giovedì 6 marzo 2014

Sognando la California 11

Verso la fine della stessa estate scoppia una bomba. Viene offerta a Claudio un'opportunità di lavoro all'estero, parliamo della California.....c'è poco, pochissimo tempo per decidere, prendere o lasciare.
Vivo da cani questo momento, ho 24 anni, due bambini e nessuna voglia di andarmene dall'altra parte del mondo, non voglio staccarmi dalla mia famiglia di origine e vado in panico totale.
Ricordo giorni di lacrime, di odio intenso verso chi ci spingeva a partire, primo fra tutti Claudio che la vede come una possibilità di crescita professionale non indifferente. Arrivo a fare scene isteriche che non mi appartengono e che detesto, ma è più forte di me, non voglio partire, punto.
Ad agosto Claudio parte per dieci giorni, va a dare un'occhiata, torna felice.....potrei ucciderlo.
Arriviamo ad un compromesso,  parte da solo per una prova di tre mesi poi si decide che cosa fare. E' settembre.
Vederlo partire mi spezza il cuore, mi trasferisco dai miei per un po' almeno ho compagnia, ma non sopporto la lontananza. Quando è possibile ci si sente al telefono, non è facile nemmeno per lui. Ci scriviamo una lettera al giorno e cerchiamo di tirare avanti senza farci troppo del male.
Io ho gli amici che mi vengono a trovare e bene o male arriva ottobre, porto i bambini dai miei e parto con mio suocero per la California. Almeno spezziamo i tre mesi!
Quei quindici giorni sono una vera rivelazione ed io mi innamoro perdutamente di una delle città più violente degli Stati Uniti d'America, Stockton.
Mi innamoro dei parchi pubblici, degli scoiattoli che ti si siedono davanti e ti chiedono una nocciolina, degli uccelli blu che volano da un albero all'altro, delle persone che incontro che si fanno in quattro per aiutarmi col mio inglese scolastico, così mi rendo anche conto che otto anni di studio non mi sono serviti a niente....che poi non è vero perché, piano piano, tutta la grammatica tornerà alla mente e farà la differenza!
Claudio cerca di farmi vedere quanto può senza tralasciare il lavoro che sta affrontando, mi presenta una famiglia italo americana, i Lucchesi, anch'essi agricoltori. (Nessuno di loro parla italiano se non il nonno che poi è quello che capisco di meno). Con pazienza ed affetto, Elsie mi fa compagnia e mi porta in giro per le zone residenziali della città per farmi vedere un po' di case.
Claudio deve dirigere una grossa azienda agricola di circa 500   ettari, si tratta di un'isola nel delta del fiume San Joaquin. E' a circa mezz'ora di macchina dalla città, poi si prende il motoscafo per altri 10, 15 minuti per arrivarci.
E' un paradiso terrestre anche se selvaggio, c'è una casetta verde vecchissima con un albero enorme, centenario che fa ombra......ci sono pernici, scoiattoli, castori, opossum e quei coniglietti con la coda a pom pom,...insomma un posto da film!
In due settimane di permanenza scrivo tante lettere a casa, incredula per l'impatto avuto con questa terra così lontana, ma rasserenata e quasi impaziente di cominciare la nuova avventura.
Torno in Italia serena nonostante Claudio debba rimanere lì fino alla fine dei tre mesi.
Verso fine gennaio 1979, con una decina di valigie, due bambini e tanta confusione euforica, partiamo tutti alla volta della California.

La mia prima visita a San Francisco

Febbraio 1979, Silvio ed Enrico

E' l' 8 aprile 1979 e si battezza Fabrizio Sasso, noi siamo i padrini.
Fabrizio è il fratellino di Max, compagno di scuola di Silvio. I genitori sono due ragazzi di origine italiana, Mariagrazia e Marino che ci "adottano" da subito, al punto di chiederci di tenere a battesimo il loro secondo bimbo!
Silvio frequenta la scuola del nostro quartiere, in brevissimo tempo fa sua la nuova lingua, gli piace la scuola ed i suoi risultati scolastici ci sorprendono non poco.
Tentiamo di iscrivere Enrico all'asilo ma è troppo piccino, aspettiamo....


Da casa mi arrivano lettere e foto....mamma, papà, Lorenzo e Pablo. Ci mandiamo vicendevolmente anche audio cassette che ci riempiono di gioia e di nostalgia.
Le telefonate sono settimanali, la domenica.
Decido di trovarmi un lavoro perché sono sempre a casa sola ed il mio inglese non fa progressi....
Ricordo con un sorriso il panico che mi prendeva nei primi mesi ogni volta che suonava il telefono, erano sempre chiamate di lavoro per Claudio, fornitori o clienti o tecnici.....comunque un incubo.
Prepariamo un CV e con la mia macchina parto e vado in vari centri commerciali a consegnarli.

