sabato 26 aprile 2014

Scatole impolverate - 1989/1991 Benvenuti al Sud - 24

E' così, ogni volta che penso che siamo felici e lavoriamo con soddisfazione per il nostro futuro, il destino bussa alla nostra porta.....Toc toc...


Primi mesi del 1989.....
da quando abbiamo l'allevamento Claudio è estremamente attento all'igiene e al benessere degli animali, chi entra deve disinfettarsi i piedi e possibilmente indossare dei soprascarpe.
C'è una malattia, la mixomatosi, che può decimare un allevamento nel giro di poche settimane. Intorno al nostro capannone ci sono tante famiglie che hanno l'orto, qualche gallina, anatre e conigli. 
La mixomatosi viene trasmessa tramite zanzare e moscerini e Claudio, preoccupato da voci insistenti sulla presenza della malattia in zona, si offre di vaccinare gratuitamente tutti i conigli di queste persone. Alcune ringraziano e accettano, altri ringraziano ma rifiutano.
E' così che la mixomatosi entra da noi e colpisce i nostri animali.
Quando un coniglio si ammala di mixomatosi, comincia ad avere problemi di respirazione, lacrimazione agli occhi, e in pochi giorni muore.
I conigli ammalati possono essere venduti e possono essere consumati con la massima sicurezza.
Noi decidiamo di non farlo per una nostra correttezza etica ed è così che ci suicidiamo economicamente.
Ogni giorno escono dal capannone carretti pieni di cadaveri, noi siamo disperati perché anni di lavoro stanno svanendo nel peggiore dei modi e non c'è niente che possiamo fare.
Assistiamo impotenti.
Nel giro di poco tempo il capannone che conteneva 15.000 animali resta desolatamente deserto.

E ora? Non abbiamo più un reddito, non c'è più un lavoro, non c'è più niente, solo lacrime.
A Claudio viene proposto un posto a Lecce, come responsabile di un allevamento di pecore e capre con caseificio.
Lui parte.
Noi restiamo a Jesolo.
Per un paio di mesi resistiamo ma i ragazzi vogliono il loro papà e io e lui non ce la facciamo, non possiamo vivere separati, anche se lui viene a casa un fine settimana ogni due. Non ci basta.  Così riempiamo un altro camion con tutti i nostri mobili, chiudiamo a chiave la casa di Jesolo e ripartiamo un'altra volta.....è metà giugno, la scuola è appena finita.
Mamma e papà decidono di partire con noi per darci un aiuto col trasloco e per stare un po' con noi (e tenermi un po' la mano).
Partiamo alle 6.00 una mattina, senza nemmeno un caffè perché non c'è più una cucina, ci fermiamo al primo autogrill prima di entrare in autostrada.
Claudio guida la sua Volvo e con lui viaggiano Silvio e mio papà. Io guido la mia Ritmo e con me ci sono mamma ed Enrico.
Scendiamo tutti per una colazione veloce. Io e mamma, senza motivo, lasciamo le borse nella macchina stracarica di bagagli, chiusa a chiave ovviamente. Claudio prende solo un caffè ed è fuori nel giro di pochissimi minuti, ha le macchine davanti agli occhi, parcheggiate di fronte alla porta dell'autogrill. Nel parcheggio solo un paio di camion e due o tre altre  macchine.....
Dopo aver fatto la nostra colazione torniamo alle auto e mamma trova per terra un suo fazzoletto, lo raccoglie, non capisce. Il tempo di salire e ci rendiamo conto che sono sparite le nostre borse, borsoni da mare. Mamma aveva tutti i suoi gioielli dentro, oggetti di gran valore, una vita di ricordi.
E' un momento che tendo a rimuovere per il grande senso di colpa che mi sento ancora addosso. 
Mamma che piange senza sosta e papà che la coccola e la consola, i carabinieri che non arrivano perché è troppo presto, fino alle 8.00 non ci sono. Io sono furiosa con me stessa e con i farabutti che ci hanno scassinato la macchina e anche col 112 che non c'è.
Facciamo alla fine la denuncia, i bambini dicono di essersi accorti di un tizio che camminava lì intorno, gli fanno vedere le foto segnaletiche, tutti e due riconoscono un personaggio e quindi i carabinieri a quel punto sanno chi è stato, zingari, sono stati i rom. Non si può fare niente, gli agenti non possono entrare nel loro accampamento se non c'è la flagranza  di reato.
W l'Italia. Non ritroveremo mai niente.
A Lecce Claudio aveva trovato un bellissimo appartamento a due passi dal centro.
Lecce e' una città splendida, barocca, elegante. Le persone sono disponibili e desiderose di farci sentire a nostro agio, sono meravigliose.
Facciamo amicizia con Carletto, proprietario di un piccolo bar in Piazzetta Partigiani, a due passi da casa. Il suo locale diventa meta fissa per il caffè e per qualche gelato. Proprio da Carletto, una domenica mattina, Claudio inavvertitamente spinge un avventore che stava sorseggiando la sua birra. La birra gli si rovescia addosso e così, fra mille scuse e strette di mano, Claudio fa la conoscenza di Charlie Sperling, un americano in vacanza a Lecce dove vive sua figlia.
Nel giro di pochi giorni incontro anch'io Charlie e sua figlia Yasmine, che diventerà la mia amica del cuore. La sua amicizia è un dono del cielo, scopro delle affinità impensabili con questa giovane donna bellissima, in pochissimo tempo so di aver trovato un tesoro raro. Passiamo ore a chiacchierare, a raccontarci le nostre vite, a confidarci i sentimenti più profondi e segreti, ci consoliamo a vicenda quando qualcosa ci turba e arriviamo al punto di percepire se una di noi ha bisogno di parlare....una forma di telepatia davvero notevole la nostra!
In pochissimo tempo  tutti e quattro ci adattiamo alla nostra nuova vita, i ragazzi sono iscritti a scuola e cominceranno il nuovo anno qui il prossimo settembre. 
Ho la mia macchina e imparo presto a muovermi, ci sono spiagge fantastiche dove passiamo giornate spensierate 
Scorcio di Locorotondo

