martedì 27 maggio 2014

Scatole impolverate - 1998, periodo di transizione - 33

Al nostro ritorno dagli Stati Uniti Enrico non perde un giorno e trova lavoro in un maneggio di Budrio in provincia di Bologna con l'aiuto di Silvio che ha i giusti contatti.
Parte pieno di entusiasmo e si inserisce senza problemi nel nuovo ambiente.
Quando andiamo a trovarlo ci fa conoscere Wally, una cavallina che si è innamorata di lui e che gli sta sempre appresso. Enrico si occupa della pulizia dei cavalli e del loro cibo. E' uno che non ha mai avuto paura a sporcarsi le mani, e sta facendo quello che ama!
Le feste di Natale del 1997 per fortuna passano, pur con un posto vuoto a tavola che continua ad attirare gli occhi di tutti noi. La mamma è forte davanti al mondo ma le manca tutto. Per fortuna abbiamo la piccola Federica che ci obbliga a sorridere e a guardare avanti.

Per me l'ultimo dell'anno è particolarmente pesante. A mezzanotte, per la prima volta nella mia vita non telefono a papà, esco in mezzo alla neve e urlo con tutto il fiato che ho in gola il mio dolore al cielo. Nessuno se ne accorge perché abbiamo il cenone in pieno svolgimento e ci sono un centinaio di ospiti che fanno baldoria. Claudio sta servendo lo spumante col panettone.

A febbraio chiudiamo per una settimana per portare mamma a fare un viaggetto.
Le regaliamo una settimana a Marrakech in un villaggio Valtur, almeno cambia ambiente e spero che si rilassi in un posto diverso da casa.

Il posto è bello, il cibo molto buono, ottima animazione, ci teniamo impegnati tutto il giorno. 

La mamma si diverte e apprezza tutto, con noi è serena.

Naturalmente andiamo a visitare la città e ne restiamo affascinati. La città vecchia, racchiusa dalle mura, ospita la Medina con la Piazza Jemaa el-Fna. E' una piazza enorme che cambia aspetto durante la giornata. Di mattina e di pomeriggio accoglie centinaia di bancarelle che vendono le merci più svariate, dai tessuti colorati ai datteri, dalle uova di struzzo alle spremute d'arancia ecc...vede anche i venditori di acqua, i cavadenti, gli incantatori di serpenti, le donne che fanno le decorazioni sulla pelle con l'hennè, ecc.
Verso sera le bancarelle spariscono per lasciare il posto a grandi cucine itineranti, con tavoli e panche. Servono la cena a centinaia di persone. Si sentono profumi di cibi estremamente appetitosi ed interessanti. Purtroppo la guida ci invita a non provare niente di quello che offrono queste cucine, non abbiamo gli anticorpi per affrontarli....peccato perché ci rimane la curiosità di queste delizie locali.
La piazza è frequentata maggiormente dalla gente del posto mentre i turisti preferiscono fare i loro acquisti nel suk, mercato enorme che si snoda fra stradine e stretti passaggi dove si possono acquistare tutti i prodotti locali senza dimenticarsi di contrattare sul prezzo perché qui come in Tunisia, è una fase importante della compravendita. Io non mi diverto, la cosa mi mette a disagio e loro si offendono, mi dispiace ma non sono brava.
Ciononostante acquistiamo dei bellissimi oggetti.


Le nostre adorate nipotine, è la primavera del 1998. Sopra Federica, qui sotto Carolina e Teresa che vengono spesso a casa della zia Giancarla a giocare "alle signore", Ancora mi chiedo chi fra noi tre si divertisse di più! Sono ricordi dolcissimi.

Nell'estate del 98 si sposa Tito, dopo lunghi anni di fidanzamento, sposa la sua Fabiola. E' una festa semplice e rumorosa, come nella miglior tradizione dei fratelli Possamai! Scelgono un bellissimo posto in campagna e mangiamo sotto un pergolato d'uva.
Lavorando tutti i fine settimana, io riesco a partecipare alla cerimonia e solo ad una parte del pranzo per poi scappare via di corsa con Silvio che mi ha accompagnato.....che peccato!

Purtroppo abbiamo scelto un'attività che ci impegna quando gli amici fanno festa ed è anche per questo motivo che, negli anni, i molteplici amici che riempivano la nostra casa e condividevano la nostra tavola, si assottigliano in modo esponenziale. Comportamento che all'inizio ci ferisce molto ma che poi ci fa rendere conto di chi siano davvero gli amici, quelli veri, quelli che ci sono sempre e che restano tuttora.
Dalla morte di papà decidiamo che lavoreremo il giorno di Natale degli anni a venire, tenendo per la famiglia la sera della Vigilia. E' una decisione che scontenta molto i nostri ragazzi ma che ci procurerà moltissimo lavoro.
Ad ogni primavera fervono i progetti per l'agriturismo, ogni anno vede nascere iniziative nuove per l'estate e per noi è parte integrante del divertimento creare situazioni nuove. A onor del vero la mente di tutti i progetti è al 90% di Claudio, il suo cervello è sempre molto attivo, è un ottimo organizzatore ed è pure bravo nel delegare i lavori......al contrario della sottoscritta che pensa che niente possa andare avanti bene senza la sua  partecipazione attiva! Furba io!!!
Sono anni questi che vedono grandi ed importanti cambiamenti.......

venerdì 23 maggio 2014

Scatole impolverate - IL VIAGGIO - 32

Il 29 settembre partiamo per quello che a tutt'oggi, per noi quattro, rimane IL VIAGGIO.
Avere la possibilità di stare tutti insieme contemporaneamente così a lungo è un dono raro, tutti siamo impegnati con lo studio o con il lavoro ma ci siamo organizzati bene e intendiamo sfruttare ogni minuto di questa lunga vacanza.

La prima tappa è naturalmente New York dove ci fermiamo per pochi giorni. Al nostro arrivo Enrico sta male, la febbre altissima. Lo mettiamo a letto con una bella dose di tachipirina, noi usciamo per fare un giro. Poverino, la sua prima notte negli States dopo 15 anni la trascorre in un bagno di sudore, gli faccio cambiare sei magliette intrise di sudore......la mattina seguente, ancora sottosopra e tutto imbacuccato, pretende di venire con noi e cominciamo un classico giro nei double deckers cittadini che ci portano a zonzo per la grande mela.
La foto sopra è naturalmente presa dall'Empire State Building, in quella in mezzo siamo davanti al monumento al generale Grant, nella terza foto siamo a Little Italy dove stavano girando un film con Danny Aiello.
Dormiamo tutti e quattro nella stessa camera, il clima fra di noi è fantastico, siamo tutti eccitati e felici per questa avventura che ci vede insieme per quasi un mese.