Arriva l'estate e finalmente mamma e papà vengono a trovarci per un mese. Nel frattempo facciamo tante amicizie, i nostri amici hanno bambini della stessa età dei nostri, i fine settimana diventano feste, pic nic nei parchi, brunches, cene. Mi sembra di essere sempre vissuta lì.....

Questa è una spiaggetta dell'isola, l'acqua torbida è quella del fiume navigabile San Joaquin, ci passano navi enormi e noi ci facciamo il bagno col nostro alano Luno! In questa foto c'è anche Mirtle, la moglie di uno dei lavoranti agricoli, vivono in una casa sull'isola con gli altri operai. Ricordo la sua dolcezza coi nostri bambini.
Durante l'estate molti motoscafi e house-boats attraccano vicino alle nostre spiaggette, i gitanti scendono coi cesti di vivande, alcuni preparano il fuoco per cucinare pollo, salsicce, hamburgers sulle braci, e un profumino appetitoso si spande sull'isola. E' a quel punto che il nostro cane sparisce per tornare poi con qualche bel pezzo di carne in bocca, una volta con un pollo intero.
Per nostra fortuna l'ha sempre scampata, e noi con lui!

Oltre ad essere un ladro di cibo, Luno è un ottimo babysitter e non lascia mai i bambini soli in acqua se non c'è un adulto....se io e mamma ci sediamo lui ci spinge col muso finché entriamo in acqua!

Qui siamo a Big Trees, un parco di sequoie di dimensioni impressionanti, con Max.

Il basket è il grande amore dei nostri bambini, lo è tuttora.
Enrico comincia a frequentare prima un asilo poi un altro, lo cacciano perché è troppo prepotente, vuole essere il boss. Lo sistemiamo presso una signora carinissima che ha un Daycare a casa sua, e finalmente è contento e sta tranquillo.
Una mattina di ottobre ricevo la telefonata di Mr. Bingham che ha un magazzino in città, mi chiama per un colloquio. Emozionata vado, vista e piaciuta, nonostante le mie difficoltà con la lingua vengo assunta! Mi trovo a lavorare per il vescovo mormone della città, Mr. Bingham appunto. Sono l'unica cattolica fra tutti i suoi dipendenti ma Natale si avvicina e hanno bisogno di personale extra per il periodo delle feste.
Mi danno un grembiule marrone coi bottoni davanti, orrendo ma così orrendo che mi lascia senza parole, del resto lo indossano tutte/i, mica posso lamentarmi! Sono forse la più giovane, lavoro fianco a fianco con persone meravigliose e scopro dopo qualche giorno che non dicono parolacce, non usano anticoncezionali, non bevono e pregano tanto. Io dico un sacco di parolacce, uso anticoncezionali, non prego, non bevo ma mi diverto un sacco!
Mi rendo conto che mi guardano con affettuosa curiosità ma non mi giudicano, mi aiutano in ogni momento di difficoltà (e ne ho tantissimi dato l'afflusso di clienti!) e mai una sola volta si arrabbiano per i miei errori. Sarò loro riconoscente per tutta la vita perché con loro riprendo l'uso dell'inglese con una pronuncia accettabile e imparo un sacco di cose sulla vendita al dettaglio.
Dopo le feste mi chiedono di restare con loro, ne sono felice, ma non so ancora che cosa c'è in serbo per me......




6 commenti:

  1. ...che meraviglia Giancarla..,foto splendide, i colori tipo istagram, mentre sono decisamente recenti di grafica, tutto il tuo post ha colori d'amore e ricordi!!! Bacioni tantissimi. Kiss. NI

    RispondiElimina
  2. ah Giancarla che vita da romanzo la tua ....un romanzo neorealista italiano ovviamente non quello con tutte rose e fiori ma hai e stai avendo una vita che vale la pena di esser vissuta! un bacio...p.s. un po' t'invidio :-)

    RispondiElimina
  3. Cara Giancarla, i tuoi lunghi post, sono fantastici, sentire che hai dei ricordi che sono indelebili dentro di te.
    Come tu ti sei innamorata degli stati Uniti d'America! Sappi che io mi sono innamorato dei tuoi racconti!!!
    Buona giornata cara amica, oggi abbiamo un bellissimo sole.
    Tomaso

    RispondiElimina
  4. questa non me la sarei mai aspettata!! ma che vita entusiasmante!! e con quanta naturalezza dici che ... avresti ucciso tuo marito per questa scelta di vita, nonostante lo amassi molto.
    io non avrei avuto problemi a spostarmi, desideravo da sempre potermi trasferire da qualche parte del mondo, anche perche' dove c'e' famiglia e chi ami.. c'e' casa

    RispondiElimina
  5. Anche gli Sates, caspita!! Ormai attendo ogni puntata con impazienza :o) Nella foto sulla sdraio sembri la sorella dei tuoi bimbi

    RispondiElimina
  6. Giancarla sei meglio di qualsiasi famosa serie televisiva.... non mi perdo una puntata! Grandiosa!

    RispondiElimina