina, i cotton fiocs, i massaggini caldi con una spugnetta sul pancino danno ben miseri risultati e Silvio è molto chiaro:" Se non evacua muore perché le scoppia la pancia". In effetti la pipì la fa regolarmente, il resto purtroppo no ed è diventata una palla.

La nostra dolcissima Camilla adora tutti gli animali e continuamente mi sta addosso per guardare la gattina, cerca di leccarla per darle baci. Claudio decide che, perso per perso, dobbiamo affidarci a lei ed al suo innato istinto materno. Mettiamo sul divano Schizzo e preghiamo Dio che Camilla non decida che tutto sommato è pur sempre un gatto.....
Camilla non aspetta altro......dopo il suo trattamento Schizzo è fradicia e furibonda per essere stata investita da una lingua del genere, ma comincia improvvisamente a produrre cacca in quantità industriale!
Da quel giorno Schizzo sporca nella sua cassettina e Camilla diventa la sua protettrice ufficiale!

E Camilla non si smentisce mai, dove c'è un cucciolo c'è anche lei. Qua ho in braccio il mio coniglietto Bunny, c'è Schizzo cresciuta e c'è lei, la dolcezza fatta cane!
Silvio porta sempre a casa bestiole che necessitano di cure o di famiglia. Vi presento la furetta Maya, una bestiola divertente e dolce, anche lei ha trovato una collocazione come si può vedere.....ha una bellissima gabbia, con l'amaca e una copertina dove lei si arrotola per dormire.

Nonostante sia un mustelide, Maya ama Schizzo e giocano tantissimo insieme. D'estate Maya si trasferisce nella residenza estiva appunto, una gabbia enorme con una serie di giochi in legno, di scalette e scivoli, costruita per lei dal nostro Vittorino (Mc Guyver ricordate?). Naturalmente c'è una bellissima amaca!

Casa nostra è uno zoo. Lo so, ci sono peli in giro, Maya è anche un po' puzzona, la sabbietta di Schizzo e la segatura di Maya non sempre sono soltanto all'interno dei loro contenitori, le cagne inseguono le altre bestiole, vuoi per giocare, vuoi per tentare di mangiarsele....(leggi Fiamma), fatto sta che noi li amiamo tutti.
Fra i vari animali che vivono in azienda, ci sono anche Toto e Tata, una coppia di maialini (si fa per dire......) vietnamiti. Dopo qualche mese di corteggiamento, Toto fa innamorare perdutamente Tata e nel giro di pochi mesi nascono sette bellissimi cuccioli che Tata allatta e cura con grande attenzione.

Io me li vado a guardare quasi tutti i giorni perché sono una meraviglia ma poi capita che c'è talmente tanto lavoro in cucina e altrove che le mie visite diminuiscono.

Ricordo ancora esattamente quello che succede quella mattina di luglio del 2003.......
Arriva di corsa, tutto trafelato, un lavorante polacco che ha in carico gli animali del centro estivo, entra in cucina e mi dice:"Signora, corri, piccolo maiale morto, tutto secco!"
Volo dai miei maiali, furibonda con lui per non avermi detto che Tata lo aveva scartato da un paio di giorni, potrei picchiarlo dalla rabbia. Lui è così mortificato e disperato che alla fine gli chiedo pure scusa, ma il maialino è pelle secca buttata in mezzo al fieno. Mi accorgo che respira appena e me lo prendo in mezzo al grembiule di cucina giurando che a casa mia i cuccioli non muoiono.

Silvio gli fa subito una flebo per idratarlo e mi dice :" Mamma rassegnati, è spacciato, non lo vedi? Non posso fare miracoli, possiamo solo cercare di reidratarlo e poi si vedrà...." Gli rispondo :"Organizzati, il miracolo lo facciamo insieme". Devo dire che avere un figlio veterinario serve e aiuta in questi casi!
E miracolo c'è! Ed è pure femmina, anche lei!
Appena reagisce comincio a nutrirla con lo stesso latte degli orfani che a suo tempo aveva salvato Schizzo. Piano piano si riprende, è debolissima Caterina, passa tutto il tempo avvolta in una copertina in una bella gabbia con la segatura pulita e l'acqua fresca a disposizione.
La coccolo e le parlo, lei mi capisce e mi accorgo che riconosce la mia voce ed i miei passi.
La piccola si riprende in fretta ma non possiamo rischiare di riportarla alla madre perché potrebbe essere uccisa, quindi sta in una stanza attigua alla cucina dopo posso tenerla controllata.
Mi bastano pochi giorni dalla sua miracolosa ripresa per capire che per il resto dell'estate non potrò più indossare abiti o maglie senza maniche. Sì perché i maialini per stimolare la lattazione, spingono col muso sulle mammelle della loro mamma. Dato che io la tengo in braccio, le musate me le da tutte all'interno del gomito, procurandomi dei lividi orrendi, tipici di chi si fa in vena. Devo dire che il muso dei maiali è duro come un sasso....e mi fa in sacco male quando vuole mangiare!
In breve tempo Caterina diventa come un cagnolino, mi chiama, mi segue e cresce, mamma mia quanto cresce! Si nutre di prodotti che ci procuriamo in un vicino allevamento di suini, a cui aggiungiamo mele che adora e un po' di verdura cruda.