Giriamo senza fretta per Central Park, i ragazzi si perdono nel palazzo della Nike per almeno un'ora, andiamo in uno dei negozi di giocattoli più grandi del mondo, FAO Schwarz sulla 5th Avenue e torniamo tutti e quattro bambini,  giriamo per i tre piani del negozio rapiti da quello che vediamo, un'altra oretta che però vale la pena di vivere perché l'atmosfera è assolutamente magica!
Saliamo all'Empire e quando siamo in cima Enrico si rifiuta di uscire, soffre di vertigini e si tiene aggrappato alle porte che danno sul terrazzo. Ci vuole un po' ma poi si unisce a noi per ammirare quel panorama che si può avere solo da lassù.
Da NY prendiamo un volo interno per New Orleans. Lì noleggiamo una bella e comoda auto e ci dirigiamo verso Slidell, una ridente cittadina sulla riva nordest del lago Pontchartrain. Questo non perché moriamo dalla voglia di visitare la suddetta città, bensì perché l'albergo di New Orleans in cui avevamo alloggiato l'anno precedente aveva dei prezzi inavvicinabili questa volta. (L'anno precedente eravamo arrivati a N.O. il giorno dopo la fine del carnevale, col prezzo sceso del 90% ! Ora siamo in altissima stagione....)
Arriviamo comunque al nostro Day's Inn che per noi è perfetto.
In quei giorni lì vicino c'è uno spettacolo col rodeo, compriamo i biglietti e facciamo una bella sorpresa ai ragazzi. Silvio in particolare vuole fare acquisti di abbigliamento western per le sue manifestazioni equestri.

Assistiamo ad uno spettacolo emozionante, una parata con indiani e cowboys, l'inno americano che vede tutto il pubblico in piedi, la mano al cuore. Si esibiscono molti cavalieri in varie specialità, io e Enrico facciamo il tifo per i vitellini che devono essere presi al lazo.
In due stanze attigue alla nostra alloggiano questi operai, che la sera tirano fuori una parte del mobilio e mangiano tutti insieme nel parcheggio, facendo hamburgers, hot dogs e salsicce in un barbaque portatile. I ragazzi si divertono un sacco la sera che vengono invitati a bersi una birra in loro compagnia.
Andiamo a visitare le paludi in barca, la flora e la fauna ci lasciano a bocca aperta, l'unica voce è quella della guida che ci racconta storie di animali rari e storie di persone che scelgono di vivere in quei posti inospitali e inarrivabili se non in barca, il popolo cajun. Riusciamo a distinguere le loro baracche tra le mangrovie.
Gli alligatori abbondano e ci scortano lungo tutto il percorso. Hanno un loro fascino, con quei piccoli occhietti cattivi e i loro scatti improvvisi, alquanto inquietanti.
Visitiamo un paio di antiche piantagioni con i loro viali dagli alberi maestosi, con le ville patronali e le baracche degli schiavi, le guide ci accolgono con costumi dell'epoca e ci fanno rivivere vecchi momenti di storia di ricche famiglie del Sud.

Nella foto sotto si può avere un'idea della dimensione degli alberi, Silvio quasi non si vede.....

Durante una di queste gite ci avventuriamo alla ricerca di un punto di ristoro che ci promette carne di alligatore, i cartelli indicano " Da Spuddy" e noi cerchiamo Spuddy per mezzo Stato della Louisiana,in mezzo a campi coltivati, agglomerati di baracche con bambini che giocano scalzi nelle stradine sterrate che mi fanno domandare se siamo davvero nel 1997 o se stiamo viaggiando indietro nel tempo.......

Comunque alla fine troviamo Spuddy, un posto indefinibile, con pezzi di lamiera come tettoia, due finestrelle che hanno visto tempi migliori, una porta fatta con vari pezzi di legno diversi uno dall'altro e inchiodati insieme. E' chiuso.....che peccato!!! Ridiamo per un pezzo però!

Durante una passeggiata in centro, nel Quartiere Francese, torniamo al Gazebo per riassaporare uno dei piatti tipici della Louisiana, i famosi gamberi di fiume, quelli che l'anno scorso nonostante l'uomo nero ai fornelli mi sono piaciuti da morire. Beh, vuoi perché è cambiata la gestione, vuoi perché non c'è più "lui" ai fornelli, i gamberi non sono più gli stessi.....buoni, molto buoni ma non indimenticabili.
C'è comunque una bellissima band che suona blues e anche i ragazzi godono di ogni momento.

Lasciamo New Orleans e voliamo a Los Angeles dove affittiamo un'altra auto. 
Tappa obbligatissima i vari parchi divertimento, da Disneyland agli Universal, ci divertiamo come non mai. Noi quattro insieme siamo una forza, siamo un'unica cosa, siamo felici.
In quei giorni io sono a pezzi con la schiena, faccio due iniezioni al giorno per stare in piedi, un mix di muscoril e toradol che mi consentono di arrivare a sera. Ci sono dei momenti in cui Claudio e i ragazzi sono costretti a portarmi quasi di peso, ma non importa, non mi faccio mancare nessuna attrazione, tanto, peggio di così sarà difficile.....
Andiamo un paio di giorni anche a Tarzana, una vasta zona di Los Angeles dove un caro amico di Jesolo ha aperto un ristorante, un bel posticino, Il Teatro.
Nicola e la sua fidanzata ci invitano a cena e noi per ringraziarlo ci mettiamo in cucina e gli prepariamo una grande teglia del nostro semifreddo da servire ai suoi ospiti........che apprezzano al punto di leccare il piatto!

Salutato Nicola, con la macchina ci mettiamo in viaggio verso San Diego, splendida città, davvero notevole.
Visitiamo anche il Mercato Do Mundo nella old San Diego e ci perdiamo in un caleidoscopio di colori e di profumi, di spezie, di banchi affollati di turisti incuriositi da questo piccolo mondo colorato fatto di boutiques e negozietti con prodotti da tutto il mondo, ceramiche, gioielli e cibo, piatti che solo a guardarli fanno venire l'acquolina in bocca.
La tappa seguente è Seaworld....

Oltre agli spettacolari show proposti con orche marine, delfini e foche, visitiamo uno degli acquari più grandi del mondo e poi andiamo a goderci lo show di Waterworld. Due anni prima era stato girato il film con Kevin Kostner e a Seaworld propongono questo fantasmagorico remake con stuntmen eccezionali, uno spettacolo entusiasmante che  fa esaltare i ragazzi e che ci diverte moltissimo. Alla fine dello show, foto con i protagonisti!

