mercoledì 25 febbraio 2015

Tutto tranquillo, grazie. Beh, mica tanto.... - 48

Quelli che seguono sono mesi molto  tranquilli, nessun colpo di scena, nessun evento eccezionale, tutto scorre senza grandi intoppi né grosse novità.
Nell'autunno del 2007 vengo casualmente a conoscenza della possibilità di lavorare al centralino della Benetton Group. Faccio domanda alla ditta che ha l'appalto e vengo immediatamente contattata.
Dopo un colloquio con Emma, la titolare, vengo assunta immediatamente.
Perché ho cercato un lavoro? Perché dopo qualche anno di "riposo", non ce la faccio più a stare a casa. Io, abituata da sempre al contatto col pubblico, mi sto rincretinendo di televisione, libri e ricamo a punto croce. Devo darmi una smossa e questa occasione capita a fagiolo!
Comincia così questa mia nuova avventura. Il centralino Benetton ha sede a Villa Minelli, il quartier generale della multinazionale che fa maglie, magliette e maglioni da decenni.
L'impatto è un po' da panico, mi viene dato un manuale bello corposo da studiarmi, dovrò poi impararmi circa 1.500 numeri di interni e vengo affiancata ad una collega, Loretta, gentile, disponibile e paziente. Vengo dotata di "cuffiette" e mi viene mostrato come si svolge il lavoro. Non è semplice, nemmeno un po' ed io temo di far brutta figura osservando le altre colleghe. Sara parla perfettamente francese, spagnolo e naturalmente l'inglese (è lingua madre). Gabriela parla spagnolo e si arrangia con l'inglese, Loretta si arrangia pure lei col tedesco e l'inglese e poi c'è la stronza, stronza per antonomasia, ma io lo capirò col tempo quanto riuscirà ad esserlo. Lei è anche uno dei motivi che mi spingeranno a licenziarmi nel 2010 interrompendo una bella esperienza lavorativa.
Comunque torniamo al centralino. Faccio due giorni di addestramento, poi chiedo a Loretta di farmi provare da sola e da quel momento,  per due anni e mezzo e forse più, mi diverto da morire, lavoro con gioia e naturalmente con tanto impegno. Rispolvero finalmente il mio inglese che non mi deluderà.
Ricevo tantissimi attestati di stima anche da parte di alti dirigenti del Gruppo, conosco all'interno dell'azienda persone splendide che mi daranno tanto anche sotto il profilo umano, e stringo delle amicizie importanti, tra le altre, con le mie amate colleghe (tranne la stronza ovviamente). Ad un certo punto del mio percorso arriva Tania, non ricordo in sostituzione di chi e non ricordo esattamente quando, ma mi ricordo perfettamente il feeling meraviglioso che abbiamo avuto subito, così, di primo impatto.
E' una giovane donna, ha all'incirca l'età di mio figlio Silvio, ha due bimbi, Riccardo e Samuele ed uno splendido compagno di vita, Eddi. Come dicevo, fra noi nasce subito una sintonia incredibile ed è un gran bene, perchè anche lei lavora nel turno mio e della stronza e almeno ci facciamo compagnia io e lei. Con Tania è una gioia lavorare, sempre sorridente e felice, disponibile e simpatica, uno spasso. E' anche molto intelligente e ci confrontiamo in discorsi seri tra una chiamata e l'altra. Si parla di figli, di educazione, del suo impegno nella comunità, delle mie esperienze e, insomma, con lei si passano i pomeriggi senza accorgersene.
Tania è esile, un bellissimo uccellino dagli occhi enormi, dolcissimi. Quando a dicembre 2008 comincia a sentirsi poco bene nessuno si preoccupa, con un bimbo piccolo all'asilo che porta a casa raffreddori, mali di gola e malattie esantematiche, chi si può meravigliare se la mamma sta poco bene così spesso? Però questi continui malesseri durano per tutto il mese, febbriciattole e debolezza.
Arrivano le feste natalizie e cominciamo tutte ad organizzarci anche per il Capodanno. Un paio di giorni prima, Tania ha la febbre ma è, come sempre, allegra e positiva. Le suggerisco caldamente di tornare dal medico. Lei mi risponde che comunque, anche con la febbre, non si perderà la sua festa.
La mattina del 1 gennaio 2010 ricevo la telefonata che mi fa precipitare in una disperazione vera, reale, orribile. Emma, la mia capo, con poche parole rotte dal pianto mi chiede di avvertire tutte le colleghe che Tania è ricoverata in ospedale dalla sera precedente per una forma estremamente aggressiva di leucemia.
Tania lotta come una leonessa per più di due anni e mezzo, non potrà mai più tornare al lavoro, le chemio la distruggono nel fisico ma lei sorride e tiene duro. Passa mesi di seguito all'ospedale, senza poter vedere a abbracciare i suoi bimbi, per poi trascorrere pochi giorni fra le mura di casa sua con i suoi cari e poi tornare in isolamento. In un'occasione riesce a venirci a salutare al lavoro, accompagnata dal suo Eddi, è debolissima, debilitata ma sicura di guarire.
Per due estati di fila convince il suo compagno ad accompagnarla a trovarmi ad agosto, nel 2010 e nel 2011, in occasione di un'importante manifestazione d'artigianato a cui partecipiamo io e Claudio (ma questa è un'altra storia).
Nell'agosto del 2011 non riesce più a camminare e la portano in sedia a rotelle. Credo volesse che ci potessimo abbracciare per l'ultima volta. Poco più di un mese dopo, in ospedale, dice a Eddi che non ce la fa più, gli fa promettere di occuparsi con tutto il suo amore dei loro bambini, gli sorride e chiude i suoi meravigliosi occhi per sempre.
Tania vive nel mio cuore, è nelle lacrime che sto versando scrivendo questa sua storia, è nella stella più luminosa che c'è nel cielo.