Chi pensa che i maiali siano animali sporchi si sbaglia di grosso. Quando Caterina è un po' più grande le prepariamo una grande gabbia all'esterno, con una casetta sempre piena di fieno fresco dove lei adora rotolarsi, le prepariamo anche un piccolo riparo esterno dove lei sceglie di sporcare e sta attentissima ad usare solo quello spazio. E' fantastica, la adoro perché è coccolona e cicciona e intelligentissima. Impara anche a giocare a palla!

Queste sono le storie di alcuni dei cuccioli che hanno accompagnato le nostre vite, mi pareva bello raccontarle.


La Laurea nov. 2002 - 39

L'estate del 2002 parte come un treno al centro estivo Camping Natura, ma questo ve lo racconto in seguito........fatto sta che il lavoro aumenta sempre di più, abbiamo bisogno di manodopera e diamo lavoro a gente disperata che arriva dai paesi dell'est, (le italiane arricciano il naso quando sentono che si lavora tutti i fine settimana!!!) gli diamo l'alloggio ed un regolare contratto di lavoro, oltre al vitto naturalmente. Noi siamo dell'idea che chiunque lavori con noi deve essere trattato con dignità e giustizia, nessuna differenza di trattamento.
Avrei un sacco di aneddoti da raccontare......
Un giorno per esempio Silvio esce per una commissione, non ricordo proprio a fare cosa o dove......ma quando torna è in compagnia di un uomo di colore che dice di chiamarsi Jallo. E' nero nero nero!
Silvio mi dice che questo povero diavolo è disperato ed ha bisogno urgentemente di un lavoro perché gli sta scadendo il permesso di soggiorno e al lido di Jesolo non trova niente.
Noi siamo davvero al completo, non abbiamo bisogno di aiuti extra ma vedendo la disperazione di Jallo decido di dargli una possibilità.....ci sono le piscine da pulire, il prato che va tagliato regolarmente, i fiori che vanno curati....dai, si può fare.
Naturalmente gli diamo una stanzetta con un letto, un armadietto ed un comò e l'uso del bagno che si trova a due passi dalla sua stanza.
Dal primo giorno mi rendo conto che Jallo non ha proprio voglia di lavorare, tanto meno di prendere ordini da una donna e tira sera cercando di fare meno che può. E' mussulmano, quindi deve pregare 5 volte al giorno. Ogni tanto sparisce per le sue preghiere.
Dato che non sa usare una ramazza, non gli piace curare il giardino e non posso controllarlo finché sta all'aperto ed io sono in cucina, gli dico che starà al lavello delle pentole durante i fine settimana, almeno mi rendo conto di quello che fa......ed è proprio così che posso mandarlo da dove è venuto!
Perché? Perché nel bel mezzo del servizio, con la pergola fuori zeppa di ospiti che mangiano, lui molla tutto per andare in camera a pregare. Dopo circa un'ora mando Silvio a cercarlo....Jallo dormiva, pacifico e contento nel suo letto. La sera stessa Jallo riparte, lanciandomi improperi e maledizioni colorite e variopinte come il bubù che indossa.
Ciao Jallo!!!
Oppure ricordo, proprio quella stessa estate del 2002, una telefonata da un centro Caritas a cui mi ero rivolta per assumere due signore moldave. Il prete al telefono mi dice che le signore sono tre, non due, le hanno trovate a dormire nei bagni dell'ospedale civile di Treviso, non hanno dove andare........e cosa faccio, non le aiutiamo? E comunque tre al prezzo di tre, mica di due!
Arrivano, modeste e impaurite, neanche una parola di italiano.....una pacchia insomma per me ed Elvira, con tutto quel che c'è da fare diamo anche lezioni di italiano base per capirci in cucina....
Alla fine della fiera, per farla breve e non tediare nessuno con questo racconto, il 31 luglio, dopo due mesi di lavoro con noi, vengono tutte e tre in cucina e ci dicono che se ne vanno, da noi si lavora troppo!
Perfetto, con agosto  alle porte, restiamo io ed Elvira, sole. Lei mi guarda e mi chiede :" Signora, lei ha paura?"......io la fisso dritta negli occhi e le rispondo di no, non ho paura.
Da quel primo agosto 2002 Elvira diventa la mia ombra, dimentica la sua famiglia per non lasciarmi sola nemmeno un momento, lavorando senza sosta al mio fianco. Come potrò mai spiegare quanto quella ragazza ci ha dato in passione, serietà e costanza....né io né lei possiamo permetterci di sentire la stanchezza, giorno dopo giorno andiamo avanti ma ci portiamo a casa la più spettacolare stagione, come se fossimo sul podio dopo una vittoria mondiale!
Devo comunque dire che abbiamo aiuti extra che di tanto in tanto ci danno un minimo sollievo, e naturalmente ci sono Claudio, Enrico e Isetta che nell'emergenza arriva!
Comunque a fine settembre si tirano un po' i remi in barca e si torna ai ritmi normali di lavoro. 

Finalmente Silvio è in fase di arrivo con gli studi, il 4 di novembre discute la sua tesi di laurea.

"La fisioterapia nel trattamento delle patologie del midollo spinale del cane"

Si laurea naturalmente in Medicina Veterinaria.

Noi siamo così commossi e felici che dimentico di fare le foto, sono imbambolata a guardare il nostro ragazzo che finalmente è pronto a cominciare il suo percorso  professionale, siamo orgogliosi come non mai, è stato bravo, ha studiato lavorando e ce l'ha fatta. 
Il dopo laurea non lo commento. Lui è felice, chi se ne frega delle goliardate a cui lo sottopongono gli amici......!!!
E queste sono le uniche due foto che un'anima buona mi ha fatto avere!