La Jolla, uno dei luoghi più belli sulla costa della contea di San Diego.
Iniziamo il nostro viaggio lungo la costa californiana verso nord, a Monterey e Carmel lasciamo un pezzo di cuore, la costa rocciosa con l'oceano che si frange sugli scogli, le spiagge, i prati che arrivano quasi sull'acqua con cervi che pascolano tranquillamente intanto che qualche giocatore di golf si rilassa in mezzo a questa pace.
Il sindaco di Carmel è Clint Eastwood, camminiamo nella speranza di vederlo, non c'è.....
Il silenzio che ascoltiamo tra le vie di questa magica cittadina ci racconta storie scritte da tante scrittrici di romanzi rosa, posso senza fatica visualizzare romantiche storie d'amore.
Salendo verso nord ci fermiamo a Santa Cruz. Lì intorno, in mezzo ai boschi, c'è Mistery Spot dove succedono cose molto molto strane, andiamo alla ricerca di questo luogo non pubblicizzato....

Questo non è solo l'effetto ottico della foto.

In questo piccolo luogo, le leggi fisiche e di gravità non si applicano. L'acqua sale invece di scendere, tanto per fare un esempio.

Enrico, a sinistra nella foto, è dritto ma dritto non può stare....io rischio di cadere più di una volta e mi devo reggere a qualcuno....

Le case tipiche di Carmel. Quanto sono belle! Chi non vorrebbe viverci?

Qui siamo nella Missione di Monterey che accoglie ancora una parrocchia ed una scuola cattolica. E' una delle più antiche Missioni fondata dagli spagnoli attorno al 1700.
A Monterey non si può non passeggiare lungo l' Old Fisherman's Wharf con la famosa clam chowder, una minestra di vongole, latte, patate e cipolle servita dentro una pagnotta....deliziosa!
Monterey mantiene ancora l'aspetto in alcuni punti di un antico villaggio di pescatori ed ha ancora attivo il faro più vecchio della California.
I leoni marini fanno da padroni di casa in queste zone, ci sono poi le lontre marine, meravigliose creature che si mettono a pancia in su nell'acqua e con l'aiuto di una pietra rompono le conchiglie di molluschi e crostacei per poi cibarsene. Durante la stagione delle nascite molte zone della costa sono interdette al pubblico per non disturbare questi simpaticissimi mammiferi.
Nella terza foto ci sono i cervi che passeggiano tranquilli tranquilli fra i giocatori di golf.
Prendiamo la 17-Mile Drive e ci perdiamo nei panorami e negli scorci che questa strada ci dona. Non c'è assolutamente niente che potrei dire che farebbe giustizia a quello che ci appare ad ogni passo. Come raccontare la magnificenza della natura? Per entrare, i non residenti pagano un pedaggio, si va quasi a passo d'uomo per non perdersi niente, ci sono case che sono delle magioni in mezzo ai boschi, ci attraversa la strada una cerva con due cerbiatti a seguito, senza la minima paura....noi restiamo così commossi che non prendiamo nemmeno la macchina fotografica in mano. Qui tutto è poesia e rispetto per la natura.
Lasciamo il Paradiso e continuiamo il nostro viaggio verso nord, verso Stockton la nostra vecchia città dove gli amici Hazard ci aspettano a braccia aperte.
Ross, il piccolo di casa e Laurel Ann fanno a gara per divertirsi con Silvio ed Enrico

Edward e Loise sono rimasti negli anni sempre presenti con il loro grande affetto e sono persone che hanno un posto speciale nel nostro cuore. con loro passiamo giorni divertenti e con un numero imprecisato di cene, pranzi e barbeque, sempre in nostro onore. Hanno una splendida vecchia casa e ci riservano un trattamento commovente, io e Claudio non avremo mai la possibilità di ricambiare in alcun modo, speriamo solo sempre che riescano a fare un viaggio in Italia prima o dopo.

Naturalmente andiamo a salutare i vecchi vicini di casa e le mie ex colleghe che mi organizzano un bel pranzetto. Rivederle mi emoziona moltissimo. Torno da lì con un sacco di regali e con una scorta d'affetto che mi dovrà durare a lungo perché siamo agli sgoccioli di questa lunga vacanza e gli ultimi giorni saremo a San Francisco.
Con molte lacrime abbracciamo Ed, Lois, Laurel e Ross, promettendoci di rivederci al più presto e partiamo con un bel po' di tristezza nel cuore.
A San Francisco ci divertiamo comunque molto, i ragazzi la vogliono girare in lungo e in largo e per questi ultimi giorni ce la godiamo tutta!

La visita ai giardini giapponesi è un'altra esperienza che ci lascia senza parole. Bellissime signore giapponesi nel loro costume, all'interno di una pagoda ci offrono graziosamente il te.
Vediamo delle piante ed una serie di bonsai che sono opere d'arte.

Riusciamo ad incontrare altre due amiche per la pelle dei ragazzi ai tempi californiani, Dana e Jana Barosso che ora vivono a San Francisco ed in loro compagnia spendiamo gli ultimi due giorni..... 

Un bel giro con il famoso cable car, su e giù per le colline della città e poi, l'ultima sera ci regaliamo una cena regale al "House of the Prime Rib", uno dei migliori ristoranti di San Francisco.
Atmosfera bellissima, cibo assolutamente divino!

Questa è l'ultima foto ricordo del VIAGGIO!

Invece l'ultimo pensiero che voglio lasciare su questa fantastica avventura  è che Claudio ed io siamo tornati con la consapevolezza di avere qualcosa di prezioso nella vita, non solo due figli adorabili, ma il loro infinito amore, rispetto e stima. Sentimenti che auguro ad ogni genitore di poter assaporare nella vita. 
Grazie figli miei!

La faccia di Enrico parla da sola....."Chi vuol tornare a casa?"

mercoledì 21 maggio 2014

Scatole impolverate - Nozze d'Argento - 31

Quando si perde un genitore si muore un poco. Una parte di te se n'è andata ed è persa per sempre, anche se nel tuo cuore non muore mai.

Da quel brutto giorno la vita per fortuna riprende il suo corso anche se a volte guardo il cielo e mi chiedo come sia possibile che il sole nasca tutte le mattine ed i fiori comincino a sbocciare con la primavera.
In quei mesi, fra prima e dopo, aumento di peso in modo esponenziale, cambio la mia taglia e ne guadagno due in un colpo solo. 
Ho la grande fortuna di avere tre uomini meravigliosi vicino che, anche la sera del 14 marzo, e lo devo dire per orgoglio, hanno mandato avanti il lavoro in agriturismo in modo eccelso, anche se con la morte nel cuore. Era una festa di laurea, io ero rimasta a Treviso con mamma e loro tre con le ragazze in cucina, Stefania ed Isetta in testa, hanno fatto un lavoro egregio.