Torniamo al 2008, Enrico conosce, lavorando in piscina a Conegliano, quella che dal maggio del 2009 all' aprile del 2013, diventerà sua moglie.
Marika è una ragazza che ha fatto parte della nostra famiglia, che è stata accolta come una figlia e che ci ha davvero amato molto, con sincerità e sensibilità. Purtroppo i loro caratteri non sono così compatibili da poter convivere senza grandi dispiaceri. Si sono divisi volendosi comunque un gran bene e rispettandosi vicendevolmente.
Credo che ci abbiano davvero provato a far funzionare le cose, ma a volte proprio non vanno.
Posso dire che li stimo moltissimo perchè sono la dimostrazione che ci si può comunque voler bene e rispettare anche dopo una separazione.

Dopo quest'altro flashback, torniamo ad una domenica d'inizio estate del 2008
Silvio e la Manu vengono a pranzo, ci devono parlare. ci sono anche Enrico e Marika.
Emanuela da diversi mesi aveva dato le dimissioni dalla polizia giudiziaria a favore di un lavoro d'ufficio, più tranquillo e soprattutto meno pericoloso.
Non riescono a trattenere la loro eccitazione e ci annunciano con una forte emozione che diventeremo nonni a gennaio .........posso svenire perché mi manca quasi il respiro in quel momento. Il futuro nonno comincia a lacrimare ed io balbetto dalla felicità!
Diventiamo nonni!!!

4 commenti:

  1. Cara Giancarla, come sempre i tuoi racconti incantano davvero!!!
    Continui a leggere sempre sperando che tutto finisca bene...
    Ciao e buona serata cara amica.
    Dimenticavo da me ce un mio premio speciale che io vorrei dividere con che crede di accettare.
    Un abbraccio forte forte.
    Tomaso

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  2. Dai tuoi post si evince che come tutte le persone "normali" ( e scrivo normali perché se ascolti certe persone a loro va sempre tutto benissimo e non capita mai nulla di poco piacevole, strano o problematico...... strano però!!) ci sono cose belle e cose meno belle e tutto questo fa parte del gioco chiamato vita.
    Un bacio!!!

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  3. Sai raccontare anche le vicende tristi, sempre con mano leggera e sensibile, ma molto efficace.
    Ti abbraccio e penso a Tania

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  4. Mi è rimasta la curiosità sulla stronza...

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