Silvio dedica la sua tesi di laurea al suo amatissimo nonno Bruno, il mio papà.


Queste sono le cose che davvero contano nella vita, papà manca ormai da cinque anni ma il suo ricordo e l'amore che ha sempre avuto per i suoi nipoti e per tutti noi, lo farà vivere nei nostri cuori per tutta la nostra vita.
Silvio mi ha fatto un regalo che non ha prezzo con queste semplici parole, perché mi fa sentire fiera del lavoro che come genitori abbiamo fatto, insegnando ai nostri bambini l'importanza della famiglia, dei principi e dell'amore per le nostre radici.


I nostri bambini - 40

Al Camping Natura ci si diverte, ci si diverte e ci si diverte!
Lavorare con i bambini ci fa dimenticare la fatica, lo stress e la grande responsabilità che questo lavoro comporta. Per dieci ore al giorno genitori che ancora non conosciamo ci affidano il loro bene più grande, ci lasciano con un sorriso fiducioso i loro bimbi. 
Da noi ci sono poche regole che vanno rispettate. I nostri piccoli ospiti non possono portare con sé denaro, giocattoli o telefonini e devono almeno assaggiare il cibo che gli serviamo prima di dire:"non mi piace".
Pretendiamo anche la buona educazione ed il massimo rispetto per chi lavora per loro.
Nei tre anni di attività, il Camping Natura cresce in modo esponenziale, i ragazzi ed i loro genitori diventano parte di una grandissima e felice famiglia.
Io e Claudio siamo sempre presenti all'arrivo ed alla partenza dei bambini, vogliamo che le famiglie li affidino direttamente a noi e siamo sempre noi che la sera li riconsegnamo ai familiari.
In brevissimo tempo si instaura un clima di fiducia e di grande cooperazione fra noi, le famiglie e gli animatori.
Marzia coadiuvata da Enrico ed altre tre ragazze gestisce il primo ed il secondo anno, poi  ha un importante incarico con la provincia di Venezia e deve lasciarci, non prima di aver preparato i nuovi animatori.
La piscina più grande.

Partita di calcio saponato.

Un momento di relax in compagnia di Camilla

Estate 2003, i meravigliosi sette, a cui tanto dobbiamo! Sono da sin. dietro: Valentina, le impagabili Elena e Sara, simpaticissime, il mitico Michele amatissimo dai maschietti e Giovanni. Sotto da sin. Raffaella, dolcissima ed inesauribile, ed Elisabetta.

La prima colazione dei bambini che pernottano una settimana in campeggio! Dormono in tenda o in roulotte con gli animatori che naturalmente alloggiano vicino a loro e non si contano i giochi e gli scherzi anche notturni!
La mattina al loro risveglio trovano la prima colazione in sala spuntini che  preparo per loro.
Alle 8.00 arrivano tutti gli altri e cominciano le varie attività.

Preparativi in tenda

Un gruppo di piccoli ospiti ascolta gli amici che cantano....

Ecco le cantanti in erba che si cimentano per il loro pubblico!

Una foto del primo anno, c'è anche Marzia alla finestra.....nel mio laboratorio i bambini si preparano la frutta per farsi la marmellata.

E qui stanno mettendo a seccare qualcosa al sole....pomodori? Melanzane? Non ricordo....

I bambini adorano gli animali e tramite Silvio che ormai lavora a Mestre dal suo mentore e amico Antonio, troviamo un maestro di equitazione che viene da noi a far lezione col cavallo di Silvio, Top.
E dopo la teoria si passa alla pratica.

Enrico riesce a convincere Paci Gallo, il suo maestro, a venire a dare lezioni di karate da noi e sono molti i bambini che si iscrivono al suo corso con grande entusiasmo.
Non può mancare ovviamente il corso di nuoto.

Anche i miei corsi di cucina hanno un discreto successo ed ai ragazzi viene insegnato a fare la marmellata e la salsa di pomodoro che poi cuciniamo e invasiamo per loro. Claudio prepara le etichette personalizzate ed ogni bambino porta a casa il suo vasetto con la salsa o la marmellata fatta da sé col suo nome stampato sopra. Per loro è un piccolo trofeo!

I due più piccolini si divertono come matti a mescolare la frutta allo zucchero!

Ogni tanto organizziamo un picnic nel frutteto ed in queste occasioni arriva la pizza per tutti, i bimbi la adorano!

Il gruppo dei piccoli rangers. Loro hanno il compito di andare a curare i piccoli amici pelosi, portano da mangiare ai porcellini d'india, ai coniglietti nani e alla furetta che d'estate si trasferisce in un bellissimo recinto all'aperto, con un labirinto di giochi e di altalene,  che lei apprezza molto di più della sua gabbia abituale in camera di Enrico!
I piccoli rangers sono anche tenuti ad andare in pollaio a raccogliere le uova tutte le mattine......è un vero spettacolo vederli rientrare, col cestino per le uova che gronda albumi e tuorli.....piano piano imparano a trattare le uova con più attenzione.

Raffaella è impegnata con le bambine a preparare i costumi e le coreografie per qualche recita.

E qui Sara ed Elena lavorano per costruire scenari meravigliosi per le recite dei ragazzi.

Quando Silvio è a casa lavora con noi, insegna ai ragazzi la cura del cavallo, e tutti a turno, lo lavano, lo spazzolano e lo asciugano. Qui è con Federica.