Spesso mi nascondo in camera a piangere, con la porta chiusa. Immancabilmente sento raspare.....è Rebecca, la nostra dobermann che percepisce il mio dolore e vuole entrare. Quando socchiudo la porta e mi risiedo sul letto, lei puntualmente appoggia il suo muso sulle mie gambe e dai suoi occhi scendono lacrime......allora la consolo e la coccolo e mi sento sempre un po' rasserenata dalla sua sensibilità. Non avremo mai più una cagnetta come lei, mai più.

Il calendario non fa sconti a nessuno ed il lavoro ci impegna tantissimo, meglio, così mi devo concentrare sulle cose da fare.
Per fortuna l'agriturismo ci da grandi soddisfazioni e l'estate non ci lascia un attimo di respiro.
Il 17 settembre del 1997 festeggiamo il nostro 25.mo anniversario di matrimonio e di comune accordo decidiamo che non ci saranno festeggiamenti perché non mi sento di far festa senza papà. Benissimo così. Decidiamo altresì che ci regaleremo un viaggio con i nostri figli e andremo a fare un giro negli Stati Uniti verso fine settembre. Siamo tutti eccitatissimi all'idea, e riusciamo ad organizzare il numero di giornate lavorative in modo tale da poter tener chiuso il mese di ottobre.
La data di partenza sarà il 29 settembre e torneremo il 23 ottobre.
Rimane però la data del 17 settembre, e Claudio che per organizzare sorprese è un vero maestro, un paio di giorni prima mi dice:" Voglio che tu ti vada a comperare qualcosa di speciale ed elegante per la sera del 17, voglio anche che ti organizzi con le ragazze in cucina per il mattino seguente perché faremo molto tardi.". So perfettamente che non ci sarà modo di saperne di più quindi, felice come una bambina, vado a fare lo shopping richiesto e la sera del 17 mi preparo per benino......lui è bellissimo, elegante e ancora più affascinante del solito, mi riempie di complimenti e mi fa salire in auto. Partiamo ed io non ho la più pallida idea di quale sia la nostra destinazione.........
Il tragitto si rivela non così lungo come mi aspettavo tutto sommato, ma è già buio quando entriamo in un parco attraverso un grande cancello, il viale illuminato ci accompagna all'ingresso di villa Revedin, una villa veneta che accoglie un ristorante rinomato ed un albergo.
Abbiamo un tavolo prenotato e mi viene recapitato un meraviglioso bouquet di fiori. Sono così emozionata che mi tremano le mani e mi luccicano gli occhi. La cena è squisita, tutto è perfetto, arriva anche un violinista al tavolo....non ha lasciato niente al caso. 
La serata è perfetta, ho davanti a me l'uomo che ho scelto tanti anni fa e che risposerei all'istante. Lui mi guarda, c'è un amore così intenso fra di noi che ci ritroviamo con gli occhi pieni di lacrime di gioia. Sono felice, sono la donna più felice della terra, e questa sera non c'è nemmeno un velo di tristezza in me.
Quando siamo pronti a lasciare il tavolo, Claudio mi fa salire uno scalone....ma come, dobbiamo tornare a casa......no, non torneremo a casa stanotte.
Ha prenotato la Suite Imperiale, in camera troviamo lo champagne, un cesto di frutta fresca e trovo pure una mia valigetta preparata a mia insaputa da Stefania, con tutto il necessario, compreso un completo da notte molto molto sexy. Ma pensa un po'!!!
Dopo 25 anni ho la stessa emozione e lo stesso tremore della prima volta che ho amato mio marito. E' una notte indimenticabile, tenera, dolce, appassionata.

Il mattino seguente facciamo colazione e ce ne torniamo felici e contenti al nostro lavoro, io in cucina, Claudio in trattore!


sabato 17 maggio 2014

Scatole impolverate - Pochi mesi, una vita -30

Quando dico che non sono tranquilla per papà un motivo c'è. Quando dico che avevo chiesto alla famiglia di Claudio di riunirci tutti insieme per Natale, un motivo c'era.
E' l'autunno del 1996 quando mamma mi telefona estremamente preoccupata e mi dice che il loro medico di famiglia vuole vedere me e mio fratello, papà ha un problema e il dottore vuole parlare con noi.
Mi precipito a Treviso e con Lorenzo andiamo a sentire quello che ha da dirci il medico.
Papà è sempre stato benissimo, ha sempre tanto lavorato nel suo panificio e dopo aver chiuso e venduto l'attività nel 1986, si è dato ai viaggi con la mamma, godendosi davvero la vita. Non ama sentir parlare di dottori ma la mamma lo aveva convinto a fare un bel check up.......
Il dottor Spinella, dopo aver avuto gli esiti dei vari esami trova che c'è un aneurisma femorale e quando ci chiama è per dirci che papà dovrà essere operato.
Sinceramente io e mio fratello siamo quasi sollevati a questa notizia perché temevamo qualcosa di diverso, un aneurisma si sistema di sicuro.
Papà è tranquillo e non è affatto spaventato. Si fissa il ricovero e l'intervento. 
L'operazione è più lunga del previsto perché il problema si rivela essere più grave.Va comunque tutto bene e papà esce dalla sala operatoria sorridente come sempre ma con una lunga cicatrice che non ci doveva essere.
Lui non si lamenta mai, non suona mai il campanello per gli infermieri e non disturba nessuno, al punto che gli viene una brutta piaga in un gluteo perché lui si tiene i dolori e non avverte nemmeno i medici, brutto testone.....a lui basta aver vicino la sua "Cea", la mamma. Di altro non gli importa.
Quando viene finalmente dimesso è una grande festa per tutti, ma lui è debole, non è del solito spirito insomma.
Come dicevo trascorriamo la vigilia ed il giorno di Natale a casa nostra con mamma e papà e mio fratello con la famiglia. Siamo felici che tutto sia passato ma io ho una brutta sensazione che non mi abbandona mai e che mi fa ricorrere ad un ansiolitico.