Alberobello
A maggio del 1990 si sposa mio fratello e torniamo per qualche giorno a Treviso per il matrimonio. Della serie......come cambiano le mode!

E di nuovo in viaggio per la Puglia!
In questa foto Silvio allatta due caprette in azienda, nella foto sopra due operai sono  con le pecore in lattazione.
Silvio frequenta il liceo scientifico  Banzi   ed è sempre più convinto di voler fare il veterinario, si diverte a seguire Claudio in azienda e ad aiutare.
A settembre dello stesso anno, senza alcun preavviso, il proprietario dell'azienda casearia che Claudio dirige, vende la stessa.

Il nuovo proprietà la gestirà da solo.

Ci ritroviamo con un'ottima buonuscita e senza lavoro, ancora una volta.

Siamo a Lecce da poco più di un anno.

Rifacciamo i bagagli, disfiamo gli armadi ed i mobili, riempiamo un altro camion, si torna a Jesolo.

La cosa più dura e triste per me è lasciare Yasmine, piangiamo per giorni ma poi l'addio è inevitabile. 
Una foto che non le fa onore ma è di quei giorni ed è anche l'unica che ho.....


I traslochi nella mia vita sono una costante, ad un certo punto smetto di contarli.

Il rientro a Jesolo non è dei più felici, siamo abbastanza allo sbando nel senso che non sappiamo cosa fare, di sicuro intanto abbiamo la nostra bella casa da risistemare e i ragazzi da spostare di scuola, poveretti.....
Enrico frequenta la terza media a San Donà di Piave. Diciamo che non è nato con il sacro fuoco per lo studio e non ha ancora deciso dove andrà dopo le medie.
La vigilia di Natale 1990 siamo a casa dei genitori di Claudio
La nostra tavola di Natale 1990 con la mia famiglia.