Uno degli spettacolini per i genitori il primo anno. Negli anni successivi prepariamo un vero e proprio palco all'aperto per il gran numero di bambini iscritti da noi (100).

Può sembrare una semplice raccolta di foto, ma garantisco che non è così, noi con queste creature condividiamo un sacco di momenti impagabili. Gli abbracci all'arrivo di buon mattino, ancora con gli occhietti gonfi di sonno ma desiderosi di arrivare ai Sili Blu il prima possibile, le carezze ed i bacini che ci regalano ogni volta che facciamo un giretto in mezzo a loro, la gara per chi si siede vicino a me e a Claudio all'ora di pranzo, le piccole gelosie fra le "streghette" di mio marito, i pasti consumati con uno se non due bambini in braccio, i capricci delle 18.00 per non andare a casa, i ringraziamenti quotidiani di mamme, papà e nonni che non hanno mai visto così felici i loro bambini, i regalini inaspettati, i regali dai genitori, gli abbracci con i nostri animatori e animatrici che passano parte delle notti a programmare il lavoro del giorno dopo, ore che non gli saranno mai retribuite e a loro non importa perché lavorano col cuore e in noi hanno trovato una famiglia, gli sfoghi raccontati in sussurri di una o dell'altra per piccole incomprensioni, gli spaventi che ogni tanto prendiamo coi bambini, la piccola ospite con il diabete che nessuna colonia voleva e che da noi è stata un incanto perché la nostra Sara se l'era presa sotto la sua ala protettrice e le misurava la glicemia quando ce n'era bisogno, il bambino autistico che da noi in mezzo alla natura riusciva ad interagire con gli altri bambini, i pianti di fine stagione nel dover salutare i nostri bambini ed i loro genitori e rendersi conto che cento bambini vivevano per tre mesi interi a casa nostra, immersi nel nostro amore.
Tutto questo e molto ancora non lascerà mai il nostro cuore e questi ricordi saranno sempre in un angolo speciale della nostra memoria.



Tutto ha una fine - 41

L'11 settembre del 2001 c'era stato l'attentato alle Torri Gemelle di New York, dopo di che il presidente Bush figlio pensa bene che può essere una bella idea cominciare una seconda guerra del Golfo, tanto per farsi sempre i cazzi altrui e distribuire democrazia a destra e a sinistra.
A fine anno 2002 soffiano venti di guerra......
Quando noi andiamo in Tunisia e a Djerba nel febbraio del 2003 per le nostre vacanze, ci accorgiamo quasi subito che l'atteggiamento nei confronti dei turisti italiani è completamente cambiato rispetto agli anni precedenti.
Finché stiamo in hotel, lo stesso Orient Palace dove avevamo alloggiato in precedenza, va tutto molto bene, si ricordano di noi e ci considerano quasi di casa.
Così di casa che gli amici musicisti mi vogliono 

con loro a cantare tutte le sere e posso dire con orgoglio che ricevo parecchi apprezzamenti dai clienti. L'hotel, da parte sua, ci chiede di cantare anche durante una serata di gala, accettiamo con molto piacere. 


Mica mi aspetto una remunerazione......ma un bicchiere d'acqua.... una volta magari.......macchè!

Comunque per me, anche se impacciatissima, è un grande divertimento e un po' di riposo forse anche per il cantante del gruppo!
Dopo una settimana all'Orient Palace, andiamo per un'altra settimana a Port El Kantaoui all'hotel Vincci (con due c), un nuovissimo albergo dove stiamo bene.
Diventiamo amici di qualche cameriere, Claudio è un generoso e le mance ci sono.....
A fine vacanza, questi due meravigliosi ragazzi ci portano un manufatto di legno ed io mi commuovo, ma per davvero, penso che lavorano per pochissimi euro al mese e ci hanno comprato un ricordo da portarci a casa. Adorabili.
Port El Kantaoui è una nuova zona turistica, costruita attorno ad una marina, è piacevole passeggiarci, ci sono zone residenziali molto belle e tutti nuovissimi alberghi.
Come usciamo da questa "campana di cristallo per turisti", l'atmosfera cambia in modo drastico. Si va al suq a nostro rischio e pericolo, quando ci sentono parlare in italiano ci offendono e ci prendono in giro inneggiando a Saddam......ce ne scappiamo via.
Odio questo loro comportamento, noi siamo qui con rispetto per il loro paese e le loro tradizioni, spendiamo da loro facendo acquisti, non trovo corretta questa aggressività.
La nostra terza settimana la trascorriamo nell'isola di Djerba e per nostra fortuna i ragazzi dell'animazione in albergo sono deliziosi e anche nei nostri girovagare non incontriamo ostilità, quindi finiamo la vacanza con grande serenità, divertendoci assai!
L'isola ospita una minoranza ebraica e noi non perdiamo l'occasione di visitare la Ghriba, una delle sinagoghe più antiche e famose del mondo, una rara meraviglia per gli occhi e per lo spirito.

L'estate 2003 è quella che più ci rimarrà nel cuore, ho già scritto molto su questo e si sa.