L'agriturismo chiude per ferie il mese di gennaio,  il 31 dicembre finiamo col cenone di Capodanno.  
Ai primi di gennaio 1997 decidiamo di andare una settimana in Costa D'Avorio, in uno dei più bei Villaggi Valtur, Les Palatuvier.
Non sono stati facili gli ultimi mesi, Enrico non sta bene e non riesce ad essere felice a scuola, ha crolli di pressione che preoccupano il nostro medico di famiglia e noi, ha problemi agli occhi, a volte ha dei mancamenti. Ovviamente, anche per lui visite ed esami clinici che portano ad una sola parola, "stress".
Papà è stanco, lo vedo giù di tono e l'influenza che lo ha afflitto ultimamente non gli da tregua, antibiotici, medicinali vari e rimedi naturali non hanno sortito nessun effetto. E' debilitato e non riesce a riprendersi completamente. Non è stato nemmeno aiutato da un'emorragia gastrica che lo ha riportato in ospedale in medicina d'urgenza per alcuni giorni e che ci ha spaventati a morte. Nessuno di noi è abituato a vedere papà sofferente, lui che non si lamenta mai.
Io continuo ad avere questa fastidiosa sensazione, c'è qualcosa che non va, ma non so cos'è. So solo che ho il terrore di perderlo.
Sono tanto stressata ed è per questo che Claudio decide di portarmi via per qualche giorno.
Il villaggio è meraviglioso, il cibo è quanto di meglio si possa immaginare, l'animazione notevole e c'è caldo, con un'umidità del 90% ma va bene lo stesso, mi rilasso un pochino e mi diverto anche se purtroppo Claudio si fa male tirando con l'arco e la sua vacanza diventa molto limitata dai dolori al braccio.

Non vedremo mai il colore del cielo per l'umidità eccessiva, ma l'ambiente è magico, il servizio eccellente ed io non voglio pensare, almeno per quei pochi giorni non voglio pensare.
Conosciamo due simpaticissime ragazze della provincia di Venezia, Gabriella e Silvia. Con loro stringiamo una bella amicizia che proseguirà per parecchi anni.
Sette giorni passano in fretta e quando torniamo in Italia atterriamo a Milano, prendiamo il treno fino a San Dona' di Piave dove ci aspetta Enrico.

Come lo scorgiamo sulla pensilina sappiamo che è successo qualcosa. Ovviamente l'ansia da cui mi ero liberata per qualche giorno mi aggredisce di brutto. Lo interroghiamo e lui, che non sa come dircelo, ci butta lì la notizia che si è ritirato da scuola. Questo a gennaio del quinto anno.
Ammutolisco, penso che non ce la posso fare. Claudio ci ragiona un pochino ma non se ne esce....non vuole più tornare a scuola. Vuole andare a lavorare, non regge più né gli orari né la scuola. Negli ultimi due anni si doveva svegliare alle 5.30 per partire e andare in motorino al paese più vicino dove prendeva il primo di due mezzi pubblici che lo avrebbero portato all'istituto di agraria a Oderzo. Tornava a casa la sera col buio e doveva studiare. Tutto questo perché era stata chiusa la scuola che frequentava prima e che aveva un convitto.
Enrico, da quel giorno, si è sempre trovato qualche occupazione, ha  fatto dei corsi specifici su materie che gli interessavano, ha preso vari patentini, e non ha mai rimpianto di aver lasciato la scuola. Amen. (Ora è un professionista del fitness col suo studio)
Dopo una decina di giorni dal nostro ritorno dall'Africa comincio a sentirmi malissimo, nausea e perdita di equilibrio. Che meraviglia, l'antimalarica che avevamo dovuto fare prima di partire fa sentire i suoi effetti e sto veramente tanto male per diversi giorni. E' così che il nostro rapporto con l'Africa termina bruscamente, non prenderò mai più in considerazione nemmeno gli svariati inviti di una cara amica di mamma e papà che ha una bellissima villa in Kenya. Mai più.

Riprendiamo il lavoro a febbraio, feste di carnevale, fine settimana belli pieni di ospiti, grandi soddisfazioni sempre.
Anche mamma e papà vengono a mangiare spesso con tanti loro amici, guardo il papà e lo amo disperatamente, i suoi occhi mi guardano con un amore sconfinato, continuo a dirgli quanto gli voglio bene, lui mi sorride e mi tiene stretta. Ad una festa di carnevale a cui partecipano vedo che non fa ballare la mamma. Non è da lui, insieme sono una coppia bellissima, amano ballare insieme, e solo insieme devo dire.
Un giorno di febbraio vado a Treviso a trovare mamma e papà, entro in casa e lo vedo dal suo posto sul divano alzarsi faticosamente ma col suo meraviglioso sorriso mi accoglie col solito:" Ciao amore!". Lo vedo stanco. Pranziamo e subito dopo si alza e si appoggia allo stipite della porta e guardandomi scuote la testa impercettibilmente......è in quell'esatto momento che io so che perderò mio papà. Vado in panico. Lo bacio e lo saluto perché sta andando a riposare ma lo vedo giallo negli occhi. Va a letto ed io chiamo subito Claudio spaventata, lui mi invita a chiamare immediatamente il medico.
Il mattino seguente Claudio andrà dal dottore a prendere tutto l'incartamento medico e accompagnerà papà al Pronto Soccorso per ricoverarlo. Mamma non poteva andarci perché la piccola Federica era rimasta affidata a loro  (Lorenzo e Barbara erano in viaggio all'estero), ed io dovevo assolutamente cucinare per il fine settimana, bloccata in agriturismo.
Papà verrà ricoverato quel giorno stesso, la stessa sera ci dicono che non ci sarà niente da fare, papà ha un cancro ed è pieno di metastasi. Inoperabile.
In ospedale ci siamo io e mamma.
I giorni seguenti sono un incubo per tutti noi, mio fratello torna col primo volo e cerchiamo di stringerci tutti insieme vicino a papà. Mamma lascia la sua stanza d'ospedale solo per andare a casa a lavarsi e cambiarsi. Troviamo un'umanità ed una sensibilità rara, nell'ospedale di Treviso, c'è Suor Nazarena che si fa in quattro per farci stare al meglio, di giorno e di notte. Papà non è mai solo e ce lo coccoliamo per il tempo che gli resta, 14 giorni esatti dal suo ricovero.
Il ricordo più struggente che ho dei suoi ultimi giorni è di un mattino in cui ero sola con lui, non riusciva più a parlare e quindi con la mano mi indica qualcosa verso la finestra......alla fine capisco che vuole la foto della piccola Federica che Lorenzo gli aveva portato. La prendo, gliela avvicino e con le poche forze rimaste lui la afferra, guarda quel bel visetto paffuto ed io vedo delle lacrime silenziose bagnargli il viso.......oh che strazio nel cuore!
E' venerdì 14 marzo, nel tardo pomeriggio Enrico chiama a casa e mi dice "Mamma corri". Io ero rimasta a casa perché avevo fatto la notte precedente con mamma e Lorenzo e quel venerdì sera abbiamo una festa di laurea con una cinquantina di ospiti. Nel giro di pochi minuti siamo pronti a partire. Claudio chiama  Stefania, le spiega l'emergenza e le lasciamo in carico il lavoro finché qualcuno  tornerà. Lei si prende la responsabilità della gestione della cucina e delle altre coadiuvanti. Che Dio la benedica sempre.
In macchina prego solo di arrivare in tempo, Silvio mi tiene la mano, Claudio guida come un matto per fare presto.
Quando entriamo finalmente in camera di papà è troppo tardi per salutarlo, lui è spirato tra le braccia di mamma che con una ninna nanna lo ha cullato finché è scivolato via dolcemente come era vissuto. Enrico da una parte, Lorenzo dall'altra, lo accarezzano ancora.
Accetto la morte di papà, sono abbastanza intelligente per rendermi conto che ha vissuto la vita che desiderava per 76 anni. Accetto la sua morte perché al piano di sopra c'è il reparto oncologico infantile. Accetto la sua morte perché non cera soluzione. Quello che non accetto è la sua mancanza.
La sua mancanza fa male, stringe lo stomaco in un pugno che non si apre, toglie il fiato. Per mesi annuserò il suo profumo.
Mamma è una grande grande donna. Con una dignità non comune vuole decidere tutto, dalla bara ai fiori alla gestione della cerimonia funebre.
All'ingresso della chiesa i miei ragazzi portano il nonno sulle spalle, lei guarda me e mio fratello e ci invita a togliere gli occhiali neri e raddrizzare le spalle, dobbiamo essere degni di onorare papà con la testa alta.
Questa è la mia mamma. Quella che quando nessuno la vede urla il suo dolore e batte i pugni sul muro, quella che dal primo giorno mi dice che sta bene e non ha bisogno di niente, quella che non indossa il lutto perché il suo lutto è dentro di sé da allora e lei non deve dimostrare niente a nessuno. Solo lei sa quanto è stata amata da suo marito, solo lei sa quanto è stato grande il loro amore e solo lei sa quanto lui le mancherà per sempre.
Mamma da 17 anni parla con lui e continua a condividere con papà ogni momento delle sue giornate.