31-12-1990 il nostro Capodanno con gli amici e con mamma e papà. Ci sono Graziano e Donatella, Yasmine, Nabil e Farida.
Qui ancora con Yasmine, Farida e Lauren, la figlia della mia amica.
E' importante questa foto perché mostra com'è nel 90 "casa nostra".
E' importante anche perché quando penso a come l'abbiamo lasciata nel 2003 non posso non sentirmi orgogliosa per quanto siamo riusciti a fare con tanta fatica e tanti sacrifici.
L'esterno è dunque questo. Il portone di legno è quello che portava al capannone dei conigli. Il nostro appartamento è però a sinistra del portone e non si vede..........uno schifo vero?
Devo dire che l'interno fa a pugni con quello che si vede qui.

Claudio nel frattempo ha cominciato a produrre ortaggi in una piccola parte dell'azienda agricola di famiglia. E' un lavoro duro, dicono bene i contadini, la terra è bassa.
Compriamo una trapiantatrice, Claudio la guida, ed io con il fedele Elio sediamo dietro con i plateaux di piantine e infiliamo le stesse nei coni di metallo che, uno dopo l'altro, fanno scivolare le piantine nei fori già preparati. Anche i ragazzi fanno la loro parte e spesso aiutano il loro papà.
Quando comincia la produzione in primavera avanzata, il lavoro diventa molto più pesante. Assumiamo una donna magrebina e suo fratello che ci aiuteranno fino a quando mi accorgo che uno dei congelatori che era pieno di carne improvvisamente si svuota per più di un terzo.

Come per magia non trovo più le costate, il roastbeef ed il filetto......non manca però tutta la carne da brodo..... Purtroppo ho le prove di chi si è approfittato della nostra totale fiducia.
Però ci sono sempre Elio e Isetta, il nostro zoccolo duro!
Tre/quattro volte la settimana Claudio parte con un vecchio furgone dell'azienda e va a Trieste ai mercati generali. Parte all'alba e porta a vendere gli ortaggi. Poi lavora i suoi campi coltivati.
Io da parte mia scendo alle prime luci del giorno con gli operai a tagliare campi di cavolfiori, raccogliere peperoni, melanzane, pomodori e nemmeno ricordo più che altro.
Le verdure poi vanno messe nelle cassette di legno e caricate sul furgone....e via così. A questo periodo debbo i miei dolori che mi fanno ancora buona compagnia!
Abbiamo una piccola pergola in giardino, è la prima di altre che verranno sempre più belle, ma per ora ci basta per qualche picnic in famiglia.


Una domenica usciamo a pranzo, andiamo in un agriturismo in provincia di Treviso, siamo coi miei e c'è mio fratello con noi. Si parla del lavoro, non è né facile né estremamente redditizio con gli ortaggi, proprio in primavera avevamo perso tutte le piantine di cavolfiori e tutta l'insalata per le piogge torrenziali che c'erano state. E' così, chiacchierando, che Lorenzo ci dice :" Ma voi perché non aprite un agriturismo con tutto il posto che c'è in capannone?"
Lì per lì restiamo un po' perplessi ma poi cominciamo a pensarci.....il posto e lo spazio  non mancano, io me la cavo in cucina al punto che anche quando stavamo in California gli amici continuavano a chiederci perché non aprissimo un ristorante, alleviamo già un sacco di animali da cortile per le nostre famiglie, ortaggi non parliamone.......c'è davvero da rifletterci.
Sotto il nostro appartamento c'e una grande stanza, ex sala di mungitura della ex stalla. Lì noi ci stiamo costruendo la taverna. Claudio si arrangia a fare sia l'impianto elettrico che  quello idraulico, sta mettendo tutte le perline sui muri e sta attaccando tutti i pensili della cucina che avevamo preso per la casa di Lecce. C'è anche un bagno preesistente.
Perché no dunque?



2 commenti:

  1. Mi chiedo quante cose sapete fare. Tante quanti sono stati i traslochi e anche di più. E niente vi ferma. E avete sempre energie per ricominciare. Lo scriverai nel tuo libro, vero?

    RispondiElimina
  2. il bello della tua famiglia e' che siete molto uniti e non vi siete mai arresi davanti anessuna cosa. e' bellissimo e tuo marito e' un vero tuttofare

    RispondiElimina