A settembre succede però quello che nessuno poteva prevedere........viene fatta un'offerta di acquisto dell'azienda da parte di un nostro confinante. Rimaniamo tutti spiazzati perché è un'ipotesi mai presa in considerazione, il Camping Natura va a gonfie vele e noi abbiamo grossi impegni con le banche per tutti i lavori di ristrutturazione eseguiti in azienda.Abbiamo anche già fatto tanti nuovi progetti per l'anno prossimo....
Non ultimo, i nostri bambini!!! I nostri bambini che già fanno progetti per l'estate prossima e ancora devono finire questa.......è un momento difficilissimo, duro da morire e ancor più duro da digerire.
Claudio è un uomo molto razionale, io no. Mentre io mi sciolgo in lacrime lui ragiona e si fa i suoi conti. Alla fine mi rendo conto che quello è il classico treno che, se lo perdi, non lo riacchiappi più nella vita.
Mio suocero, proprietario della parte più consistente della campagna, vuole accettare l'offerta.
E' così che decidiamo. Non sto a descrivere quello che succede quando parliamo con i genitori e con i bimbi. Tempo pochi giorni e sulla "Nuova Venezia" esce un articolo sulla pagina di Jesolo che titola più o meno così " Come farà Jesolo senza I Sili Blu?" e di seguito un sottotitolo con il rammarico per la perdita del centro estivo ma anche con la riconoscenza di tanti albergatori e tanti genitori nei nostri confronti, e tante tante testimonianze di affetto per noi.E queste sono le soddisfazioni che nessuna cifra può comprare.

Il 20 settembre il mio adorato amico Toti sposa Lucia, che finalmente si fa convincere e gli dice di sì.

Lui era già stato sposato prima con una donna simpaticamente pazzerella per parecchi anni. Una ragazza che non avrebbe mai dovuto sposarsi in assoluto, con il mio amico ancora meno. Lui lo sapeva allora che non ero felice di quell'unione......ma aveva scelto di non ascoltare la voce della sua amica-grillo parlante.......eheheh....
Quando incontro Lucia, non ho nessun dubbio, è la donna perfetta per lui e lei non mostra il minimo segno di gelosia nei confronti miei e della nostra amicizia. La mia stima arriva ai massimi livelli. Convivono alcuni anni, lui vorrebbe sposarla ma lei gli tiene testa e aspetta.......
Nascono Chiara e poi Pietro, due bimbi meravigliosi ma Lucia ancora non cede, fino a quel fatidico giorno!
E' una festa bellissima, molto intima, sono presenti solo i fratelli e le sorelle con le rispettive famiglie e gli amici più cari.
Sono onoratissima di essere la testimone di Lucia.
Nella bellissima sala dei matrimoni nel Municipio di Treviso


Foto con i due testimoni, io e Giovanni, altro amico d'infanzia di Toti.
Il ricevimento è raffinatissimo in una antica villa veneta e gli sposi sono rilassati e felici. I loro bambini al settimo cielo!

Per me è un'emozione grande, con questi fratelli abbiamo condiviso ogni momento importante, bello e brutto delle nostre vite, per me sono "famiglia", da quando avevo 14 anni e li ascoltavo incantata suonare con il loro papà Ricky. Ognuno di loro suonava uno strumento e fra loro, tutti, c'era già da allora una complicità ed un rispetto che li ha accompagnati per tutta la vita. Un amore che poche volte ho visto in altre famiglie.

Fra ottobre e novembre 2003 si definiscono a grandi linee i dettagli della cessione dell'azienda, che avverrà la prossima primavera, per darci il tempo di organizzarci.

Fino a dicembre lavoriamo con la sala ristorazione come sempre, ma con la consapevolezza che fra poco sarà tutto finito.

Scatole impolverate chiude per l'estate e va in spiaggia!
Augurando a tutte le amiche e amici che mi seguono la più serena delle estati, vi lascio con un bacio ed un grandissimo GRAZIE per aver avuto la pazienza di seguirmi fino ad oggi.
A presto!!!






























Il mio lungo silenzio

Quando ci siamo lasciati a giugno per l'estate, non pensavo che sarei stata così a lungo lontana dal mio blog.
Ho pensato a lungo se raccontare o meno la mia estate, poi ho deciso che vi sto rendendo partecipi di tutta la mia vita da molti mesi ormai, per cui.....sì, vi racconterò il perché del mio lungo silenzio.

Succede a volte che ci si deve confrontare con noi stessi, ci si deve guardare dentro e fare i conti con le nostre emozioni e con le nostre debolezze.
Succede anche che si deve fare i conti con le nostre paure più oscure e con le nostre fragilità più intime.

Un giorno di fine luglio stavo nuotando nel mio bellissimo mare qui a Malta e improvvisamente ho capito, ho sentito, che c'era qualcosa di profondamente inquietante che mi disturbava. 
Devo dire la verità, c'era un'ansia latente che mi accompagnava da qualche tempo, che non sapevo come chiamare e come giustificare, ma c'era, era più o meno sempre presente, una compagna fastidiosa senza nome.
Claudio stava convivendo da troppi mesi con disturbi seri per un grosso problema alla schiena e il chirurgo che lo aveva visitato qui a Malta gli aveva consigliato di fare una infiltrazione alle vertebre lombari in anestesia totale in ospedale ai primi di agosto.
Io la sera a letto mi sentivo un senso di soffocamento e mi ero accorta che la mia voce aveva perso di forza e intensità, dopo un po' che chiacchieravo restavo a corto di voce e di fiato.