mercoledì 14 maggio 2014

Scatole impolverate - 1993-1996 - 29

Nel dicembre 1993, un venerdì sera subito prima di Natale, arriva una telefonata. E' mio fratello Lorenzo che chiede di parlare con Claudio. E' una serata lavorativa, con tanti clienti in sala, ed io penso che sia una chiamata per prendere "accordi" per i regali di Natale, eravamo soliti consultarci per gli acquisti natalizi. Siamo molto impegnati col servizio e dopo poco dimentico completamente l'accaduto. Verso l'una di notte andiamo finalmente a dormire ed è in quel momento che Claudio, con tutta la dolcezza di cui è capace, mi prende fra le braccia e mi dice che quella sera la nonna Maria è morta. Mi addormento dopo avergli versato addosso tutte le mie lacrime ed il mio dolore,  e anche il rimorso per non aver avuto nessun sentore di quello che stava succedendo alla mia nonna adorata.
La nonna Maria era la nonna materna, era vissuta con noi dal 1971 da quando era mancato il nonno Carlo. Mi aveva sempre amata moltissimo.
Il Natale del 1993 vede un posto vuoto alla nostra tavola e tanta malinconia.

Nel post precedente intitolato "I Sili Blu", non spiego che cosa significa il nome che abbiamo dato alla nostra creatura, chiedo scusa.....
Dietro il capannone che alloggiava i nostri conigli e ancora prima le vacche da latte, ci sono tre sili (erroneamente detti silos) della Harvestore, contenevano i vari foraggi e granaglie per le vacche di allora. Sono di colore blu e si vedono da chilometri di distanza, decidiamo quindi che il nostro agriturismo si chiamerà I Sili Blu.
Nel 1994, l'anno dei miei 40 anni, il lavoro procede alla grande, siamo felici e propositivi, i clienti riempiono la sala e lasciano i soldi sul tavolo....."pochi, maledetti e subito" dice Claudio. 
L'economia gira, incassiamo spendiamo, e reinvestiamo, la cosa funziona benissimo.


Il 1994 ci vede zii per ben quattro volte! Tre nipoti di sangue, una "acquisita".

La prima nipotina dell'anno è Teresa, sorella di Carolina, figlie di mio cognato Sergio e di Iveta. Nasce il 24 aprile, il giorno prima del mio quarantesimo. Bimba buonissima, dolce come il miele.
Il 20 giugno nasce Chiara Possamai, la nipotina acquisita figlia del mio amico fraterno Toti e di Lucia. Ricordo ancora la telefonata del mio amico, eravamo a cena e lui era talmente fuori di sé che non capivo nemmeno quello che cercava di dirmi.....tutti subito a casa sua, coi suoi fratelli a far festa e brindare tutta la notte!!!
Il 22, due giorni dopo, la MIA prima nipotina, proprio mia, Federica, figlia di mio fratello Lorenzo e di sua moglie Barbara.
Mi sembra ieri......l'emozione e la commozione nel vedere quella frugoletta appena nata, le lacrime che soffocano le parole. Lo stupore di quel miracolo negli occhi dei suoi genitori, il loro orgoglio per aver dato vita a questa creatura, l'amore immediato per questo fagottino rosa. La vita preziosa di una figlia che dipenderà da te......
Federica è una bimba buonissima e dolce. Non fa capricci, fin da piccolissima mangia con estrema attenzione per non sporcarsi, con estrema attenzione comincia a muovere i primi passi, sempre attenta ad avere un appoggio a portata di mano! E' affettuosa e ama farsi coccolare.
A novembre dello stesso anno, il 29 novembre nasce Gaia, la bimba di mia cognata  Serenella  e di Giovanni. Altra grande gioia per tutti! A differenza di Federica, Gaia è vivacissima e inarrestabile, a pochissimi mesi gattona ad una velocità impressionante e comincia a camminare prima dei nove mesi. E' una bambina felice e gioiosa, il suo nome è perfetto!


Primavera 1995, le quattro nipoti con lo zio Claudio!

In alto da sin. Federica e Gaia
In basso da sin. le due sorelline Carolina e Teresa


Io e alcune delle coadiuvanti che si sono succedute negli anni. 
A sinistra Stefania, la figlia di Vittorino, mitica ed inimitabile finché abbiamo avuto la fortuna di averla con noi. Un paio di anni dopo si sposerà e la perderemo, ahimè....vuole avere presto dei bambini e non vuole metterci in difficoltà. Corretta fino all'ultimo giorno.

