venerdì 14 marzo 2014

Scatole impolverate - La mia California 12

Sono felice perchè Mr. Bingham è  soddisfatto del mio lavoro e mi sto facendo piacere anche l'orrido grembiule marrone.
I bambini sono ben accuditi durante le mie ore di lavoro e comincio a dare un senso compiuto alla mia vita americana.
In quel periodo sono un'assidua frequentatrice di Weinstock's, un Mall elegante con negozi di una certa levatura. Vado lì, al reparto cosmetici, e faccio spese notevoli di prodotti che poi spedisco a mia mamma e a mia suocera, visto che il cambio Lira-Dollaro è favorevolissimo e quindi estremamente conveniente. La commessa che mi serve sempre, Pat Dunn è diventata ormai un'amica e mi riempie di omaggi ........così siamo tutti contenti!
E' un pomeriggio di gennaio del 1980, sono al lavoro quando mi trovo davanti Pat Dunn, mi guarda sbigottita e mi chiede :" Ma che cosa diavolo ci fa una come te in un posto del genere?" 
Le rispondo un po' dispiaciuta per la sua domanda che lì io ci lavoro. Al che lei mi guarda e mi chiede se non preferirei lavorare nel suo reparto.......resto senza parole.....so che è praticamente impossibile lavorare nel reparto cosmetici di Weinstock's se non sei altamente qualificata, so che è il sogno di tutte le giovani donne che vogliono fare la commessa, so che ho già portato due volte il mio CV all'ufficio del personale, so che nessuno mi ha mai filato di striscio. 
Ovviamente le rispondo con un entusiastico "Magari!!!" e ci salutiamo con la promessa da parte sua di farsi viva da lì a qualche giorno.
Quel giorno arriva, torna al magazzino e mi da appuntamento con la manager del reparto cosmetici che mi vuole incontrare e conoscere.
Ricordo come fosse ora l'incontro con Mabel, una donna raffinata, elegante, severa e di una professionalità da paura. Mi intervista e le piaccio, si innamora del mio strano accento e pensa che potrebbe essermi utilissimo con le clienti. 
Mi viene proposto un'assunzione part time previo un breve periodo di prova. Vengo presentata alla responsabile della linea Lancome, un'anziana dolcissima signora.
 Devo però innanzitutto chiarire la mia posizione con chi mi ha dato fiducia ed un lavoro, Mr. Bingham. La nuova possibilità mi alletta non poco ma mi reputo una persona per bene, voglio il suo benestare, sennò amen.
Quando dico che mi resteranno per sempre nel cuore quei mormoni, non è tanto per dire. Difficilmente ho incontrato un gruppo di persone così buone e generose. Io sono imbarazzata ma lui mi abbraccia e mi dice che non posso perdere un'occasione del genere. Lo annuncia a tutti e vengo sommersa da complimenti e lacrime.....anche le mie.
Sono pronta per il nuovo lavoro.
Claudio mi è come sempre di grande sostegno e incoraggiamento, io sono spaventatissima perché dell'aspetto tecnico di creme e profumi non ne so niente, ma niente proprio. Mi riempiono di libri e opuscoli, di campioni di creme Lancome con rispettive descrizioni e mi dicono studia che poi ci pensiamo noi. Io studio, va bene, me la cavo pure, mi danno come orario il serale con meno dipendenti ai banchi vendita, ma con meno afflusso di clienti, così intanto imparo con più calma....ne combino di tutti i colori.....ho sempre chi mi affianca ma a volte mi devo arrangiare, potrei scrivere un libro di aneddoti sui miei errori con l' inglese. Fortunatamente nessuno si arrabbia e piano piano le cose si sistemano. Vado a fare il mio primo corso di aggiornamento a San Francisco, dal venerdì alla domenica. L'albergo è il Fairmont, a Nob Hill......lo avevo visto solo nei film  e lo rivedrò solo ad un altro corso, e se racconto le cose che ho visto nessuno ci crederebbe.......ero in paradiso, servita e riverita come una principessa ,con  colleghe provenienti anche da altre città.
Divento sicura e piuttosto brava nella vendita della mia linea e anche di altre. Piaccio alle clienti, alle colleghe (quasi tutte), stringo amicizie importanti che durano tuttora, e soprattutto piaccio alla mia manager che ha su di me potere di vita o di morte.



In divisa alla mia postazione

La divisa del reparto consisteva in giacca bianca, pantaloni neri e camicetta di vari colori che cambiavano secondo il periodo dell'anno o le varie festività

Il 1° marzo 1980 Claudio compie 30 anni e festeggiamo con gli amici più cari



Chissà chi si riconosce in queste foto....purtroppo ci sono amici che ci hanno lasciato troppo giovani e troppo cari, ma si sa, la vita non regala mica tanto alla fine......a qualcuno meno di altri.....