Nostro figlio Enrico era arrivato il primo di agosto e mi sentivo quasi in colpa perché non volevo rovinargli la vacanza......troppe cose che non sentivo giuste in quei giorni.
I primi giorni di agosto Claudio fa queste infiltrazioni che purtroppo si dimostreranno totalmente inutili, lasciando però un bel segno nel nostro libretto degli assegni.....l'assicurazione non gli copre l'intervento perché ha una lunga storia clinica che riguarda la sua schiena. Viene comunque dimesso lo stesso giorno.
A quel punto decido che devo vedere il medico anch'io, penso che i noduli che avevo alla tiroide possano essere i colpevoli dei miei sintomi.
Avevo da anni alcuni noduli liquidi, cistici, sempre tenuti sotto controllo però fino a circa un anno fa.

Abbiamo trovato a Mellieha un bravo medico di famiglia, parla anche un buon italiano, il che può essere di grande aiuto. Dopo avermi ascoltato attentamente mi suggerisce un'ecografia alla tiroide ed esami del sangue.
Negli stessi giorni arrivano da Treviso degli amici nostri, Wanda e Carlo che alloggiano in un appartamento poco distante da casa nostra e degli amici di Enrico, con la mamma di uno dei due, che alloggiano invece in paese in un hotel.
Wanda e Carlo erano già stati con noi a Malta e li conosciamo da qualche anno, diciamo che c'era un rapporto di grande simpatia fra di noi. 
Gli altri, Antonella, suo figlio Giovanni e Alberto sono amici di Enrico, noi li conosciamo appena.
Enrico è il collante fra tutti noi, passiamo le giornate in spiaggia insieme e ci divertiamo.

Comunque, l' 8 di agosto vado a fare l'ecografia e sento che non voglio entrare sola. Claudio mi accompagna e mi tiene la mano.

Il radiologo fa il suo lavoro, a lungo, attento. Capisco. Mi dice molto gentilmente che purtroppo c'è una massa molto grossa, solida, grande come un uovo. Il fatto che sia solida non gli piace. Non è nemmeno l'unico nodulo solido, ce n' è anche un altro, di circa 3 cm. Mi consiglia di vedere un chirurgo il prima possibile.
Mi ero sempre chiesta che cosa prova una persona a sentirsi dare un responso poco ottimistico. Non lo so ancora perché io non ho sentito niente, se non un gran vuoto in testa. Autodifesa? Ansia, quella sì, respirazione faticosa, quella anche. Quello che non rispondeva era il cervello.
Nel giro di due, tre giorni, ho la visita chirurgica dal Professor Eric Farrugia. Mi ordina una biopsia che mi fanno il giorno seguente, sotto anestesia locale. Mi fanno due prelievi dal nodulo più grande, l'esito non dà nessuna risposta certa. Il chirurgo mi spiega che purtroppo non abbiamo la certezza che il tumore sia benigno ma nemmeno che sia maligno. Bisogna intervenire.
In quei giorni mi consulto più volte con nostro figlio Silvio, con Michele, il nostro medico e amico di Treviso, con Federica, medico ospedaliero, cugina di Claudio e con Monica, la mia ginecologa da tutta la vita. Quello che anche loro mi dicono è di operare il prima possibile, togliendo tutto il possibile. Non ho nessun dubbio, e a quel punto la serenità e l'ottimismo si impadroniscono di tutto il mio essere.
Ricorderò per tutta la vita il mese di agosto del 2014, terribile e meraviglioso, spaventoso e pieno d'amore.
L'amore della mia vita, Claudio, si è annullato per starmi accanto, ancor  più di sempre, nonostante tutti i suoi problemi.
Enrico, con cui ho un rapporto simbiotico, mi regala positività e forza ad ogni abbraccio, e quanto mi abbraccia in quel mese....e continua a ripetermi di star tranquilla, lui "sente" che tutto andrà bene. Io gli credo perché credo al suo "sentire".
E poi ci sono Loro, questo gruppo di persone che prima di arrivare qui con noi non si conoscevano nemmeno, non si erano mai visti, ma che, dopo che li metto a conoscenza della mia situazione, scusandomi per non essere del mio solito umore, si "alleano" per darmi forza e allegria.
Vivo tutto il periodo delle loro vacanze avvolta in un bozzolo caldo, fatto di affetto, solidarietà e gioia. Non è facile esprimere in parole le sensazioni che mi hanno regalato, so solo che gliene sarò grata per tutta la vita.