Sento ancora un grande debito di riconoscenza nei suoi confronti.
Purtroppo, tra loro c'è una persona che vorrei oscurare nella foto, una donna che ha approfittato per anni della mia buona fede.....e mi fermo qui.

Una foto dell'estate 1996, sono anch'io di servizio. dietro di me Stefania.

Oltre a Stefania, Gabriella e Graziella, altre due persone con cui ho avuto il grande piacere di lavorare in quella cucina!
Diventiamo presto conosciuti per alcuni piatti, le zuppe di verdura (che mi procureranno anche un articolo sulla Nuova Venezia con tanto di foto) e le tagliatelle col sugo dell'anatra sono dei must e non possono mai mancare. Poi il nostro semifreddo al caffè ed il caffè speciale di Claudio vengono richiesti da tutti, c'è chi arriva a dire che vengono da noi per il suo caffè, io che passo ore sui fornelli, riconoscente ringrazio.
Sono gli anni del Karaoke, compriamo anche noi tutto il necessario e cominciamo a far cantare gli ospiti dopo cena, cantiamo anche noi e una canzone tira l'altra, e un'altra ancora, finchè i nostri ospiti cominciano a chiederci di cantare per loro, ed è così, pian pianino e senza nemmeno rendercene conto, che ci attrezziamo meglio, con apparecchiature professionali che ci consentono alla fine di fare dei "concertini".

Torniamo alla famiglia. Pur avendo l'agriturismo, ci rifiutiamo di aprire per Natale, vogliamo mantenere solida la tradizione della famiglia unita attorno al tavolo natalizio
E' il Natale del 1995, Federica ha 1 anno e mezzo e riceve tutti i suoi regali con una felicità così esplosiva che ancora ricordo quanto abbiamo riso. Il mio papà, dopo due maschi ormai adulti, ha questa nipotina da coccolare e viziare con un amore infinito, quando è con lei gli occhi gli brillano, credo che facesse tanti progetti per lei......
Tutti insieme, la mia meravigliosa famiglia.


A febbraio del 1996 Claudio ed io ci regaliamo un bellissimo viaggio negli Stati Uniti. Siamo chiusi per ferie e ci prendiamo 17 giorni di vacanza.
Partiamo da Venezia, destinazione Orlando, Florida.
Durante questo viaggio non facciamo foto, ne ho trovata solo una......avevamo la telecamera sempre accesa ed ora ho qualche rimpianto.....Claudio ha trovato alcune foto dal web che utilizzerò.
Quella sopra è una veduta dall'alto di una parte di uno dei parchi divertimento che abbiamo visitato in quei pochi giorni a Orlando.
Da lì abbiamo preso una macchina, decidendo di fare tutto il viaggio sulle quattro ruote, cosa che non si ripeterà mai più! Attraversiamo l'Alabama e ci fermiamo in Mississippi per la notte.

Nel tragitto, a Panama City sul Golfo del Messico, assistiamo in spiaggia ad uno spettacolo incredibile....stormi di gabbiani che si tuffano dal cielo per venirsi a prendere il cibo dalle mani, o quasi, perché io non sono tranquilla e lo lancio per aria per loro. Ricordo perfettamente il senso di libertà, di felicità e di meraviglia che si impadronisce del mio cuore.....rido e grido, gesti liberatori e primordiali, mi sento una bambina in una spiaggia infinita, quasi deserta e mi piace, mi piace, mi piace.
Proseguiamo questo viaggio estenuante fino alla Louisiana, correndo in mezzo a foreste o a zone paludose, finché giungiamo a Slidell al Welcome Center dove, stanchissimi, ci fermiamo per avere qualche indicazione su quale hotel prenotare a New Orleans. Ci viene offerto il caffè con qualche biscottino e nel frattempo due gentilissime signore del Sud ci illustrano le bellezze del loro paese, con la calda ospitalità che contraddistingue la gente degli stati del sud. Con loro consultiamo vari opuscoli finché arriviamo ad una scelta. Alloggeremo all'Avenue Plaza, in St. Charles Avenue, in pieno Garden District, la zona residenziale più vecchia ed elegante della città.
Questa e le seguenti sono ancora immagini prese dal web data la mancanza di foto....
Claudio in macchina ha un senso di orientamento davvero imbarazzante e riesce senza troppa fatica ad entrare in centro a New Orleans. Il nostro è un abbigliamento molto più che informale, d'altronde siamo in macchina da giorni e la comodità è la nostra priorità quindi, arrivando all'hotel e vedendo le limousine parcheggiate fuori, diciamo che non ci sentiamo esattamente a nostro agio. Ma siamo in America, che diamine, siamo sempre noi a farci mille scrupoli e problemi.....nessuno in effetti ci degna di uno sguardo e passiamo al bureau senza incidenti!
Viene chiamato un valletto col suo bel tamburello in testa per prendere i nostri bagagli ed accompagnarci in camera. E' sufficiente questo tragitto per farci sorgere mille dubbi, il prezzo propostoci dalle simpaticissime vecchie signore del Welcome Center non può in nessun modo essere corretto, qui ci lasciamo anche le mutande!!!
Questa foto recuperata dal web mostra la zona giorno della suite che avevamo prenotato ad un prezzo ridicolo (dopo tanti anni Claudio non ricorda se fossero $ 64 o 67 a notte per due persone ovviamente), ma non era proprio così quella che hanno dato a noi. Vi basti sapere che entrando in camera ci blocchiamo a bocca aperta come due allocchi, cucina bianca, tavolo in cristallo e poltroncine in ferro battuto bianco, il resto era più o meno così. La camera è molto spaziosa con un bellissimo letto a baldacchino con biancheria raffinatissima. Il bagno, per fortuna, normale, niente di eccezionale. Quasi quasi mi fa sentire più a mio agio....
Al momento di ripartire nessuno ci fermerà chiedendoci un conguaglio per cui, grande grandissima soddisfazione!
Questo nell'immagine è il famoso Tram che da il titolo ad un famosissimo film "Un tram che si chiama desiderio" del 1951 con Marlon Brando  e Vivien Leigh.

Un esempio di dimora del Garden District.