Solo alcuni degli amichetti dei nostri bambini, Dana, Jana, Max, Todd e Steven, a cui Enrico qualche tempo dopo, farà la pipì addosso, "perchè è troppo stupido" sarà la sua giustificazione.....

A casa dei carissimi amici Loise e Vittorio Abatecola in campagna

Il mio piccolo teppista compie 3 anni, è il 13 aprile 1980

Silvio con l'inseparabile amico Max

Giugno 1980 a Medford . Enrico in trattore con la casetta dell'isola dietro e Silvio con il fedele Luno.

Siamo d'estate e partecipiamo ad una festa a casa di amici. C'è la piscina e tutti facciamo il bagno. Un amico medico prende Enrico in braccio e mi chiede che cosa gli fosse successo alla gamba. Effettivamente vedo un rigonfiamento sulla tibia ma, abituata alle cadute di Enrico con relativi lividi e a volte punti, non ci avevo dato troppo peso. Lui lo palpa, lo controlla e mi invita ad andare a fare dei raggi in ospedale il giorno seguente. Comincio ad impensierirmi.
Vado dal pediatra il quale mi fa una richiesta per dei raggi d'urgenza e mi manda in ospedale. Prendo i miei bimbi e vado col cuore che batte a mille. Claudio è sull'isola e non posso contattarlo, lì non c'è il telefono, dovrei chiamarlo al cercapersone e lui dovrebbe prendere il motoscafo, raggiungere la terraferma, andare alla tavola calda che è sull'argine e chiamarmi.....ci vuole troppo tempo, vado e prego.
Per fare i raggi alla gambetta di Enrico ci vogliono tre persone, strilla come un'aquila, non vuol farsi toccare da nessuno, odia i dottori. Alla fine, dopo una lunga attesa mi chiama il medico e mi dice che, tra le ipotesi da valutare, c'è la possibilità che sia un sarcoma, un tumore. Non riescono a capire se il bozzo sia sull'osso o se sia una ciste che si è attaccata. Si deve operare.
Esco come una zombie, Enrico è piccino e si addormenta in macchina sfinito dal tanto piangere ma Silvio è abbastanza grande per capire che c'è un problema e, col candore di un angelo mi chiede se suo fratello morirà.
Arrivo a casa e mi attacco al telefono appena l'orario permette, chiamo l'Italia, il mio caro amico Ceccarelli, pediatra dei bambini. Mi ascolta e mi invita a tornare in Italia, porteremo Enrico a Padova.
Nel giro di due giorni è tutto organizzato e parto coi piccoli. Claudio è bloccato dal lavoro, ci raggiungerà non appena possibile.
Non avessi avuto la mia famiglia vicino sarei morta dalla paura e dall'ansia. Mio fratello viene con me a Padova e sta con noi. Ho ancora davanti agli occhi il mio piccino a manina con un infermiere che lo porta "a gonfiare un palloncino"....lui lo segue fiducioso verso la sala operatoria col suo pigiamino blu.






4 commenti:

  1. Cara Giancarla, lo sai che ho letto due volte di seguito questo bellissimo post!
    Lo ho voluto bene memorizzare per immaginarti in quei l'ontani momenti, di come era la tua vita...
    Pai le foto sembrano che parlino ed io non finisco miâi di ascoltarle.
    Buon fine settimana cara amica, un abbraccio forte e sentito.
    Tomaso

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  2. che vita intensa, e chissa' quale spavento e terrore in quei momenti

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  3. L'esperienza Californiana..Mi rico di quando me ne avevi parlato..Leggerla però che emozione! Al banco vendite eri bellissima, lo sei ancora adesso..lo eri anche il primo giorno che ti ho conosciuta! No no..non sono una tua innamorata! Ahahah ma sei sempre stata una bellissima signora, mamma nonna e moglie! Beh difficile dire nonna anche se Margherita r ai è grande! Sai che cosa mi ha fatto proprio ridere?? La frase in cui dici " cosí siamo contenti tutti!".. Mi sembra di averti d fronte quando la dici..è proprio tua..nel senso che mi capita di sentirtela dire ma anche perchè ti appartiene proprio. Hai la capacità e comunque la voglia di farli sempre felici tutti. Che sia la tua famiglia che gli amici. io sto bene quando mi parli tu... Come diremmo noi " a ga sempre 'na vona paroea par tutti"... Beh io aggiungerei anche.." A gà sempre calcossa de pronto in toea par tutti" ahahah! Sarei bella ciocciotta solo al pensiero di cosa mi proponi quando sai che sono a casa senza viveri! Bello leggerti Giancky

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  4. Diciamo che non sei fatta mancar niente sia in positivo che in negativo! Questi racconti mi emozionano sempre di più. Facevi un figurone allo stand della Lancome :o)

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