Wanda e Carlo in piedi, seduta vicino a me, Antonella.
Con Enrico
Questa foto fatta a Gozo in una giornata che nessuno di noi potrà dimenticare.
Prendo la decisione di farmi operare a Malta, per più di una ragione che non sto qui a raccontare.
Il motivo principale comunque è che sento di voler stare sola con mio marito in questo momento. Voglio solo lui.
I miei ragazzi non si permettono di obiettare anche se so senza ombra di dubbio che Silvio mi vorrebbe vicino e vorrebbe essere vicino a me il giorno dell'intervento.
Anche mio fratello è a conoscenza di tutto quanto mi sta succedendo. La mia mamma invece deve essere tenuta al riparo da queste preoccupazioni. Per ora non sa assolutamente niente.
Col chirurgo decidiamo di intervenire appena rientro dall'Italia. Tra una cosa e l'altra mi spiega che nel peggiore dei casi dovrò sottopormi a cicli di radioterapia, in ogni caso starò bene.
 Il primo settembre torniamo a Treviso e per due settimane mi godo i nostri figli, la nostra nipotina Margherita e la mia mamma.
Sono felice, sono serena e ottimista.
Il 17 settembre, giorno del nostro 42esimo anniversario di nozze, rientriamo a Malta. Ci regaliamo una bellissima serata con una cenetta nel nostro ristorante preferito, da Giuseppi's e poi andiamo all'hotel Solana dove Ernest suona e ci dedica una canzone. Balliamo. Il mattino seguente sarò sul tavolo operatorio.
Alle 8.30 mi aspettano. Prima di partire avevo naturalmente fatto tutti gli esami preoperatori.
Il Saint James Hospital è una clinica privata, mi sistemano nella mia camera in attesa del chirurgo.
La mia camera.
Pronta e tranquilla..... Vado!
Mi piacerebbe sapervi raccontare come mi hanno accompagnata al piano di sotto, di come mi hanno portato in sala operatoria tenendomi per mano e tranquillizzandomi, facendomi anche ridere.
L'intervento che doveva durare un'ora e mezza, alla fine dura un'ora di più e Claudio va nel panico. Io dormo e non posso sapere quello che succede.
In poche parole oltre ai noduli tolgono la tiroide e due delle quattro ghiandole paratiroidee. I linfonodi sembrano a posto.
Appena sveglia dall'anestesia voglio capire come sta la mia voce e mi rendo conto che è perfetta, la stessa con cui sono entrata in sala operatoria, sono così felice che voglio subito chiamare mamma per dirle che ho già fatto tutto e sto bene. Penso che se mi sente starà tranquilla.
Alla fine avevo deciso di dirle una parte di verità durante il nostro soggiorno a Treviso e quindi le avevo raccontato che dovevo togliere una ciste che mi disturbava. Ovviamente non era stata felice di sapere che mi sarei fatta operare a Malta, ma si era ben guardata dal dirmelo per non turbarmi. Le avevo anche raccontato che il 18 o 19 settembre sarei andata in ospedale per decidere quando mi avrebbero operato. In questo modo non si sarebbe preoccupata ed io di conseguenza non avrei dovuto preoccuparmi per lei.
Quando mi sente e si rende conto che tutto è già stato fatto con successo, il suo sollievo è tale che mi commuovo. E' felice e riconoscente per la nostra delicatezza.
Il prof. Farrugia viene a salutarmi nel pomeriggio e così gli chiedo che cosa ha trovato......non si può ancora dire, dobbiamo aspettare l'esito dell'istologico, una decina di giorni. Mi dice però che ha tolto tutto quanto era possibile togliere.
La mia degenza in clinica dura 4 giorni, vengo accudita con amore e professionalità, il personale medico e paramedico è semplicemente meraviglioso, non sento mai nessun dolore.
Quando torno a casa so che devo prendermi qualche settimana di "riposo", Claudio non mi consente nemmeno di spostare un bicchiere....
La mia prima uscita è per andare al Santuario della Madonna di Mellieha, porto una candelina al profumo di rosa che dedico a Santa Teresa. Non sono praticante e non so più nemmeno quanto sono credente, ma sentivo di dover fare questo piccolo gesto di riconoscenza.
Tempo una settimana e avevo in mano la lettera col risultato istologico. In parole terra terra avevano rimosso il tumore prima che evolvesse e diventasse maligno. Era tutto finito nel migliore dei modi.
Ora sto bene, penso di aver avuto il mio papà vicino, penso sia stato lui a farmi "sentire" che qualcosa non andava, e penso che Lui fosse al mio fianco in sala operatoria. Non so se sia davvero così ma sinceramente non me ne importa niente. Io ci credo.

Mi sono sentita di dover condividere "la mia estate" con voi che mi avete seguito con simpatia ed affetto fino ad ora.
Grazie, davvero!
Scatole impolverate riaprirà prestissimo il suo coperchio con un nuovo capitolo......a presto!
Giancarla


Un nuovo bellissimo inizio - 42

Quando chiudiamo il portone dell'agriturismo il primo di gennaio del 2004 alle prime luci dell'alba, dopo l'ultimo cenone, Claudio ed io siamo sereni.
Ci guardiamo negli occhi e ci diciamo tutto senza proferire una sola parola. E' un momento che ha un significato talmente profondo che congela i nostri cuori e le nostre labbra. Uno sguardo che racchiude tutto quello che siamo stati e tutto quello che abbiamo fatto insieme per tredici lunghi anni.
Tutte le mie lacrime di rimpianto sono state versate, tutti i ripensamenti che per qualche mese mi hanno tormentato sono evaporati come nebbia al sole, ho voltato pagina e non mi giro indietro. Per l'ennesima volta siamo in procinto di cambiare la nostra vita, ma ora sono davvero pronta al cambiamento.

Silvio lavora a Mestre nell'ambulatorio del suo maestro e mentore, Antonio Castellucci che, con Teresa sua moglie, medico veterinario anche lei, accolgono nostro figlio come fosse loro.