La famosissima Bourbon Street nel Quartiere Francese. Ed è proprio qui, passeggiando il giorno dopo che ci troviamo in una piazzetta coccolissima con un gazebo sotto il quale ci sono tanti tipici tavolinetti e seggioline in ferro battuto, una vecchia e buffissima signora vestita con un chiodo e con in testa un cappellino alla John Lennon che suona meravigliosamente motivetti jazz e blues, qualcuno che balla intanto che gli avventori seduti mangiano avidamente gamberi di fiume serviti in cestini di bambù. Il profumo che arriva alle nostre narici è inimmaginabile, diventa come il flauto magico che ci attira più vicino, decisi ad assaggiare quella specialità! Purtroppo giro la testa tutt'intorno e quello che vedo mi blocca lo stomaco. C'è un omone di colore che indossa una canottiera dal colore indefinibile che, davanti ad un enorme bancone, cucina i gamberi in questione in due pentoloni, e fin qui andreppe anche bene......il fatto è che in mano ha uno straccio con cui, una volta pulito il banco di marmo su cui ha precedentemente versato i gamberi a scolare, si asciuga il sudore dal viso e poi asciuga pure i gamberi....AHHHHHHH!!!
Mai e poi mai assaggerò quei gamberi dall'aspetto delizioso, assolutamente.
La mattina seguente Claudio fa in modo di ritrovarci sullo stesso tragitto che ci porta alla piazzetta del Gazebo (è anche il nome del bar-ristorante) verso ora di pranzo. Lui mi conosce bene, sa che non salterei un pasto nemmeno sul letto di morte per cui, arrivati lì davanti mi dice:" Senti bella, io qui mi fermo e mangio quei gamberi, tu fai come vuoi". E si accomoda. Non è che mi lasci grandi alternative quindi mi siedo dando le spalle al "cuoco dei gamberi", prenderò un tranquillo sandwich al tonno, che problema c'è...
Arriva Mary, la nostra simpaticissima cameriera che prende le ordinazioni. Nel frattempo tutti, e dico tutti gli altri clienti, stavano silenziosamente gustandosi i gamberi....Mary mi guarda perplessa e dice a Claudio:"Tua moglie prende un sandwich....uhmmmm....convincila ad assaggiare la nostra specialità, ascolta me!" Claudio mi guarda interrogativamente e aspetta, conoscendo la mia forza di carattere di fronte al cibo, ed infatti rispondo:"Ok!" Questa diventerà una delle decisioni più facili e di soddisfazione della mia vita!!! Mi mancava solo di mangiarli ad occhi chiusi, come la cosa più deliziosa al mondo, un'esperienza che mi ha avvicinato a Dio, quasi mistica.....nessuno che non sia stato quell'anno al Gazebo può immaginare.....quello straccio doveva avere un ingrediente davvero portentoso, fatto sta che sono rimasti nella memoria mia e di Claudio! Non serve dire che davo le spalle al bancone e sono stata molto attenta a non guardarmi mai dietro!
New Orleans è unica e ci torneremo.
Da lì riprendiamo l'auto e viaggiamo in senso opposto, tornando in Florida dove ci fermiamo a Naples. Non ricordo quanti hotel abbiamo provato prima di trovare questo che aveva qualche camera libera.

Sinceramente non ricordo il suo nome, era un motel demodè, con un'aria molto vintage, molto anni 50, molto trascurato in qualche modo, ma che ci ha accolto dopo quasi dieci ore di viaggio. Alla fine ci stiamo bene anche se per avere la stanza pulita devi chiederlo e loro sono estremamente gentili e te la puliscono, un po' così insomma....ci fa sorridere.
Nelle nostre vacanze il fattore cibo è sempre molto importante ed infatti a Naples conosciamo un ristorante che ci regala un'altra straordinaria esperienza: una cena a base di ostriche e gamberi crudi da far invidia a qualsiasi sushi bar.
E' sempre in quella zona della Florida che assaggiamo anche l'alligatore fritto! Sì perchè ci avventuriamo anche  nelle Everglades, parco nazionale protetto degli Stati Uniti, dal 1993 iscritto all'Unesco come patrimonio in pericolo di estinzione.
Lungo la strada gli alligatori passeggiano indisturbati a decine, fanno un certo effetto....
Arrivati a Everglade's City saliamo su di una airboat e facciamo un meraviglioso ed istruttivo giro nelle paludi. Ad ogni fermata nella palude delle Ten Thousand Islands ci vengono incontro gli opossum, abituati ai turisti e golosissimi di marshmallows, arrivano a salire sulla barca! abbiamo la possibilità di avvistare maestosi aironi ed impressionanti alligatori, e anche la fortuna di vedere le manatees, esemplari rarissimi di un mammifero acquatico, un tipo di tricheco con la coda rotonda, dai movimenti lentissimi, che vive soltanto in quella zona degli Stati Uniti.
Girando in mezzo alle mangrovie ci immergiamo in un ambiente selvaggio e lontano dal nostro tempo,....... sentiamo i passi degli antichi popoli pellerossa muoversi tra quelle paludi inospitali, sentiamo i loro canti innalzarsi in cielo, annusiamo odori di fuochi antichi......e ci rendiamo conto dello scempio perpetrato ai danni di un popolo così antico ed orgoglioso. E' una giornata che ci lascia con molte perplessità.
Alla fine dei 17 giorni di vacanza prendiamo un volo  da Miami e torniamo al lavoro, carichi come una molla ben oliata e pronti a ripartire.
L'unica foto che Claudio mi ha scattato nel parco del quartiere francese a New Orleans.
Un momento di tenerezza. 
Estate del 1996, il nostro terrazzo.
Quanto amiamo starcene qui e guardare il nostro giardino ed il nostro progetto che si evolve piano piano......
Verso la fine dell'anno mi assale una grande ed inspiegabile ansia. So nel mio cuore che succederà qualcosa al mio papà. Non me lo spiego ma lo so. Lui sta bene, con mamma viaggiano moltissimo e per gennaio hanno in programma un altro viaggio in Kenia, paese che li ha stregati.
Io ho questo groppo in gola.....
A dicembre chiedo, per la prima ed ultima volta nella mia vita, a tutta la famiglia di Claudio di trascorrere tutti insieme le feste di Natale. Non voglio stare con loro la Vigilia e con i miei il giorno di Natale. Invito tutti a casa nostra per una grande riunione familiare, saremmo in 18, ma con la sala libera dell'agriturismo c'è posto per tutti. Mi offro di cucinare tutto io, non chiedo niente a nessuno.
Il nostro invito non viene accettato.
Non so se ho specificato prima che, d'accordo con Claudio ed i ragazzi, avevamo deciso che non avremmo mai lavorato per Natale nonostante le infinite richieste di prenotazioni, per noi è un momento magico e unico per la famiglia. Nostro soltanto.
Si rompe così nuovamente un equilibrio precario che manteniamo con i genitori di Claudio fra alti e bassi, come le maree, per lunghissimi anni..... e il Natale del 1996 ci vedrà solo con la mia famiglia.