Enrico, dal canto suo, convive con la sua fidanzata di allora e lavora come rappresentante.
Claudio ed io cerchiamo una casa finalmente solo per noi. Vogliamo, dopo tanti anni passati a Jesolo, tornare a Treviso, la nostra città.
Io sento fortemente il bisogno di essere finalmente vicino a mia mamma, libera dal lavoro, libera di diventare finalmente una casalinga, libera di prendermi tutto il tempo che voglio per fare quello che mi va.
Trovare casa si dimostra un'impresa più ardua di quello che ci aspettavamo, in brevissimo tempo ci rendiamo conto che non potremo mai permetterci una villetta nella prima periferia di Treviso, dobbiamo per forza allargare il perimetro di ricerca e così arriviamo a Maserada sul Piave.
Oddio, mi pare di essere così lontana! In verità quando arriviamo nella zona residenziale dove l'agente immobiliare ci aspetta, siamo già ben disposti, la zona è bella ed è nuova. La casa che ci viene proposta ci piace e ci piace il vicinato. Non ci pensiamo a lungo, dopo pochi giorni decidiamo e firmiamo il contratto di acquisto.
Una sera d'aprile (eravamo ancora a Jesolo preparandoci per il trasloco), Silvio viene a cena e ci lascia senza parole. Per un attimo rimaniamo interdetti....ci confessa di essersi innamorato di uno sbirro! E' evidente che deve aver visto due facce stranite così, ridendo, ci spiega che lo sbirro è una poliziotta. Ahhhhhh ecco!
E' talmente felice che mi commuovo, gli occhi gli brillano, parla e ci racconta di come entrambi siano rimasti folgorati l'uno dall'altra quando lei è entrata col suo cane Lucky in ambulatorio pochi giorni prima, esattamente il 29 marzo. Insomma, il classico colpo di fulmine! Evviva! 
A maggio siamo finalmente pronti per il trasloco, la mia eccitazione raggiunge i livelli di guardia! 
La casetta che abbiamo trovato è una bifamiliare in un cul-de-sac, zona tranquilla e silenziosa. Una delle mie gioie più grandi è sapere che d'ora in poi quando aprirò le mie finestre potrò vedere degli esseri umani e avrò dei vicini. Potrà sembrare una sciocchezza, ma dopo 22 anni in mezzo alla campagna, per me è una grande cosa!
Abbiamo dei vicini di casa che si dimostrano da subito persone deliziose, disponibili e simpatici, con loro negli anni costruiremo un ottimo rapporto di buon vicinato, e anche qualcosa di più, voglio pensare e sperare!
Proprio in una mattinata di maggio, giornata calda con uno splendido sole, stiamo trasportando mobili in casa quando suona il campanello esterno.......corro giù a vedere chi c'è e mi trovo davanti Silvio con una bella ragazza mora, riccia e con un sorriso smagliante che mi saluta dal cancello........wow che sorpresa meravigliosa!
Lei è Emanuela, la fidanzata di nostro figlio. Nasce una fortissima simpatia subito, ci piace un sacco. Ci piace ancora di più quando, dopo i convenevoli di rito, esce a caricarsi sulle spalle dei pezzi di armadio e comincia ad aiutarci come se fossimo amici da tutta la vita. Ci troviamo un aiuto completamente inaspettato, è una figliola che dimostra subito quanto non tema sporcarsi le mani, è fantastica!
Quello è un periodo divertente, spensierato, non mi capacito di non dover mettere la sveglia la mattina, di non dover lavorare e di poter essere libera, ma libera davvero, di fare quel che più mi aggrada.
Recuperiamo finalmente vecchi e importanti rapporti d'amicizia, possiamo decidere di uscire tutti i sabato sera piuttosto che di domenica, cose normali che a noi, per molti anni, erano state negate per il lavoro.
In giardino con mamma. Davanti a noi Fiamma e Camilla.
Organizziamo cene in giardino con gli amici 

E poi.......la musica.
E' grazie al nostro amore per la musica moderna che recuperiamo amicizie forti ed importanti. Sì perché negli ultimi anni, il primo lunedì di settembre a Treviso, si teneva un concerto con i vecchi gruppi musicali della nostra città, diversi amici ne facevano parte e per noi era diventato un appuntamento imperdibile. Il meraviglioso Beat and Blues.
Dopo il concerto ci si trovava con la Diana e Claudio, con la Mauri e Fabrizio e con Franca e Mario. Quattro chiacchiere, due passi sotto i portici e poi, dopo un abbraccio a tutti, tornavamo a Jesolo felici.
Quando approdiamo a Treviso, sospendono i concerti per mancanza di fondi ma noi comunque ricominciamo le nostre frequentazioni.
Abbiamo finalmente la possibilità di tornare a teatro e con gli amici, facciamo l'abbonamento per tutti i sabati sera da ottobre in avanti. Non andiamo ad assistere a spettacoli di attori professionisti, ci divertiamo con le compagnie dilettantesche che girano per piccoli teatri di periferia. Dopo il teatro, cioccolata con la panna in Piazza dei Signori e passeggiata in Calmaggiore. E' una gran bella vita.
Diana organizza, almeno una volta l'anno, una "festa della musica" con cena e ballo. Feste meravigliose dove si canta, si balla e si mangia.
Claudio Carnielli è indiscutibilmente il protagonista sul palco.
Io e Mauri diventiamo le sue coriste e prendiamo la cosa talmente sul serio che facciamo prove su prove per dare il meglio di noi.
 Ci esercitiamo a casa di Claudio Carnielli, nella sua saletta di registrazione, trascorrendo ore incredibili ed emozionanti.
Lui mi insegna tantissimo, mi aiuta e mi segue lungo un percorso di "studio" e cura per me la registrazione di un CD in cui io, lui e Claudio mio marito cantiamo. E' un regalo per la mia mamma, in ricordo dei tempi in cui veniva a sentirci in agriturismo. 


1 commento:

  1. Giancarla, hai raccontato una bellissima favola ed io sono felice per te che sia accaduto davvero!

    RispondiElimina